Un Giro da guerra e turisti

Giro d’Italia 2018 EILAT

EILAT. La terza tappa ed ultima tappa d’Israele si svolge in terra di Abramo, i “girini” sono diretti alle gole di Salomone, più o meno, perché sono a qualche chilometro dal traguardo di Eilat, la piccola Miami del Mar Rosso, rovinata dal pacchiano gusto architettonico dei ricchi emigrati russi, che qui la fanno da padroni. Così siamo passati dai mistici tormenti di Gerusalemme all’epopea di Exodus che Haifa (sede di partenza della seconda tappa) ha riesumato per i 70 anni della nascita di Israele; abbiamo lasciato la laica e postmoderna Tel Aviv, dove la bicicletta è pratica chic ed Elia Viviani ha trionfato; eccoci pronti al via di Be’er Sheba che vuol dire “il pozzo del giuramento”, simboleggia cioè la parola divina. La Bibbia incombe ovunque. Il deserto del Negev la sublima. Ma se qui è festa, alla Striscia di Gaza è tragedia: due palestinesi ieri mattina hanno tentato di varcare il confine, l’esercito israeliano li ha uccisi. Ascolto la notizia da Radio Darom che copre Be’er Sheva e il Negev. E che un paio di minuti dopo parla del Giro.

E’ qualcosa di schizofrenico: nello stesso Paese, a poche decine di chilometri di distanza dal reticolato che separa la Striscia da Israele dove si muore come in guerra, si preparano battaglie a pedali, ma con ben altro significato: almeno nelle intenzioni proclamate dagli organizzatori, il Giro dovrebbe essere corsa di pace. Giro Shalom, nel significato più autentico di pace-dono.

E tuttavia, qualche giorno fa un cecchino dell’esercito israeliano ha ferito un ragazzo di ventun anni. Era in sella sulla sua bici da corsa a 200 metri dalla recinzione. Alaa al-Dali ha perso la gamba destra. Aveva un sogno, gareggiare per la Palestina ai Giochi Asiatici. Ora condanna la strumentalizzazione israeliana del Giro. Un giovane che mi ha aiutato a sostituire una gomma squarciata a cento chilometri da Eilat, in pieno Negev, mi ha detto: “Il Giro perché è qui? Per politica”.

Ad Eilat, lunghissima e perigliosa volata, squassata da folate di vento che scivola dai Pilastri di Amran e spazzano il golfo di Aqaba - fa tanto Lawrence d’Arabia...Prima? Solito copione. Fuga a tre fin da subito, con presenza di corridor della Israel Cycling Academy. Che viene fregato Marco Frapporti al Gran Premio della Montagna di Faran River. Contesto: polizia onnipresente,militari, cartelli che ammoniscono “state attenti ai cammelli che possono attraversare la strada”, cippi su cui è scolpito “danger”, cicloturisti accuditi dai loro personal trainer che li seguono in vettura, amatori che si squagliano al caldo appiciccoso, nuvole basse cariche di umidità…

In fondo, si rinnova l’esasperato contrasto che dilania Israele: la gran voglia di normalità, in questo caso rappresentato dal Giro d’Italia e dal ciclismo come pratica sportiva evoluta, moda “occidentale”, antidoto al traffico che ammazza le città (il video spot del premier Netanyahu che pedala a Gerusalemme); e la realtà di un Paese che vive in eterno allarme, come in una arcaica fortezza sempre assediata, afflitto da una minaccia esistenziale e dalle divisioni in seno alle istituzioni e alla società, in particolare sulle questioni religiose.

Netanyahu andrà dopodomani a Mosca per discutere degli “sviluppi regionali” con Putin, è il primo incontro tra i due leader dopo le accuse del Cremlino per l’attacco missilistico israeliano di un mese fa contro l’aeroporto militare siriano T-4, vicino ad Homs. Il Giro che ha visitato Israele, invece, mercoledì ricomincia dalla Sicilia. Chissà, la prossima volta potrebbe proporre una Grande Partenza in Tunisia, o addirittura a Dubai, gli Emirati foraggiano coi petrodollari (chiedere a FabioAru…), il Bahrain è sponsor di Vincenzo Nibali (al Giro c’è il surrogato Antonio, il fratello).

La volata è un replay di Tel Aviv, solo più spettacolare e folle, con ondeggiamenti laterali degni del Parco dei Giochi Estremi che si trova prima di Eilat. Vince ancora Viviani, specialista delle gare nei deserti, un testa a testa furibondo con Sacha Modolo e l’irlandese Sam Bennett. Media della corsa (229 km.): 45,474. Avevano caldo, hanno fatto in fretta. Rohan Dennis mantiene la maglia rosa per un piccolissimo secondo su Tom Dumoulin. Viviani domina la classifica a punti. Da domani, il Giro non scherza più. Ed è subito serio.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

La mia gomma posteriore di destra si è squarciata durante l’attraversamento del Negev, mentre i giornalisti italiani hanno proseguito, solo un poliziotto e quattro ragazzi israeliani mi hanno sostituito la ruota con quella piccolina di servizio. A loro il mio grande TODA’, cioè grazie