La prima volta della corsa rosa in un’Italia che sognava la bici

Giro d’Italia 2004

"AH, NOTTE indimenticabile! Milano sportiva ha vegliato. Sono le 2.53, i piedi scalpitano, i garretti scattano, il piccolo esercito di ciclisti si stacca. La folla scoppia in un ululato...". Il primo Giro d'Italia si mosse 95 anni fa dal rondò di piazzale Loreto, a Milano, il 13 maggio del 1909, in piena notte. Le tappe previste erano 8, per un totale di 2448 chilometri, i concorrenti che dovevano raggiungere Bologna erano 127: prima della partenza vengono fotografati, perché nessuno dubiti in seguito della loro identità. Il Giro dura 18 giorni, la frazione più corta misura 206 chilometri, quella più lunga 397, le tappe sono intervallate dai riposi. Al seguito della corsa ci sono otto vetture: quattro per le squadre, due per l'organizzazione e la giuria, due per i giornalisti. Le strade non sono asfaltate, i percorsi erano estenuanti e la polvere ed il fango rendevano la fatica ancora più bestiale. Le notizie della gara venivano diffuse attraverso dispacci telegrafici, i pochi che possedevano il telefono potevano informarsi chiamando il 33.68. Partecipano i campioni più famosi d'Italia e di Francia: Luigi Ganna, Giovanni Rossignoli, Eberardo Pavesi, Luigi Galetti, Giovanni Gerbi "il diavolo rosso" contro Lucien Petit Breton (un emigrato che si chiamava in realtà Luciano Mazan) trionfatore degli ultimi due Tour de France, René Pottier detto Frou Frou, vincitore del Tour 1906, Louis Trousselier che fece suo il Tour 1905.

La partenza notturna era in sintonìa coi tempi: i lavoratori in fabbrica il sole non lo vedevano quasi mai, costretti ad "attaccare" e "staccare" con il buio. E' soltanto nel 1902 che viene vietato l'impiego dei bambini al di sotto dei 12 anni. Il salario di un operaio variava da un minimo di una lira giornaliera (nell'industria tessile, ad un massimo di 4 nell'industria poligrafica). Peggio se la passavano i braccianti agricoli, che guadagnavano meno della metà del salario operaio. Povertà, anafalbetismo: il 40 per cento degli italiani del 1909 non sapeva né leggere né scrivere. Il sogno di una famiglia che campava a stento era la bicicletta. Una di qualità media, infatti, la pagavi 120 lire, meno di cento se eri in grado di assemblare i vari componenti. C'era poi l'odiosa tassa di circolazione imposta nel 1897 dal governo, 10 lire l'anno. Ma la bicicletta stava diventando, in quegli anni di inizio Novecento, uno strumento indispensabile di lavoro e di trasporto. Luigi Ganna, che sarebbe stato il vincitore del primo Giro d'Italia, di mestiere faceva il muratore. Ogni giorno macinava cento chilometri per andare a lavorare da Induno Olona a Milano e ritorno.

Lo sport era il collante del popolo, attirava la manna pubblicitaria, radunava folle imponenti. L'ultima tappa del primo Giro d'Italia, da Torino a Milano, è seguita da mezzo milione di persone. La bicicletta sembrava capace di sostituire il cavallo e, per un prezzo modesto, dava la possibilità ai proletari di viaggiare, di spostarsi con uno sforzo accettabile. Diventa subito il bene industriale più diffuso: nel 1909 in Italia ne circolano già 500mila. Rudi giovinotti pedalavano per centinaia di chilometri, li aveva scozzonati il lavoro in fabbriche, ottanta ore la settimana per una paga miserabile: meglio tentare la sorte con il ciclismo, in palio c'erano premi favolosi. Anche il montepremi del primo Giro d'Italia è una piccola fortuna: 25mila lire, che si riducono a 18900 lire effettive. Ganna ne intascherà ben 5325, Galetti, il secondo, 2430; Rossignoli, terzo, 2008. L'ultimo dei quarantove corridori classificati, 300. Per fare un paragone, una copia della Gazzetta dello Sport costava 50 centesimi, il "patron" del Giro Armando Cougnet pigliava uno stipendio di 120 lire.

Il primo Giro dopo Bologna arrivò Chieti, si spinse sino a Napoli, risalì verso Roma e Firenze, da qui approdò a Genova il 25 maggio del 1909: vinse Giovanni Rossignoli che domò in volata Carlo Galetti: per compiere i 294 chilometri della tappa impiegò 11 ore un minuto e 30 secondi alla media di 26,850 all'ora, incredibile se pensiamo alle catastrofiche condizioni della rete stradale italiana. Rossignoli era pavese di Borgo Ticino, dove nacque nel 1882, l'anno della morte di Garibaldi. Sei anni prima aveva trionfato nella corsa più lunga, la Gran Fondo di 600 chilometri, un massacro. Avrebbe corso sino allo sfinimento: lo troviamo nel 1927 che ha 45 anni e le gambe, il cuore, il coraggio di partecipare e concludere il Giro (44esimo della classifica finale) e il Tour (32esimo). Fu considerato l'eroe del primo Giro: il regolamento prevedeva l'assegnazione di punti in base al risultato di ogni tappa, se invece si fosse tenuto conto dei tempi, sarebbe stato lui il vincitore con 23 minuti e 34 secondi di vantaggio su Galetti e Ganna sarebbe stato solamente terzo, a 36 minuti e 54 secondi. Finì diversamente: Gana primo con 2 punti di vantaggio su Galetti e 15 su Rossignoli.

Fonte: La Repubblica

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