Ricordando Costante l’uomo-bicicletta

Giro d’Italia 2004

Seconda tappa, partenza da Novi Ligure, la città "dei Campionissimi": Costante Girardengo e Fausto Coppi (il quale, in verità, nacque nella vicina Castellania). Il via della corsa è dato davanti al Museo dei Campionissimi, una stupenda struttura ricavata da un ex laminatoio delle ferriere (la fatica della bicicletta, la fatica della fabbrica...).

Ci sono ancora, ben restaurati, i carroponti: gli operai di cento anni fa andavano in bici al lavoro, e spesso i più giovani si sfidavano a chi arrivava primo davanti ai cancelli, poi, per arrotondare il salario, gareggiavano la domenica. Erano anche gli anni del futurismo: Mario Sironi nel 1916 dipinge la celebre tela "Ciclista". La bicicletta come macchina ma pure come simbolo di eterno movimento, di spinta continua, di spazio che si fonde col tempo. La fabbrica: "Pulegge, volani, bulloni, ciminiere, acciaio lucido, grasso odorante, profumo di ozono delle centrali elettriche, ansare delle locomotive, urlare delle sirene, ruote dentate, pignoni! Sentiamo meccanicamente. Ci sentiamo costruiti in acciaio. Anche noi macchine. Anche noi meccanizzate", scrivevano Prampolini, Pannaggi e Paladini in un loro manifesto futurista del 1922, "la bicicletta è congiunzione massima dell'uomo e della macchina".

Costante nacque il 18 marzo del 1893, nella cascina "Scarazzolo", alla periferia di Novi che stava diventando una delle capitali siderurgiche del triangolo industriale italiano. Morirà 85 anni dopo, il 9 febbraio del 1978.

Ho davanti a me una vecchia copia della custodia di un disco a 78 giri, intitolato "Girardengo", "canzone danzante" di E. Firpo e Bozoli, è del 1930. Fu la prima canzone dedicata ad un campione italiano di ciclismo: "Quando nel mondo - con gran rumor/prese il comando - solo il motor/in decadenza - il ciclo andò/e più nessuno se ne curò./Ma per fortuna - un corridor/rimise il ciclo - in grande onor;/E sorridente - sempre fidente,/di seguaci - ebbe un milion!/ Sugli stradali - pieni di sol/dei corridori - ecco lo stuol;/Dietro una nube - di polveron,/sempre alla testa - il gran campion./Ognuno l'attende - con ansietà/e al suo passare - gli grida: Urrah!/Simile a un bardo - passa il traguardo,/l'invincibil corridor!...".

Terribile testo, ma testimonianza di una grande popolarità è il suo "refrain" (o ritornello): "Girardengo, Girardengo/delle folle beniamin;/E' la gente, plaudente/che fa siepe al tuo cammin./Tu del ciclo sei l'asso e la gloria,/l'è compagna fedel la vittoria;/Girardengo, Girardengo,/Campionissimo del mondo!/Girardengo Girardengo/delle folle beniamin".

Nel Museo è esposta la sua bici, la gloriosa Maino con la quale vinse domenica 25 marzo 1928 la sesta delle sue leggendarie Milano-Sanremo. Diventato ricco, Girardengo attorno agli anni Quaranta mise in piedi dalle parti di Alessandria una fabbrica di biciclette col suo nome, ed ebbe anche come industriale del pedale successo tanto da diventare sponsor di importanti squadre professionistiche del dopoguerra.

Fonte: La Repubblica

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