Inizia il Giro. Cento già sporcato dal doping Vince Lukas Poestlberger anticipando la volata dei velocisti in stile Moreno Argentin

Giro d’Italia 2017 Alghero

Per celebrare il centesimo Giro d’Italia organizzato dalla Gazzetta dello Sport e cominciato ieri, il quotidiano francese l’Equipe è uscito tutto colorato di rosa. Un omaggio affettuoso e rispettoso alla corsa italiana e alla sua mitologia, ma soprattutto al ciclismo che rimane disciplina popolare, spettacolare e sovente drammatica: perché è uno sport di strada, perché fatica e maestria dei corridori non scendono a compromessi, salvo barare, salvo cercare le scorciatoie chimiche, salvo truffare il pubblico che vorrebbe lealtà e trasparenza e non applaudire i dopati.

Purtroppo, anche in questo Giro, è successo quello che si sperava non dovesse accadere: due corridori sono stati smascherati da controlli a sorpresa dell’Uci il 25 e 26 aprile. La sostanza che avrebbero assunto è un ormone della crescita sintetico che aumenta la resistenza fisica e che sfuggirebbe agli esami dopo un’ora dallo sforzo.

Così, ieri, ad Alghero, il Giro è partito con questa ombra che ha rovinato la festa ed avvelenato l’ambiente. Si pedala avanti, ma con la marcia indietro: ecco il risultato di un’azione simile. I due sabotatori della corsa “rosa” si chiamano Stefano Pirazzi e Nicola Ruffoni, entrambi della Bardiani-Csf. La squadra li ha sospesi, perché lo impone l’Uci e perché è scritto nello statuto del team, come ha spiegato il manager emiliano Bruno Reverberi che ogni anno cerca di mettere in piedi una squadra convincendo gli sponsor sempre più diffidenti: vedere il proprio nome associato al doping non è certo una bella pubblicità. I due reprobi non sono figure di mezza tacca: il trentenne Pirazzi da Alatri, provincia di Frosinone, addirittura ha vinto nel 2013 la classifica degli scalatori di quel Giro (che vide il primo trionfo rosa di Vincenzo Nibali), e pure una tappa, la diciassettesima del Giro 2014, a Vittorio Veneto.

Il venticinquenne bresciano Ruffoni ha fatto sue due tappe del recentissimo Giro di Croazia (vinto per una manciata di secondi da Nibali). Insomma, nel gruppo sanno come muoversi. Anche in farmacia, a quanto pare. Peccato, davvero peccato. Quanto alla prima tappa che si è snodata da Alghero ad Olbia (percorso nervoso, molto vento), è andato in scena il copione del primo giorno: pronti, via! e subito, due chilometri dopo, l’avventurosa fuga, lunghissima, estenuante.

Inutile perché sono quelle che muoiono crudelmente agli sgoccioli della tappa, in vista dello striscione d’arrivo. Restano in tasca, equamente distribuiti tra i fuggitivi – è una legge non scritta del gruppo – i vari premi disseminati lungo il percorso, insieme a qualche rimpianto, a qualche non sopita illusione. Ieri, la resa degli eroici e tenaci battistrada si è consumata a 3,6 chilometri dall’arrivo coi velocisti pronti a scannarsi. Un’esecuzione scontata. Tranne che nel finale a sorpresa. Quando un giovanotto austriaco di 25 anni, Lukas Poestlberger, settanta chili per un metro e 82, all’esordio in una corsa di questo livello, ha avuto la sfrontatezza di approfittare della guerriglia tra le squadre degli sprinter e li ha anticipati. Un’azione da corsaro. Moreno Argentin, la volpe del gruppo, era un gran virtuoso di questo esercizio. Sul non irresistibile Gran Premio della Montagna (di quarta categoria) della Trinità d’Agultu non poteva che sfrecciare primo Cesare Benedetti, nel nome una celestiale predestinazione: infatti Benedetti corre per la Bora Hansgrohe. La stessa di Lukas.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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