ROSSI ROMPE Il MOTORE NIBALI LA BICI Nella cronoscalata dell’Alpe di Siusi l’olandese Steven Kruijswijk bastona Vincenzo Nibali che perde due minuti e 10 secondi in appena dieci chilometri e 800 metri: un tracollo. Giro compromesso? Resterà in corsa il campione siciliano? Lunedì riposo a Bressanone. Poi, il rush finale

GIRO E RAGGIRO Alpi di Siusi

ROSSI ROMPE Il MOTORE NIBALI LA BICI

Valentino Rossi rompe il motore al Mugello. Vincenzo Nibali, la bicicletta all’Alpe di Siusi. Domenica, maledetta domenica di sfiga.

Dato che sono al Giro, riferisco di bici Specialised e non di moto Yamaha.

Ore 17 e 08, cronoscalata da Castelrotto all’Alpe di Siusi, appena 10,850 chilometri, 784 metri di dislivello. Breve ma esigente. I bluff non reggono. Pendenza che è sentenza. Per qualcuno, forse, condanna a morte.

Mancano poco più di due chilometri al traguardo. Vincenzo Nibali non è in gran spolvero, sta cercando di contenere i danni. La maglia rosa Steven Kruijswijk gliele sta suonando. L’olandese - ça va sans dire: Wagner ci ha composto un’opera sull’Olandese Volante - vola. E’ partito tre minuti dopo il siciliano, ultimo dei 165 mohicani superstiti (erano partiti in 198 dall’Olanda): nel primo controllo cronometrico ha già guadagnato 55 secondi rispetto a Nibali.

Il siciliano ha una pedalata pesante, non mantiene l’assetto costante in sella alla sua Specialised S-Works. E’ ingrugnito. Lo disturbano dei tifosi imbecilli che si affiancano alla sua sinistra e gli corrono accanto. Uno, addirittura, rischia di travolgerlo. Nibali scarta. Manda a quel paese l’idiota. Smanetta troppo sul cambio: segno che non va come vorrebbe. Sul tratto più adatto agli scalatori recupera qualche secondo all’olandese. Ma poi ricomincia a smanettare, cambia linea, si sposta sulla destra.

All’improvviso, uno scarto. Ha rotto la catena. Bibali, furioso, scaglia la bici sul prato. Impreca. Il meccanico Michele Ballini schizza fuori dall’ammiraglia, afferra la bici di riserva. Nibali scuote la testa. Per un attimo sembra abbia voglia di piantar tutto, e tornarsene in albergo. Si rimette in sella. Ballini e un altro dell’Astana lo spingono. Nibali riprende la corsa. Ma ha perso almeno 25 secondi. Soprattutto, ha perso ritmo, fiducia. E’ nervoso. Si libera con una sbracciata di un altro tifoso. Al traguardo, il tempo lo moritifica: becca due minuti e 10 secondi da Kruijswijk. Il Nibali sempre più Furioso scappa via, scarta giornalisti e telecamere, rinuncia alla comparsata in tv, umiliato ed offeso dalla malasorte, ma anche da tante cose che non sono andate bene. Che abbia sbagliato l’approccio al Giro? O ci sono motivi extra agonistici a distrarlo, a crucciarlo?

Certo, sinora non è stato il Nibali che ci si aspettava. Attacca, e si pianta: punture di spillo che fanno peggio a lui che agli avversari: è successo a Roccaraso, è successo sulle strade delle Dolomiti. In discesa non ha fatto la differenza, lui che si butta a tomba aperta. Anzi, c’è chi ha dimostrato di essere più temerario: Amador, per esempio. Lo stesso Alejandro Valverde gli ha tenuto facilmente la ruota, favorendo il compagno Amador, nel giorno della seconda vittoria di Ulissi ad Asolo.

Ora la crisi è palese. Drammatica. Il Giro, sempre più lontano. Nibali era venuto per vincerlo. Non per finire sul podio: non gli serve. Non lo vuole. E’ capace che si ritiri, se si mette in testa di non essere competitivo. Non ha scelta. La terza settimana del Giro è cruciale. Potrebbe avere a disposizione tre tappe per tentare di ribaltare la situazione: o attacca alla garibaldina, o deve issare bandiera bianca.

Può cominciare già martedì, dopo il riposo, quando la sedicesima tappa da Bressanone ad Andalo affronterà la lunga salita della Mendola e a venti chilometri dall’arrivo ci sarà l’arrampicata di Fai della Paganella, con pendenze che arrivano sino al 15 per cento. Dovrà tessere alleanze e credere in se stesso. Sempre che la sua sia una crisi passeggera.

Peccato. Il Giro meschino è diventato Giro ingrato, per Nibali. Ammetto: domenica sera, in un eccesso di fiducia e di rispetto per l’eccezionale curriculum di Vincenzo, ho azzardato un pronostico a lui favorevole. Dettato più dalla speranza che dall’evidenza. Né mi consola il fatto che abbiamo sbagliato tutti: nessuno pensava ad una simile disfatta.

La realtà è crudele. Nibali ha perso brutto: e non per colpa del guasto meccanico. Al contrario, l’olandese sempre più volante Steven Kruijswijk ha sbaragliato gli avversari e onorato la maglia rosa conquistata il giorno prima nel tappone delle Dolomiti. Gli è mancato il successo di tappa: battuto per la miseria di 16 centesimi dallo stupefacente russo della Gazprom, il ventiquattrenne Aleksandr Foliforov.

Aleksandr Foliforov

“Ho avuto un ottimo week-end”, ha scherzato, la maglia rosa mette le ali. Gli chiedono se ritiene di aver vinto il Giro con la folgorante prestazione dell’Alpe di Siusi: “No, ci sono ancora molte tappe difficili e insidiose, e tutto può ancora succedere”. E’ pragmatico. Bada al sodo. Manca poco, alla fine del Giro. Manca comunque tanto. Come dice Davide Cassani, “in classifica gli sta dietro gente fortissima, non sarà facile seguirli tutti”. Per questo non si abbandona al facile entusiasmo e resta ben saldo sul sellino della sua bici (l’italianissima Bianchi). Si gode l’attimo di gloria che spera non fuggente.

Il Giro adesso riposa a Bressanone. Un giorno per meditare e recuperare: “Ero nervoso oggi”, ha confessato Vincenzo, “e stanco”. Chiosa Cassani: “Vincenzo aveva la testa, non le gambe”. Forse, anche la testa era altrove...Gli ultimi mille metri sono stati una sofferenza. Voleva reagire, i muscoli gli parevano piombo. E’ un corridore che va d’istinto, è generoso: ma l’istinto ti può tradire, la generosità fregare.

Adesso il siciliano è terzo in classifica generale, il colombiano Esteban Chaves prende 2’12” da Kruijswijk ma affibbia 39 secondi a Nibali (stava dietro di 51”, dunque ha recuperato un minuto e mezzo). Persino Alejandro Valverde, dato per spacciato, è ritornato tra i primi, ora è quarto, a 38 secondi dall’italiano. Valverde punta al podio. Nibali può trovare in lui un alleato. La classifica è ben scolpita. Se Kruijswijk mantiene la forma di questi giorni, sarà difficile sfilargli la maglia rosa. Quanto alle salite, c’è la variabile impazzita Esteban Chaves.

E comunque, da martedì avremo un Giro non più da ragionieri. Con o senza Nibali.