Affaristi, bluff e politica Il Giro di un’Italia a pezzi (nel quale vince Ulissi)

GIRO E RAGGIRO Catanzaro

Affaristi, bluff e politica

Il Giro è ripartito, sia pure frettolosamente, dal Meridione: quasi un alibi, per dimostrare che il popolare sport delle due ruote non trascura il Sud, come è invece successo l’anno scorso, completamente ignorato dagli organizzatori milanesi. Così Catanzaro, sborsando almeno 250mila Euro, ha offerto il giorno di riposo dopo la lunga - e lucrosa - trasferta dai Paesi Bassi. Non solo: nel “pacchetto Giro” era contemplata la partenza della quarta tappa (un forfait trattato dal sindaco di centrodestra Abramo, che è imprenditore): l’ultima volta della Calabria fu nel 2005.

Un lampo, uno stampo: la carovana del Giro, infatti, oggi sarà già in Campania, a Benevento, patria dell’ex ministro Nunzia De Girolamo, deputata di Forza Italia (se non ha cambiato di nuovo parrocchia) alle prese con problemi giudiziari per aver organizzato e promosso una sorta di “direttorio politico-partitico” il cui scopo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato quello di orientare nomine, appalti, e clientele dell’Asl di Benevento. Logiche di potere e di tornaconto elettorale. Che ieri sono state tenute accuratamente lontano dalla geografia della corsa.

Il 30 aprile è stato riaperto il museo archeologico di Reggio Calabria, coi magnifici bronzi di Riace, dopo una tormentata avvenura durata ben dieci anni. Poteva essere l’occasione giusta per lanciare nel mondo (il Giro è trasmesso in diretta in 180 Paesi) questo mirabile proscenio della Magna Grecia, in un territorio difficile e ingrato, dove la ‘Ndrangheta avvelena e corrompe la società. Ne sa qualcosa Anna Rita Leonardi, candidata del Pd (con tanto di benedizione renziana alla Leopolda quale “volto nuovo della politica”). Voleva diventare sindaco di Platì, comune più volte sciolto per mafia. Nel 2015 non si presentò nessun candidato. Nel 2014 non si raggiunse il quorum. Negli ultimi dieci anni i commissariatamenti sono durati più delle amministrazioni elette. Il 2 maggio Anna Rita annuncia su Facebook che “documenti alla mano”, è pronta. Quattro giorni dopo si ritira: “Il paese non mi ha sostenuto, qui vince la ‘ndrangheta”. Anche a Rosarno e San Luca, dove la densità ‘ndranghetistica è assai elevata, non ci sono liste: perché non ci sono le condizioni per andare alle urne”. Il 7 maggio Anna Rita attacca il Pd locale. Rivela: “Mi dicevano di non fare lo sbirro”.

La corsa rosa sembra un altro pianeta. Scivola via, come un’astronave aliena. Anche i corridori attaccano: ma per andare in testa. Il livornese Diego Ulissi che risiede in Svizzera e corre per la brianzola Lampre-Merida di Usmate Velate, unica squadra italiana nel ristretto club dell’Uci World Tour, ha vinto ieri quarta tappa meridionale, la prima in terra d’Italia. Il “tulipano” Tom Dumoulin si è ripreso la maglia rosa, persa domenica. Ulissi è terzo in classifica, Vincenzo Nibali, il grande favorito, quinto. Le premesse sono spesso promesse, nel ciclismo. Se non si bara, dopandosi, conta il talento, la forza, il sacrificio. Il campione va in fuga, per entrare nel mito. La corsa lascia il Meridione, punta a Nord...

Come hanno fatto, lo scorso anno, 168mila giovani, che si sono trasferiti per studiare al Nord: 23mila dei quali sono universitari. Gli atenei del Mezzogiorno hanno perso 122 milioni di Euro, solo di tasse universitarie. Senza contare l’indotto: oltre un miliardo, è il costo finale di questo esodo. La fuga del capitale umano vale cento Giri d’Italia. La promozione in A del Crotone è solo fumo negli occhi: perché le statistiche dicono che in quasi tutte le classifiche sulla qualità della vita è invece agli ultimi posti. Pigliamo la disoccupazione crotonese: 31,46 per cento. Poi, ci sono storie - non molte, a dir la verità - belle. Come quella del sindaco di Riace: secondo la rivista Fortune, Mimmo Lucano è tra le cinquanta persone più influenti del mondo, poiché ha saputo trasformare il problema dei migranti in risorsa ed integrazione.

Quando arrivi a Catanzaro c’è un cartello che annuncia: qui è nata la parola Italia. Non bastano questi sussulti d’orgoglio a cancellare la realtà dell’Italia al tempo di Renzi. Ieri, il Giornale di Calabria titolava: “La Calabria è seconda per povertà educativa”. Un quarto dei bimbi calabresi vive in povertà assoluta. Quando Renzi, il 20 aprile, è andato a proporre il Patto per la Calabria, ha offerto soldi che in parte erano già stati stanziati. Il ballificio della cattiva politica...

In compenso, il Giro fila diritto verso il cuore nevralgico di Renziland. Venerdì 13 eccoci a Foligno. Il sindaco Nando Misnetti è del Pd, un po’ renziano e altre volte no. E’ al bis. In quel di Foligno l’attrazione turistica è il celebre “birillo rosso” di un biliardo, che stava al bar centrale di corso Cavour. Il Mediterraneo è al centro del mondo. Foligno, al centro dell’Italia, il bar centrale al centro di Foligno, il birillo rosso, al centro del biliardo: dunque il vero centro del mondo. Il caffé non c’è più, sostituito dai locali della Banca delle Marche. Coinvolta nello scandalo Etruria...e guarda caso, il Giro approda ad Arezzo il giorno dopo, in casa della ministrissima Maria Elena Boschi. E domenica, lo show della cronometro individuale, uno spot infinito tra i vigneti del Chianti, 40,5 chilometri tra Radda e Greve in Chianti, a due passi dalla renziana Rignano sull’Arno, culla del premier e dei suoi “gironi”, ossia i fedelissimi. Senza trascurare il giorno di riposo a Campi di Bisenzio, territorio in cui il sodale Verdini spadroneggia...

Un Giro più della Nazione che d’Italia: abbiamo un tappone cruciale in Friuli, che è governato dalla Serracchiani vice di Renzi. Si sfiora il Brennero col riposo di Bressanone. Si va in Lombardia, a Cassano d’Adda (giunta Pd uscente) e a Muggiò, sindachessa Pd. Si parte, nel finale, da Pinerolo, nella tappa che potrebbe decidere il Giro. Lì, il sindaco Eugenio Buttiero, Pd vecchia tempra, voleva ricandidarsi, ma non ha voluto affrontare le primarie ed è stato costretto a mollare la sua “corsa”, come si spera non faccia Nibali nella corsa rosa. Già campeggiavano i manifesti elettorali: se l’è presa col partito, “hanno prevalso in certe persone la paura e l’incapacità di assumersi gravose responsabilità”. Sono rimaste spiazzate le quattro liste a lui collegate. Il Giro chiude a Torino. Lì l’astuto Piero Fassino si tiene lontano dalle beghe romane del Pd. Batte la capitale sabauda strada per strada, una tappa dietro l’altra per restare sul sellino di sindaco: pedalare stanca. Gli altri, di sicuro.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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