McEwen vola, Petacchi accusa Tutti contro di me, do fastidio

Giro d’Italia 2005 SANTA MARIA DEL CEDRO

SANTA MARIA DEL CEDRO - Il «treno» della Fassa-Bortolo di Alessandro Petacchi piglia la testa del gruppo appena fuori Cirella: la seconda tappa del Giro - cominciata a Catanzaro Lido 174 chilometri prima - inizia sul serio quando mancano 4 chilometri e cento metri all' inedito traguardo al Lido di Santa Maria del Cedro, tra Diamante e Scalea: qui venne piantato mille anni fa dagli ebrei ellenici il cedro verde, l' agrume sacro per gli israeliti. Ora vogliono commercializzarne i prodotti, il Giro è lo spot ideale. Giornata splendida, mare di Calabria d' un azzurro struggente sulla sinistra, montagna verdissima sulla destra. Ma i velocisti non s' inteneriscono alle dolcezze della natura, guai farsi distrarre dalle suggestioni del paesaggio: puntano lo sguardo sulle ruote degli avversari, sui loro gomiti puntuti come lance, sulle transenne che delimitano la carreggiata. Colgono ogni minimo spostamento, ogni variazione di linea: vita e morte di ogni volata. Aguzzano vista e udito: per captare e decifrare ordini, strategie, alleanze. Sono in sei i Fassa-Bortolo a strattonare il plotone, a sfilacciarlo. Più alzi il ritmo, più setacci la concorrenza. Petacchi segue come un' ombra Ongarato, davanti a sé ha un rettilineo infinito, mentre Velo, l' ultimo scudiero, è pronto alla sparata estrema, prima di lanciare il capitano verso il rush. Pare un copione senza sorprese, collaudato vittoriosamente per 17 volte quest' anno. Invece, va tutto storto. L' estone Jaan Kirsipuu, buon finisseur della Crèdit Agricole, viene pilotato da Brett Lancaster (Ceramiche Panaria, maglia rosa del prologo di Reggio) sino ai mozzi di Ongarato. Non aveva detto questo 36enne baltico che per battere Petacchi bisognava coalizzarsi ed evitare la bagarre? Kirsipuu affianca Ongarato. Lo supera. Va dritto come un siluro. Dietro, gli si incolla l' astuto Robbie McEwen che corre per la Davitamon-Lotto: ecco il patto! Petacchi cerca di reagire. Ma Velo è in difficoltà. Kirsipuu allora stringe Petacchi verso le transenne, quel tanto che basta per bloccargli l' azione di rimonta. Trappola. Petacchi smette di pedalare, perde posizioni. Vuol dire che ha paura: non viene dalla pista, come gli australiani, e la pista è scuola di cattiveria. Gli girano le scatole: «Vinci quando non sei al 100%, perdi quando sei al massimo», dirà poi. Il corso Tirreno non finisce mai. All' incrocio con via dei Gabbiani, mancano 3-400 metri. Kirsipuu si rialza, lascia agli australiani il boccone grosso: Robbie piglia il volo; i connazionali Forster e Cooke lo spalleggiano. S' insinua lo spagnolo Galvez Lopez, buon pistard che fece ruzzolare Cipollini l' anno scorso. Isaac arriva spalla a spalla con Robbie, poi s' accontenta. Non c' è duello. McEwen vince facile: gli è successo già altre 120 volte, con questo sono sei i suoi trionfi al Giro. Petacchi rimedia un 4° posto, un arrivo rabbioso, davanti a Cooke: significa che il motore rolla, ma che qualcosa nella strategia è andata storta. «Non ho dimostrato di essere il migliore dei velocisti, ho persino rischiato di cadere, ho smesso di pedalare 3-4 volte. Sono deluso, dispiaciuto. Ci tenevo a conquistare la rosa». Tuttavia McEwen l' aveva battuto a Tropea, e lì non c' era Kirsipuu a far da guastafeste. L' australiano è in forma crescente, Petacchi forse paga lo scotto d' essere uno contro tutti: «Si sono messi d' accordo per battermi, è stata una coalizione. Ho sentito McEwen gridare a Kirsipuu di partire, mi rendo conto che ho vinto troppo, che do fastidio, ma fare gli sgambetti non va bene». In verità, quest' anno con il Pro Tour il Giro è meno provinciale e il monopolio delle volate non c' è più. Petacchi comincia a capirlo. Siccome è un ragazzo intelligente ed orgoglioso, si vendicherà nel solo modo consentito ai grandi velocisti: strapazzando gli avversari, alla maniera di quel Petacchi del 19 marzo, in quel di Sanremo.

Fonte: repubblica.it

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