Sprinter e velocisti nella storia del Giro

Giro d’Italia 2004

Giorni di calma piatta, al Giro: i giorni cioè delle volate, degli sprint, degli scatti ad oltre sessanta all'ora. Assente Cipollini, fa notizia Petacchi: se vince, se perde. Qualcuno ha detto che la volata di un gruppo è "la sintesi epica di una corsa". I puristi del ciclismo tengono a distinguere gli "sprinter" dai velocisti. Non è questione di lana caprina. I primi risolvono le sfide in volata negli ultimi metri. I secondi, sfruttando lunghe progressioni.

Tra gli sprinter che hanno fatto la storia del Giro, i più celebri ed amati furono il catalano Miguel Poblet, dalla gran testa pelata: piaceva ai tifosi delle due ruote perché si mostrava sempre sorridente, anche quando perdeva; un vero "hidalgo" del pedale, titolavano i giornali sportivi. Vinse ben venti tappe, dal 1956 al 1961. La parrocchia dei velodromi si infatuò qualche anno dopo di Patrick Sercu che era stato due volte campione mondiale di velocità su pista, alla fine degli anni Sessanta: le sue accelerazioni erano incredibili, lo spettacolo assicurato; altro personaggio di rango, in questo frettoloso e non cronologico ricordare, fu il francese Dedè Darrigade, un vero artista del colpo di reni (riuscì a battere persino Antonio Maspes e a un Giro di Lombardia umiliò Coppi che pianse per la rabbia).

Impressionante era Freddy Maertens, per la sua potenza: fiero rivale di Saronni e Moser. Proprio ad Ostuni, l'astuto Maertens, nel Mondiale del 1976, beffò Francesco che si era accollato il peso della fuga. Le cronache impietose raccontarono della "volata a due con un Moser inutilmente generoso". Cinque anni dopo il belga liquidò allo stesso modo Saronni e Hinault era il Mondiale di Praga dell'81. Nel secondo dopoguerra brillò pure la stella - e lo scatto - del reatino Adolfo Leoni che si trovò a duellare con Loretto Petrucci e con Fiorenzo Magni. Negli anni di Sercu, era in auge Marino Basso, capace di scatti estremi e di micidiali sprint: se ne accorse Sercu, col quale spesso e volentieri combatteva sino all'ultimo fiato. Basso arrivò a conquistare pure lui un Mondiale (superando sul filo di lana uno spompato Bitossi): sapeva essere grandissimo opportunista, qualità indispensabile per chi deve destreggiarsi in cima al gruppo che rolla a sessanta all'ora. Una citazione merita il possente, e non soltanto per la stazza, tedesco Rudy Altig che imprimeva ai pedali una potenza devastante (pure lui divenne campione mondiale, nel 1966, davanti ai litigiosi Anquetil e Poulidor).

Più folta la pattuglia dei velocisti: nomi di valore assoluto. Uno per tutti: quello di Eddy Merckx, il Cannibale, che non risparmiava nessun traguardo (426 vittorie il suo record in 14 anni di professionismo); a ruota, io metto il fiammingo Rik Van Steembergen, poderoso dominatore delle volate di Giro e Tour, tre titoli iridati. Sullo stesso piano, un altro belga: Rik Van Looy, l'Imperatore delle volate. Fu due volte campione del mondo, e vinse 379 volte. Inventò il meccanismo del "treno" obbligando i gregari a forzare il ritmo nel finale ("garde rouge", così veniva chiamata la scorta di Val Looy). Suo erede, Roger De Vlaeminck, formidabile finisseur; una menzione meritano i mitici Learco Guerra e Costante Girardengo, che si spartirono i traguardi degli anni Venti e Trenta. Così come non si può ignorare il longevo Mario Cipollini - 42 tappe vinte al Giro, record assoluto - che è stato costretto al ritiro dall'ultimo Giro per una brutta caduta alla quarta tappa.

Celebri i duelli tra Miguel Poblet e il grande Van Steenbergen. Pur essendo stranieri, i due conquistarono ben presto il tifo degli appassionati italiani per le loro accanite sfide. Nel Giro del 1957 il belga vinse cinque volte, lo spagnolo quattro ma si piazzò sesto nella classifica finale. La corsa fu vinta da Gastone Nencini, "il Leone del Mugello". Poblet era un lottatore indomito, sapeva anche andar bene in salita, si difendeva a cronometro: insomma, un corridore completo. Fu il beniamino dei milanesi: perché era sempre tra i protagonisti dell'ultima volata al Vigorelli. Dove vinse nel 1958 e nel 1961. Tra gli italiani che dovettero affrontare questi predatori di volate, si mise in luce Arrigo Padovan, capace di sconfiggere nel 1959, a Genova, Darrigade e, nel 1960 al Vigorelli, Van Looy (l'anno in cui trionfò Jacques Anquetil).

Fonte: La Repubblica

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