Gianni Versace Vent’anni fa - Veniva ucciso nella sua villa di Miami lo stilista più in voga. L’assassino lasciato agire indisturbato per mesi

Storie

Firenze, Palazzo Pitti, sera del 25 giugno 1997. Gianni Versace e il grande coreografo francese Maurice Béjart presentano Barocco Bel Canto, evento nell’ambito Pitti Immagine Uomo. Durante lo show (quaranta danzatori del Béjart Ballet Lausanne si mescolano ai modelli con gli abiti della nuova collezione) irrompe sulla scena Naomi Campbell: ha un revolver in mano. Spara più colpi in direzione del pubblico. Interrompe l’idillio musicale e coreografico. Poi sparisce. Come una dissolvenza. O un incubo. Ancora nessuno lo sa. Ma è il culmine della golden age, il periodo che consacra la moda italiana di cui Versace è l’interprete più estroso e immaginifico, il re del glam. Col senno di poi, più che una sconcertante trovata scenografica, un presagio?

Venti giorni dopo. South Miami Beach, Ocean Drive 1116, ore 9 e 03 di martedì 15 luglio 1997. E’ l’indirizzo di Casa Casuarina, la sfarzosa e mirabolante residenza dello stilista italiano in Florida, una reggia del kitsch e degli arredi barocchi, un tripudio di stucchi, boiseries, quadri, specchi, sculture, mosaici, di oggetti dai simbolismi esasperati. Greche, anfore, capitelli, ma anche le atmosfere moresche dell’Andalusia - penso al bagno, con intarsi alle pareti e colonnine di marmo bianco, leggere: ricordo la magnifica vasca in marmo giallo di Siena, uno dei suoi colori preferiti. E ancora: i bellissimi cuscini coi ricami eseguiti da maestri artigiani europei ed americani, in bilico tra passato e presente, tra esotismo e tradizione. Un trionfo di gessi, di trompe l’oeil (altra sua grande passione), di pareti intarsiate. La ditta milanese Fantini gli forniva i marmi per i mosaici. Il laboratorio del Piccolo gli realizzava legni, mobili e le famose meduse in ferro battuto, il suo emblema. La ditta Fontana decorazioni gli preparava i gessi e le decorazioni in resina. La Condor aveva elaborato per lui un’esclusiva linea di rubinetti. Versace non nascondeva l’ambizione di voler trasformare questa villa nel monumento alla sua vita, e al suo stile: era lo sfondo del suo immaginario artistico. Cambiava continuamente arredi: “Vivo in perenne evoluzione”, diceva. Non immaginava che Casa Casuarina sarebbe diventata il suo mausoleo. Anche oggi che si chiama Hotel Villa Casa Casuarina, albergo di lusso estremo, continua a restare meta di un pellegrinaggio incessante. Con effetti collaterali fastosi: dormire nella camera da letto che fu di Versace, una suite da Mille e una notte, può costare anche 15mila dollari.

Come d’abitudine, quel mattino non ancora ingabbiato dalla cappa d’umidità tropicale che a luglio avvolge Miami, Versace fa il giro del lungomare, un po’ di jogging e il solito stop al News Café, all’angolo dell’Ocean Drive con l’ottava strada. Lì consuma una spremuta d’arancia e un caffé, acquista i quotidiani italiani, saluta il barman e risale verso casa, a pochi isolati di distanza. Mentre spinge il cancelletto in ferro battuto ed è già sul primo dei cinque gradini di quella villa esagerata, un uomo quasi lo affianca. Indossa shorts neri e una maglietta bianca, di quelle col marchio Versace. Ha in mano una pistola calibro 40. Spara a bruciapelo due volte. Centra col primo colpo la nuca di Gianni, col secondo gli devasta il volto. Poi, fugge. L’assassino presunto si chiama Andrew Philip Cunanan. Ha quasi ventotto anni. E’ un gigolo della West Coast: “Un prostituto gay d’alto bordo”, disse la madre. Dal 12 maggio l’Fbi l’ha inserito nella lista top ten dei ricercati più pericolosi d’America. Ha ucciso quattro persone, tutti gay, in giro per gli States. La polizia di Miami non ha dubbi che l’assassino sia lui, “uccidere Versace lo avrebbe proiettato nell’olimpo della celebrità criminale”. E’ il colpevole ideale. Peccato che lo trovino morto, il 23 luglio, dentro una house boat, in un canale di Indian Creek, pochi chilometri da Casa Casualina. Suicidio. Piuttosto misterioso: arriva infatti con puntualità sospetta. Un profiler dell’Fbi l’aveva profetizzato: “Piuttosto che consegnarsi, si ucciderà”.

Sul caso Versace erano puntati i riflettori del mondo. Delle tv e della stampa. Cunanan era morto coi suoi segreti. La frettolosa cremazione del cadavere (senza che prima fosse stata eseguita l’autopsia) faceva comodo a tanti. Ai politici che temevano pesanti riflessi negativi sulla stagione turistica, la prima risorsa locale. All’Fbi e alla polizia locale, accusati di scarsa efficienza. E pure le spiegazioni ufficiali lasciavano perplessi. Nel frattempo, la moda in lutto non riesce a realizzare come ciò sia potuto succedere. In via del Gesù, a Milano, viene allestita la camera ardente. Il 25 luglio viene celebrata la messa in suffragio al Duomo. E’ una cerimonia struggente. Lady Diana piange. Elton John e Sting cantano The Lord is my Sheperd (il Signore è il mio pastore), la commozione travolge principesse, modelle, cantanti, attori, coreografi, stilisti, gli sportivi, le direttrici delle riviste di moda”. Cioè le grandi star degli anni Novanta. Piangono lacrime sincere per Versace. E anche per il mondo meraviglioso, irripetibile che Versace - e loro - rappresentano: artefici del lusso e dei sogni di massa.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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