Nibaleide, ecco l’ultimo atto: arrivano le salite della riscossa

GIRO E RAGGIRO Pinerolo

PINEROLO. Siamo all’epilogo: il Giro finisce domenica a Torino. E lì si conclude la Nibaleide. Sappiamo che lo Squalo dello Stretto è stato fiocinato gravemente, nel terribile mar delle Dolomiti. Sappiamo che è stato lì lì, tra la vita e la morte sino all’altro giorno, dopo tempeste e bufere che avrebbero squassato vascelli più robusti del suo. Sappiamo che l’ha colpito spietatamente l’Olandese Volante, un corsaro alto e magro come un chiodo. Cerca di mettere le mani sul tesoro del Giro: sino a sette giorni fa era un buon pirata della pedivella, con un passato di piccolo cabotaggio. Ancora non sappiamo se il corsaro la farà franca, o se lo Squalo, come in un racconto di Salgari, si vendicherà e sconfiggerà il nemico in un epico finale duello. E’ dunque tempo di suspense. Siamo al terzo canto della Nibaleide: ieri, ho visto l’eroe umile, disciplinato, già libero dalle angustie dei giorni scorsi. Strapperà all’Olandese Volante lo scettro di padrone del Giro ed entrare così nella leggenda?

Questo Giro d’Italia si conclude come un romanzo “giallo”, benché sia una corsa “rosa”. Sino all’ultimo metro di salita, luogo per antonomasia del delitto ciclistico, non sapremo come si concluderà la sfida tra il campione acciaccato e l’Olandese Volante, sempre più sicuro di sé e dei suoi mezzi. Potrebbe tuttavia succedere di tutto. Una crisi imprevista. Un paletto tra i raggi della bici. Una foratura mentre la strada s’impicca al cielo...non bastano mai cuore e gambe, c’è sempre in agguato la malasorte. L’eroe in bicicletta è colui che domina avversari e Fato. Fuor di metafora, Steven Kruijswijk, la maglia rosa, non ha affatto vinto il Giro: lo attendono fatiche immonde, concentrate in due tappe. Oggi, la Pinerolo-Risoul, lunga 162 chilometri, ma 118 sono in salita: con l’ascesa al fatidico Colle dell’Agnello, quota 2744. La Cima Coppi, il punto più elevato di questa edizione del Giro. Poi, a picco verso Guillestre per risalire a Risoul: 13 chilometri guarniti da quindici tornanti e pendenze che arrivano al 10 per cento. Il giorno dopo, mattatoio. Quattro colli in 134 chilometri, da Guillestre a Sant’Anna di Vinadio. Un po’ Tour de France. Un po’ Giro d’Italia. Nelle gambe, gli acidi lattici del giorno prima, e di un Giro corso alla disperata. Il Col de Vars, mitico transito di tanti Tour; il Col de la Brunette, altro passaggio in paradiso: 2715 metri. Infine il Colle della Lombarda, “solo” 2350 metri, altra discesa mozzafiato e traguardo avvelenato dopo 2350 metri con pendenze dell’11 per cento. Si irrompe davanti al santuario. L’omaggio agli dei del vincitore. Ma chi? Il campione d’Italia o il carneade dei Paesi Bassi?

Ieri a Pinerolo ha vinto l’astuto e bravo Matteo Trentin. Ha sfruttato il grande lavoro dello stoico compagno Gianluca Brambilla, in fuga con Moreno Moser nella tappa più lunga del Giro, ben 240 chilometri, quasi una “classica”. Brambilla non tirava per ovvi motivi, poiché sapeva che gli stava piombando addosso il compagno. Moser non si guardava alle spalle: errore fatale. L’avesse visto, avrebbe anticipato la volata. Matteo ha agganciato i due e li ha saltati in un amen. E’ uno che ha vinto due tappe al Tour de France, mica un pivello. Il ciclismo è crudele. Come la vita.

Tredici minuti e mezzo dopo sono arrivati i migliori. E tra loro, Vincenzo Nibali. Prima del traguardo c’era uno strappo breve ma assassino, con pendenze del 20 per cento e pavé in stile Roubaix. Alejandro Valverde ha tentato l’attacco, lanciato dal compagno di squadra Visconti. La maglia rosa Steve Kruijswijk lo ha affiancato, a sua volta protetto dal compagno di squadra Battaglin. Esteban Chaves, il colombiano scalatore, è stato subito dietro. Sorpresa sorpresa, pure Vincenzo Nibali ha cambiato passo ed è rimasto con loro, per poi superarli addirittura nella breve, tortuosa discesa. La Nibaleide è al terzo canto: quello della riscossa.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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