Non solo gambe: ci vuole culo, caro Nibali Giorno di riposo. Giro parlato, in attesa d’essere pedalato sino all’ultimo metro. Nibali promette battaglia. Valverde dice che non si arrende. Chaves ha “fame”. E la maglia rosa Kruijswijk se la gode

GIRO E RAGGIRO Alpe di Siusi

Piove, sul Giro d’Italia 2016. Lo dico con tenerezza, come in quella canzone di Modugno: ma piove piove sul nostro amore...

Giro bagnato Giro fortunato? Mi sa che Nibali non è d’accordo. Quanto all’olandese volante Kruijswijk, dalle parti sue non ci sono salite che puntano al cielo ma cieli che bagnano spesso e volentieri le strade del suo ordinatissimo Paese piatto.

Siamo in fin di giornata del provvidenziale e generoso terzo lunedì di riposo (le squadre si sono disperse negli alberghi attorno a Bressanone). Un giorno di sospensione. I corridori peregrinano con la mente. La cronoscalata da Castelrotto all’Alpe di Siusi ha definito brutalmente le gerarchie.

C’è chi pedala sui rulli, per mantenere la forma. E chi pedala a parole: gli attori protagonisti della corsa si sentono tutti mattatori. Hanno convocato conferenze stampa come fanno le star di Cannes. Stormi di cronisti complici e premurosi ne registrano le intenzioni. Dimenticando quanto sia effimero il mondo delle apparenze (lo dice Govinda a Siddharta).

L’olandese volante è sornione, sia in corsa (una zecca sempre attaccata ai mozzi dei migliori) sia quando scende di bici. E’ a un passo dalla gloria. Gli mancano 1027 chilometri. Con l’incubo dell’Agnello (quota 2744, Cima Coppi) nella tappa di venerdì prossimo da Pinerolo a Risoul. Non ha una gran squadra a proteggerlo. Ma se va come abbiamo visto in questi ultimi giorni, è grigia per gli avversari.

Così parlarono gli Zarathustra del manubrio. In ordine di classifica, cioè di merito.

Steven Kruijswijk, la maglia rosa: “Intanto, vi informo che sono a scadenza di contratto. Poi, capisco la vostra curiosità: ho vinto pochissimo, sino a due settimane fa ero uno del gruppo. Ma io ho preparato bene questo Giro. Fate un po’ voi i conti, guardate i distacchi in classifica. Vorranno pur dire qualcosa”.

Esteban Chaves, il colombiano, è secondo con un distacco di 2 minuti e 12 secondi dall’olandese: “Questo sport mi piace e mi diverte, anche quando mi costa fatica e tantissimi sacrifici. Ma sono giovane, ed affamato come tutti gli altri. Ci penso alla maglia rosa, eccome. Non amo la parola ambizione, però cercherò di fare qualcosa di bello. Ci proverò”.

Vincenzo Nibali, terzo in classifica, a 2’51” da Kruijswijk. Lo Squalo dello Stretto è mogio di sguardo e realista: le sue sono parole piene di silenzi. Pare un campione in congedo: “Inutile aggirare il problema. Il primo deluso, anzi il più deluso di tutti sono io. E pensare quella cronoscalata mi piaceva...perdo quasi tre minuti in classifica, cioè tanto, quando manca poco alla fine. E’ un distacco importante. Ma è una sfida a cui non posso sottrarmi. Tutti noi siamo in condizione di potere e dovere attaccare. Lo è Valverde. Lo è Chaves, se non si accontenta del secondo posto e vuole puntare al colpo grosso. I colpi di scena ci possono essere. Fino alla fine può succedere ancora qualcosa perché per la maglia rosa non sarà facile gestire le tappe che ci restano, soprattutto quelle delle grandi salite”.

Alejandro Valverde, quarto, a 39” da Nibali: “Chi mi conosce bene sa che non mi arrendo”. Lo spagnolo è uno che corre sempre per lunghi sentieri di guerra

Consigli per Nibali

  1. Oltre alle gambe e alla sofisticata strategia di corsa, nelle ultime sei tappe di questo Giro 2016 devi rassegnarti: ci vuole anche molto culo.
  2. Il culo, infatti, non esiste solo per andare di corpo, come scrive Alvaro Rissa, memorabile “poeta contemporaneo vivente” di Ecce Bombo.
  3. Secondo la tradizione popolare sono molte le cose che portano fortuna. Per esempio, vedere una suora col cappellone. Incontrare un gobbo. Trovare un quadrifoglio prima della partenza di una tappa.
  4. Dicono che la dea bendata si palesi se ti infili la maglia Astana al rovescio: ma devi farlo inavvertitamente, cioè non apposta.
  5. Portano fortuna per esempio tutti i numeri dispari: come l’11 del tuo pettorale.
  6. Andando verso le vecchie Alpi piemontesi, se ti capita di incontrare uno spazzacamino, è fatta.
  7. Passare tra due carabinieri porta bene. Meglio evitare di essere accompagnati da due carabinieri.
  8. E’ segno di fortuna imbattersi in un funerale: basta che non sia il tuo.
  9. Paradossalmente, se trovi per strada un chiodo, dicono sia un buon segno. Basta che non ci passi sopra coi tubolari.
  10. Purtroppo, non sempre è il migliore che vince. Visto che non sei al meglio, speraci. Come faceva Nereo Rocco, ogni domenica, quando allenava il Padova. Un giorno l’allenatore di una grande squadra gli augurò: “Vinca il migliore, signor Rocco”. Lui rispose: “Ciò, speremo de no”.

Non solo gambe: ci vuole culo, caro Nibali

Caro Vincenzo, perdona l’irriverenza: so che da domani avrai fretta come il vento. Troppi brandelli di spirito hai lasciato lungo i 10850 metri di passione della cronoscalata di domenica. Pensa, abbiamo faticato persino noi che abbiamo raggiunto il traguardo in funivia. Ma ho ancora negli occhi quella scena molto teatrale in cui tu, dopo aver per l’ennesima volta smanettato col cambio della tua bici, prima l’hai ingrippato, poi te la sei presa con lei e l’hai scagliata quasi nel prato. Chi ti conosce ha pensato: va male, è in crisi, doveva far capire al mondo in diretta tv che la colpa era di una bicicletta e non del pedalatore. Per quei lunghi secondi di rabbia e frustrazione ho temuto il gran gesto, ecco, si ritira. Però non è nel tuo stile. Il tuo è il carattere di un cocciuto combattente. Sei come l’eroe di un film al quale va tutto male, ma poi, con la forza della volontà riesce a ribaltare la situazione.

Infatti hai ripreso a correre. Correvi male, ingobbito, disunito, nervoso. Ma hai ripreso, con lo scrupolo che non poteva mancare ad un professionista come te. Sì, ti ho visto ma non sentito imprecare contro la sfiga. Beh, non credere alla jella, perché credere alla jella comunque porta jella. Benedetto Croce una volta ha detto: “La jettatura sappi che non esiste, ma di essa comunque bisogna tener conto”. Noi non sappiamo le cause - tecniche, atletiche, mentali - della tua brutta prestazione. Spero tu sia stato capace di decifrarle. Il grande Virgilio nelle Georgiche scrisse: “Felix qui potuit rerum cognoscere causas”, che sarebbe a dire fortunato colui che ha potuto conoscere le cause delle cose. Altrimenti, come diceva Angelo Cecchelin, il Petrolini di Trieste, la vita xe un bidon.

Post scriptum: a proposito del lato b, ti cito (non il neofita Cosimo) i versi apocrifi che Alvaro Rissa, nom de plume di Walter Lapini (professore ordinario di Letteratura greca all’università di Genova) attribuisce ad Orazio: “Guarda le fulgide chiappe di Noemi/e nega pure, se credi che siano opera divina/E’ evidente che il culo non esiste solo per andare di corpo”. In latino suona meglio: “Fulgidas mirare nates Noemis/et nega, si vis, opus esse divom:/non modo ad faeces, datur exituras/scilicet anus”.

Fonte: Leonardo Coen

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