Simoni-Cunego, scintille e insulti Ma al Giro si è sempe litigato

Giro d’Italia 2004

Lo scazzo tra capitan Simoni e l%u2019ex gregario Cunego, ieri, al termine della tappa di Bormio 2000? Un déja vu, nel ciclismo. Il precedente più celebre è quello tra Bartali e Coppi, nel 1940. Ginettaccio aveva già vinto due Giri (guarda guarda: come Simoni): quello del 1936 e quello del 1937. Nel 1938 Mussolini impose al camione toscano di allenarsi per il Tour e quindi di non correre il Giro. Bartali andò in Francia e vinse, tra lo scorno dei transalpini, quell%u2019edizione della Grande Boucle. Nel 1939 Giovanni Valetti bissò la vittoria dell%u2019anno precedente battendo proprio Bartali di quasi tre minuti. Dunque, Bartali voleva fortissimamente fare il tris (come Simoni quest%u2019anno).

Scrisse Gino Bartali, a proposito del famoso Giro 1940, quando lui, capitano della Bianchi, dovette accettare la vittoria del ventenne Fausto Coppi, che in teoria avrebbe dovuto essere alle sue dipendenze: “Coppi era a disposizione del direttore sportivo e io non ho mai obbligato nessuno alla schiavitù del gregario. Con me tutti hanno avuto le loro soddisfazioni. Se avessi voluto, Coppi mi sarebbe stato assegnato come gregario ma io non volevo fare dei compagni di squadra dei servi rinunciatari obbligati ai lavori forzati. Coppi in maglia rosa stava male e io mi fermai due volte a prendergli due borracce d%u2019acqua perché non perdesse il primato. Coppi forò e io l%u2019attesi sempre”.

Coppi spiegò così, qualche anno dopo, la conquista del suo primo Giro d%u2019Italia: “Bartali era il capitano ma io non ero un suo gregario, avevo libertà d%u2019azione. Sarei stato l%u2019ultimo a passare ruote e borracce. Nella tappa di Firenze (Firenze-Modena del 29 maggio 1940, ndr.), Bartali mi disse che avrebbe attaccato e staccato tutti. Senn0onché nadò via uno, poi un altroi, poi un terzo, e lui lì impalato. Allora mi decisi e ebbi il Giro in saccoccia”. Quante analogie con quello che è successo nel Giro 2004.

Ero al Tour del 1990 quando vidi consumare la vendetta di Flavio Giupponi nei confronti del gregario Claudio Chiappucci, maglia gialla a sorpresa dall%u2019undicesima tappa. Il bergamasco Giupponi, capitano della Carrera, non sopportava l%u2019idea d%u2019essere detronizzato dal “Diablo”. Si accordò con l%u2019americano Greg Lemond e un giorno condusse le danze, mettendo in crisi Chiappucci. Il quale conservò per pochissimi secondi la maglia gialla, sapendo che l%u2019avrebbe inesorabilmente il comando alla penultima frazione del lago di Vassivière, una cronometro di 45 chilometri e mezzo che lo avrebbe seppellito. Vinse l%u2019olandese Erik Breukink, ma Chiappucci si difese coi denti e col cuore: rimase secondo in classifica. Nella Francia che amò il ruvido perdente Poulidor e non amò troppo l%u2019elegante trionfatore Anquetil, Chiappucci divenne il vero eroe di un Tour dominato, per diciotto tappe, dai peones del plotone.

Fonte: La Repubblica

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