PAURA, AZZARDO, CORAGGIO ISTRUZIONI PER L’USO DELLE ULTIME FEROCI SALITE

GIRO E RAGGIRO Pinerolo

PAURA, AZZARDO, CORAGGIO

Ancora due tappe, ma con i colli più alti del Giro. Intanto, prima della carneficina, a Pinerolo vince Matteo Trentin. Vincenzo Nibali è parso in ripresa, più brillante nella pedalata e più tranquillo nel dopocorsa. Se sta bene, darà battaglia per vincere almeno la tappa con la Cima Coppi, il Colle dell’Agnello a quota 2744 metri.

Mettete un Giro d’Italia corso alla morte. Mettete la tappa più lunga di quest’edizione: da Muggiò, hinterland milanese, alla piemontese Pinerolo, ben 240 chilometri. Mettete, a poco più di due chilometri dall’arrivo, uno strappo di quelli che ti avvelenano i muscoli, con pendenze del 20 per cento. Mettete il pavé su questa salitaccia. Ora, agitate un po’, ma senza intorbidare troppo il cocktail. Quel che basta per valutare le residue energie e quindi le residue speranze di chi vorrebbe strappare all’olandese sempre più volante Steven Kruijswijk la maglia rosa. Un test alla vigilia di due tappe feroci, quanto ad altimetrie. Da Pinerolo alla francese Risoul, 164 km di cui 118 in ascesa, passando per il Colle dell’Agnello, quota 2744, Cima Coppi, dunque il punto più elevato del Giro, con il maligno assalto a Risoul che si trova in cima ad un’altra salita lunga tredici chilometri con una pendenza media del 7 per cento. Ci saranno morti e feriti. Le previsioni meteo sono buone. Si passerà dai 23 ai 25 gradi a bassa quota, in cima all’Agnello la temperatura scenderà a 7-8 gradi e non sono esclusi in finale di tappa dei piovaschi.

Poi, sabato, altri 134 chilometri di su e giù, equamente spartiti, con pendenze più cattive, da Guillestre, che si trova sotto Risoul, sino a Sant’Anna di Vanadio. Si comincia con il Col del Vars, per respirare aria di Tour. E’ previsto il micidiale Col de la Bounette, che è a 2715 metri, discesa sino a Isola e di nuovo su a stramazzarsi di fatica per le rampe del Colle della Lombardia, confine tra Francia e Italia, confine pure di ogni speranza se si vuole vincere il Giro. Senza dimenticare gli ultimi tre chilometri per raggiungere Sant’Anna di Vinadio, santuario severo come severe sono le strade per arrivarci. Lì finisce il Giro. Domenica, passerella da Cuneo a Torino.

Ebbene, la tappa cocktail da Muggiò a Pinerolo si è risolta in due corse nella corsa. Quella degli ultimi assaltatori e quella dei “migliori”. In mezzo, uno sparpaglìo di volonterosi partecipanti: sono rimasti in 161, dei 198 partiti dall’Olanda. Tra il vincitore Matteo Trentin e la maglia rosa, 13 minuti e 34 secondi. Il tempo di una pizza, di una birra e di un caffé, ascoltando un po’ di musica e godendosi le scintille dei campioni o aspiranti tali, che hanno simulato le battaglie di domani e dopodomani nello strappo pinerolese col pavé. E qui, eccovi le istruzioni per l’uso dei pronostici.

  1. La maglia rosa Kruijswijk, scortata da un bravissimo Battaglin, ha attaccato lo strappo ma non ha dato l’impressione di avere la brillantezza dei giorni scorsi. E’ forte, secondo Eddy Merckx, “il più forte sinora di questo Giro”. Quel “sinora” vuol dire molto: l’altitudine, la fatica accumulata e il peso della responsabilità possono appesantire tanto le gambe quanto la testa. Steven può però contare sui tre minuti di vantaggio che ha nei confronti del colombiano Esteban Chaves e sui 3’23” di ritardo del murciano Alejandro Valverde. Quanto a Vincenzo Nibali, il vantaggio è assai più cospicuo, ben 4 minuti e 43 secondi.
  2. Valverde, il terzo in classifica, ha preso la testa del gruppetto coi “migliori”, per saggiare le forze sue e soprattutto quelle degli altri. Anche lui non ha demolito i rivali, che gli sono rimasti in scia. Vuole il podio, lo terrà coi denti. Spregiudicato, vecchio pirata, cinico. Ha trentasei anni, l’età di chi ne ha viste e fatte di cotte e di crude. Le cotte, nel ciclismo, è meglio evitarle...
  3. Chaves, ha agganciato subito Valverde e Kruijswijk, ma poi è rimasto dietro di loro, senza provare a staccarli. Segno che non vuole sprecare energie. O che è in “riserva”. Sulla carta, è più facile per lui tentare il colpaccio e mandare in crisi Kruijswijk. Ma lo farà? Se non si sente sicuro, preferirà stare con l’olandese. Il timore, la prudenza, nel ciclismo celano la paura...
  4. Nibali ha risposto agli scatti. Mi è parso più sciolto, e meno legnoso rispetto ai giorni scorsi. Non solo è rimasto ai mozzi della maglia rosa, di Chaves e di Valverde, ma nella breve e tortuosa discesa, ha tagliato le curve come sa fare ed è andato subito in testa. Buon segno. Darà battaglia: è nel suo dna. Ha la classe e il temperamento per provare a fare l’impresa. Dipende se ne è convinto. E se ha superato la crisi. Coraggio e azzardo, i suoi jolly.
  5. Il russo Ilnur Zakarin ha fatto corsa parallela con Nibali e quelli dell’Astana. Tagliato il traguardo ha scambiato con Vincenzo qualche parola e si è congratulato con lo Squalo dello Stretto, dandogli una rispettosa pacca sulle spalle. Sigillo di un’alleanza?

In effetti Zakarin e Nibali hanno interessi convergenti. Il siciliano vuole vincere almeno una delle due tappe, se la condizione glielo consentirà (si aspetta l’esito delle analisi). Zakarin ambisce al podio. Kruijswijk in salita è forte, l’anno scorso è sempre stato tra i primi in montagna. In apparenza, sembra tenga molto bene il peso della responsabilità di difendere il primato, di lottare contro tutti. Oltre i duemila metri, Valverde notoriamente soffre. Chaves potrebbe essere prezioso alleato di Kruijswijk, per tamponare le ostilità prevedibili ed annunciate di Nibali. E’ come una partita a poker. Bisogna capire chi bluffa e chi invece ha carte buone. Vincerà la paura, o l’azzardo?

Le grandi salite della terza settimana di corsa sono un feroce setaccio. Si spera, il setaccio imparziale di una corsa senza bari e senza motorini celati nelle biciclette. E’ chiedere, anzi, è sperare troppo?