Kasparov-Karpov, 25 anni dopo la sfida infinita può ricominciare

Garry Kasparov

Gli scacchi e la pazzia hanno gli stessi confini: lo dimostra la strabiliante e sconcertante parabola di Bobby Fisher, il fuoriclasse americano che distrusse l´egemonia della scuola sovietica scombussolando regole e comportamenti durante l´epocale confronto di Reykyavik del 1972, in piena Guerra Fredda, e poi scappando dal mondo. E lo dimostra l´incredibile accordo raggiunto ieri dai pensionati della scacchiera Anatolij Karpov, 58 anni, e Gerry Kasparov, 46, che si sfideranno di nuovo nel sequel del loro primo storico incontro, il più lungo ed estenuante della storia scacchistica: in palio, 25 anni fa, c´era il titolo di campione del mondo, detenuto dal brezneviano Karpov, presidente dei giovani pionieri dell´Urss. Alla fine di settembre, invece, a Valencia dove si disputerà il revival tra i due mostri sacri degli scacchi, c´è un conto in sospeso.

Perché un quarto di secolo fa quel match interminabile non finì come avrebbe dovuto. Fu sospeso: nel momento più delicato. Con Karpov che dopo nove partite era già avanti 4 a 0. Gli bastavano ancora due vittorie per “matare” l´irruente Kasparov. Gerry, disperato, trovò in Botvinnik, campione leggendario, il suo mentore: «Non dare ascolto a tua madre Klara». Già, perché l´ingegnere Klara Kasparova era l´ombra del figlio. Ieri come oggi. E´ stata lei a ordire la trama del Match Definitivo. «Tu devi smettere di avere idee. Preoccupati solo di non perdere. Gioca molle, passivo». Gerry infilò una serie di 17 pareggi, perse la 27esima partita, dopodiché inchiodò Karpov. Prima con qualche patta, poi una timida vittoria seguita da altri nulli e infine due secchi successi. Allora, dal Cremlino arrivò l´ordine di chiuderla lì. Ci pensò il buon Florencio Campomanes, presidente della Fide, la federazione internazionale che i sovietici manovravano spudoratamente.

E così fu. Senza né vincitori né vinti, dopo 5 mesi e 48 partite, di cui 40 nulle. Mandando a casa i due il 25 febbraio 1985, Campomanes sentenziò che il titolo restava a Karpov. Tutti capirono che la ragione era un´altra: Karpov era il campione del regime sovietico, Kasparov il giovane ribelle che non accettava la ferrea disciplina del partito. La Grande Sfida Incompiuta divise il mondo degli scacchi. Chi era il più forte? Il giovane Kasparov, azero di talento infinito, col suo gioco scintillante fatto di sacrifici e di varianti estreme? O il metodico e razionale Karpov, l´idolo del Politburo, il “freddo assassino” come lo chiamava il suo maestro Nitikin? Dal 21 al 24 settembre lo decideranno 12 partite, 4 a scacchi veloci, 8 a blitz. Oggi Karpov gioca raramente in competizioni ufficiali, preso com´è dal business. E´ sceso al 98esimo posto delle classifiche mondiali. Kasparov ha dichiarato nel 2005 di aver chiuso la sua carriera sportiva e di concentrarsi su quella politica, fiero oppositore di Putin.

Fonte: La Repubblica

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