Cadute e veleni, Bettini primo e retrocesso

Giro d’Italia 2005 FROSINONE

FROSINONE - La volata, come il rugby, è roba per uomini forti oltre che velocissimi e non per anime delicate. Paolo Bettini è un corridore astuto, di gran mestiere, rapido quanto basta per cavarsela negli sprint: conosce i trucchi per difendersi nella bolgia del mucchio selvaggio, quando il plotone intero si butta alla morte per l' ultimo colpo di reni. Gliel' hanno insegnato fin da ragazzo: «Usa i gomiti, non farti mai superare da entrambi i lati, devi sempre difenderne uno». Se ti attaccano sulla destra, tu chiudi la linea dell' avversario stringendolo a destra. Idem se succede a sinistra. Se poi nel gruppo ci stanno sprinter australiani, neozelandesi e tedeschi, avvezzi alle brutali regole di sopravvivenza della pista, allora non hai scelta: o usi la forza, o usi la furbizia. Bettini è mingherlino rispetto ai granatieri come Zabel o Petacchi. Per batterli deve anticiparli. L' arma dello scatto è più efficace su rampe brevi, secche. Ma anche in discesa. I velocisti grandi e grossi s' impallano, restano indietro, tardano a cambiare ritmo: hanno sempre più bisogno della progressione, è il «contro» del «treno», la tattica resa celebre da Cipollini. Si è visto a Tropea. Poi, il bis di Giffoni. E qui a Frosinone, giusto prima del traguardo, dopo quasi 220 chilometri di una tappa nervosa e zeppa di cadute, c' era uno strappetto insidioso, tagliagambe. La Quick Step di Bettini e la Liquigas di Cioni e Garzelli hanno di colpo aumentato il ritmo, sfilacciando il gruppo, e i velocisti hanno faticato su quei tornanti. La stoccata di Bettini è arrivata subito dopo, appena è cominciata la discesa. In testa, con lui, Celestino, Cioni e Mazzanti. Della tribù jet è rimasto solo Baden Cooke, un badilante australiano di media caratura che corre per la Francaise des Jeux, uno che nel gruppo si fa rispettare più per la sua potenza (gamba lunga e coscia forte) che per il suo spunto, un cane sciolto, pronto a sfruttare qualsiasi occasione pur di infilare il varco giusto. Lo chiamano il reuccio delle volate minori, cioè delle corse di serie B: ne ha vinte più di cinquanta. Bettini piglia la testa, pesta sui pedali, fila tenendo la sinistra della carreggiata. Dietro Celestino s' arrende, Luca Mazzanti lo supera, Dario David Cioni è lì alla sua ruota. Baden Cooke ingrana la quarta, va alla disperata caccia di Bettini. Lo raggiunge in due secondi. Mancano cento metri all' arrivo. La ruota anteriore dell' australiano in rimonta è quasi su quella posteriore del campione olimpico che ha ormai esaurito la massima spinta. Bettini, chino sul manubrio, cerca la transenna più vicina, per non aver sorprese da quel lato. Devia leggermente, tutto sommato. Un metro, non di più, verso sinistra. Così, chiude Baden Cooke. Gli lascia uno spiraglio esiguo, roba da anguille. L' australiano non ha scelta: o infila il pertugio tra Bettini e le barriere, o ha perso. Il pistard azzarda sempre. Ma la via Tiburtina non è il parquet di un velodromo, soprattutto nel velodromo non ci sono le transenne: un loro piedino becca la ruota anteriore di Cooke, la bici rimbalza per aria, Baden vola come un acrobata e casca per terra, fortunatamente sulla parte più morbida del corpo: contusione ed escoriazioni alla spalla e al ginocchio sinistro, la voglia di scannare l' italiano. Si rialza, s' incammina furibondo verso il traguardo. Dove Bettini è già arrivato a braccia alzate. La scorrettezza non è stata plateale. Ma c' è stata: Bettini cerca Baden Cooke per spiegarsi, l' australiano molla un «fuck you!» che arriva fin su alla città vecchia. Ignora Paolino, continua a camminare da Grande Offeso. Bettini gira la bici e lo manda a quel paese. Il Grillo ed il Canguro non quagliano. Intanto, la giuria valuta il caso. Bisogna dare un segnale preciso a tutti i corridori: le volate sono diventate sempre più selvagge e pericolose. Bettini è retrocesso al quarto posto. Multa da 200 franchi svizzeri. Vince il secondo, Luca Mazzanti. I corridori accusano l' organizzazione: «Gli arrivi del Giro sono pericolosi e assurdi». E' difficile far quadrare il cerchio: da un lato ci vuole spettacolo, gli arrivi difficili lo danno, e l' hanno dato. Sinora il Giro è stato bellissimo per questo. Dall' altro, i corridori vorrebbero la pappa scodellata. E sbagliano.

Fonte: repubblica.it

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