IL GIRO DELLA DISTENSIONE

Giro d’Italia 1994 LUBIANA

LUBIANA - Il Giro d' Italia attraversa il confine della discordia, approda in Slovenia, accolto da un pubblico entusiasta. Al traguardo di Kranj, la città più industrializzata di questo piccola repubblica che il 26 giugno prossimo celebra 3 anni di indipendenza (dopo un breve e violento conflitto con l' armata jugoslava), c' erano tre ministri: quello (dimissionario) degli Interni, Ivan Bizjak; quello della Difesa Jelko Kacin oltre, naturalmente, quello della Scuola e della Cultura sportiva, Slavtko Gabr. Segno palese di distensione politica, in un momento in cui le relazioni diplomatiche tra Roma e Lubiana sono piuttosto tese. Una sorta di tregua? Un gesto di buona volontà? La gente ha festeggiato la corsa, di Osimo e delle polemiche recenti nemmeno un cenno, un cartello, uno striscione. Lo stesso presidente Milan Kucan ha raggiunto in tarda serata la ' carovana rosa' all' hotel Park di Bled per festeggiare l' avvenimento sportivo, dopo essersi congedato dal presidente austriaco Thomas Klestil, in visita ufficiale mercoledì e giovedì. Simpatico il biglietto d' invito: "Verso le 22 e 30 si uniranno a noi degli ospiti molto speciali", era scritto e firmato dal presidente del Comitato organizzatore di tappa, il ministro della Difesa Kacin. Il ciclismo porta "pedalate di solidarietà" e di amicizia, hanno sottolineato le autorità di Lubiana, il Giro "è stato come una corda che unisce Italia e Slovenia", ha dichiarato il sindaco di Nova Gorica mentre i corridori superavano la dogana, "la strada percorsa dai ciclisti sia la strada per ripristinare le buone relazioni fra i nostri Paesi", insiste Janez Bohoric, ex vice premier e vicepresidente del Comitato di tappa, "c' è freddezza fra i due governi? Ebbene, qui a Kranj il clima era ideale per riscaldarli", conclude con una battuta che la dice lunga sugli attuali umori sloveni. Il messaggio, infatti, sembrerebbe esplicito: un invito a superare le incomprensioni e le diffidenze reciproche, a risolvere pacatamente le questioni in sospeso (trattato di Osimo e adesione della Slovenia all' Unione Europea avversata dal ministro Martino). Non a caso, grande enfasi è stata data da Lubiana alla dichiarazione del presidente austriaco Klestil, "l' Europa di domani non sarà l' Europa delle frontiere cambiate, ma l' Europa senza frontiere", chiarissimo riferimento al contenzioso con le pretese postfasciste italiane. Una frase che gli sloveni hanno subito interpretato come un ' andare oltre Osimo' , ossia riqualificare il trattato sviluppando nuove forme di cooperazione economica; ma soprattutto hanno tradotto in un preciso appoggio alle loro ambizioni europee. E allora, quale migliore occasione per capirsi, se non sfruttando l' aggregazione popolare e il pacifico linguaggio universale dello sport, cioè del Giro? Ma Kucan, ospite d' onore del Giro a Bled, ieri sera non ha avuto interlocutori politici italiani, anche se ha scambiato quattro chiacchiere con Francesco Moser, vicepresidente regionale del Trentino, candidato a Strasburgo nella lista ' Federalismo' . C' erano, tuttavia, oltre 300 giornalisti: più di quanti ve ne fossero nei giorni della guerra, quando gli elicotteri e i jet di Belgrado bombardavano l' aeroporto di Brnik e il palazzo presidenziale. Il ministro degli Esteri, Lois Peterle, è in Estremo Oriente: forse non avrebbe condiviso quest' enfasi riconciliatoria attorno alla bici e ai suoi eroi. Del resto, il premier Janez Drnovsek ha ribadito 3 giorni fa la sua irritazione alla linea italiana di subordinare l' eventuale adesione slovena all' Unione Europea, alla soluzione dei problemi che riguardano le proprietà italiane confiscate in Istria da Tito. E non risulta che abbia ammorbidito la sua posizione. Non tutto poi fila liscio nella compagine governativa di Lubiana, una coalizione liberaldemocristiana (ultimamente i liberali però si sono uniti coi socialisti). Il ministro degli Interni Bizjak lunedì ha consegnato a Drnovsek la lettera di dimissioni, quest' ultimo le ha accettate, nominando il sostituto, Andrej Ster, 36 anni, laureato in giurisprudenza, un democristiano fino a ieri segretario di Stato agli interni. La gestione Bizjak era stata scandita da vari scandali e da un braccio di ferro con i servizi segreti del ministero della Difesa: una losca storia di traffici d' armi che aveva portato alla destituzione del ministro della Difesa Janez Jansa (l' uomo forte emergente di Lubiana). Infine, l' inflazione sempre alta, la disoccupazione che preoccupa (25 mila persone su due milioni di abitanti), il deficit commerciale di 30 milioni di dollari, la constatazione che se l' Italia non fa scattare il semaforo verde per l' Ue (principale partner della Slovenia: l' Unione europea assorbe infatti il 61 per cento delle esportazioni), allora sì che le prospettive di una rapida integrazione occidentale rischiano di andare a ' gambe all' aria' , tanto per usare un po' di gergo ciclistico.

Fonte: La Repubblica

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