Giro d’Italia numero cento, finale a sportellate a Milano

Giro d’Italia 2017 Milano

MILANO. Questo Giro 100 che si conclude oggi, alle cinque in punto della sera, sotto le guglie del Duomo di Milano con un’ultima fatidica e determinante tappa a cronometro, è stato rissoso, polemico, nervoso in corsa e fuori. Come una volta. Dunque, assai divertente: tanto in gara, quanto attorno. Borracce scagliate sulla schiena, discussioni in corsa, rinfacci, sguardi incrociati da killer a fine tappa, dichiarazioni intrise di veleno, rivalità accanite. Ai tempi di Coppi e Bartali, erano il sale del Giro, alimentavano infinite diatribe ai bar Sport e perpetuavano le leggende (allora non c’era la tv a testimoniare ogni istante della corsa: ma i racconti dei girini, furbi e manipolatori...). Si sa, cattiverie e veleni possono fare danni, lo stress condiziona le prestazioni quanto le salite in asfissìa e le discese a tomba aperta.

Non fatevi ingannare dai sorrisi di fine rito. La foto di gruppo dei corridori migliori assomiglia a quella del G7 di Taormina: nessun accordo e liti continue. Nairo Quintana, il colombiano in maglia rosa (riconquistata venerdì a Piancavallo) detesta Vincenzo Nibali che mal sopporta l’olandese Tom Dumoulin il quale è incazzato nero con Quintana e Nibali che accusa di complotto nei suoi confronti mentre il francese Thibaut Pinot (sul braccio sinistro ha tatuato in italiano il motto che sa tanto di EnMarche! “solo la vittoria è bella”) è amico di tutti e di nessuno, quindi è assai pericoloso. Sornione, in agguato c’è il putiniano Inur Zakharin, ora come ora il più pimpante: la sua squadra si chiama Katusha, un nome, un programma, era il mitico rudimentale lanciarazzi sovietico dell’Armata Rossa, e lui sogna di diventare l’alfiere in bicicletta del Cremlino. Infine, Domenico Pozzovivo, sesto in classifica, astuto nel cogliere l’attimo fuggente. Non vince, ma è sempre lì, coi primi.

La gerarchia umorale del Giro ha caratterizzato una corsa senza acuti, nonostante lo Stelvio due volte, il Mortirolo, i passi dolomitici e ieri, il bellico Monte Grappa, seguito dal malleabile Foza, all’imbocco dell’altopiano di Asiago: ultimo Gran Premio della Montagna che Pozzovivo ha conquistato (miglior scalatore del Giro è invece lo spagnolo Landa). Così, siamo arrivati alla spettacolare resa dei conti. Un final thriller. Che dono per gli organizzatori! Che colpaccio per i campioni ancora in lizza! Chi perde, non perde la faccia: ha lottato sino all’ultimo metro...degli ultimissimi 29,3 chilometri dall’autodromo di Monza alla piazza del Duomo di Milano. Poveretti, li abbiamo visti spompati. Cinque dei sei contendenti al trono finale hanno disputato ieri la volata di Asiago: uno sprint di morti viventi, diciamo noi della parrocchia del ciclismo. Il baldo Pinot ha battuto uno stremato Zakharin, con Nibali in apnea a spartirsi i preziosi abbuoni. Dumoulin ha perso solo 15 secondi. Poco.

Perché nella crono che chiude il Giro, è strafavorito: ha a disposizione 29,3 chilometri. Può guadagnare almeno due secondi a chilometro. Per lui, il minimo aziendale...quanto basta per superare Quintana. Tom ha già demolito i rivali a Montefalco, è il vicecampione del mondo della specialità. Gli avversari lo sanno. Fin dallo Stelvio, quando hanno visto che teneva le loro ruote. Salvo perderle per la cacarella. E tuttavia, dopo non ha perso un secondo, nonostante la diarrea: è stata una sceneggiata? Tom, tu hai vinto il Giro, lasciaci un poco di gloria...Vediamo le cose come stanno. Quintana, la maglia rosa, a crono è lento. Può contare su margini risicati: 39 secondi di vantaggio su Nibali, 43 su Pinot che a crono è più forte di lui, 53 su Dumoulin, 1’15” su Zakharin, altro brutto cliente, 1’30” su Pozzovivo. In teoria ognuno di loro potrebbe sperare nella vittoria. Ma molto in teoria. La realtà è ben più prosaica: il ciclismo di oggi è assai livellato, verso l’ alto. Le differenze minime, sono i particolari a determinarle. Le prestazioni sono il risultato di analisi e di controlli sui dati fisiologici costantemente aggiornati (e secretati dalle squadre). Nel ciclismo dei watt in diretta tv, si pedala con la chimica e la farmacia - si spera, nei limiti di legge - e persino con il motivatore a farti da gregario, nel giorno del giudizio a pedali. Poi, c’è l’orgoglio. Ma senza watt, resta solo in coda.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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