Quei fondamentalisti della porta accanto 800 negli Usa, oltre 10 mila in Francia; non ci sono fondi per tenerli tutti sotto controllo

Euro 2016 Parigi

PARIGI. Un filo ahinoi assai poco rassicurante lega l’assassino dei due poliziotti di Magnan ville a Omar Mateen, il massacratore del club gay Pulse di Orlando. Entrambi erano sospettati di stare in bilico tra integralismo e terrorismo. L’americano era stato sottoposto a due interrogatori, nel 2013 e nel 2014, durante i periodi nei quali l’Fbi lo aveva messo sotto osservazione: un altro elemento di sospetto lo dava il padre, ammiratore dei talebani, che appoggiava con post su YouTube. Il francese Larossi Abballa era finito in prigione condannato a tre anni per “associazione a delinquere con fini di terrorismo”, nel 2013 dal famoso giudice Marc Trevidic che aveva smantellato una filiera franco-pachistana guidata dall’indiano Mohamed Niaz Abdul Rassed. Costui reclutava volontari da spedire in Pakistan e arruolarli in al-Qaeda. Di recente, Abballa era stato indagato per contatti con una cellula che aveva legami in Siria. Entrambi erano dunque nel mirino delle forze di sicurezza francesi ed americane. Negli archivi dell’antiterrorismo internazionale i loro nomi erano noti. Se i protocolli di prevenzione sono stati applicati, su di loro erano stati attivati “dossier caldi”. Tanto che il telefono di Abballa era stato messo sotto controllo. Inutile.

Sia la Sdat sia l’Fbi, infatti, sono stati colti di sorpresa: tragica dimostrazione che se è sempre più possibile intercettare cellule, per via delle inevitabili connessioni organizzative, è invece quasi impossibile impedire le azioni dei cosiddetti “lupi solitari”, anche se si tratta di elementi in “odore di radicalismo”. Qual è il problema? Semplice: sono troppi. Negli Usa, almeno 800. In Francia, oltre diecimila. Per tenerli tutti sotto controllo, occorrerebbe mobilitare migliaia di agenti (ne servono dagli 8 ai 12 per sospettato). Il prezzo della sicurezza diventerebbe insostenibile. Tanto per capirci, ogni giorno di Euro 2016, solo per mantenere in efficienza il dispositivo militare dispiegato dopo gli attentati dello scorso anno, costa un milione di Euro, senza contare i 10mila agenti privati ingaggiati per i controlli di routine negli stadi, nelle zone del tifo e nei ritiri delle 24 squadre. L’Eliseo ha mobilitato 42mila poliziotti e 40mila militari. Le forze d’assalto del Raid, della Bri e del Gign sono pronti ad intervenire e a raggiungere qualsiasi obiettivo entro 30 minuti. Questa mobilitazione generale dovrebbe scongiurare i rischi terroristici e pure quelli hooliganistici. Non sembra ci siano riusciti.

Nonostante gli imponenti apparati ipertecnologici a disposizione dei servizi per intercettare telefonate e messaggi web, nonostante il poderoso dispiego di uomini e mezzi all’Euro 2016 (ci sono state 30 simulazioni d’attacchi per fronteggiare “ogni tipo di situazione di crisi”), Francia e Stati Uniti ancora una volta si sono mostrati impreparati agli attacchi di questi “combattenti del Califfato”, liberi di agire a livello individuale. Li chiamano “i kamikaze dell’anonimato domestico”, i fondamentalisti della casa accanto. Hanno fatto loro l’appello (2014) del Califfato: “Nessun fedele deve chiedere il permesso per portare il terrore in nome dell’Isis”. Il 21 maggio scorso lo sceicco Adnani ha invitato a colpire “gli infedeli in America e in Europa durante il Ramadan”. L’agenzia di stampa Amaq (legata allo Stato islamico) ha rivendicato gli atti di terrorismo. Nella guerra ibrida e asimmetrica del Califfato l’obiettivo è inoculare il virus islamico, creare ansia e terrore nell’opinione pubblica, scatenare la reazione delle destre per destabilizzare; nel caso della Francia al tempo di Euro 2016, sfruttare l’alta tensione degli scioperi e del tifo violento che hanno evidenziato negligenze, scelte incaute e falle nei controlli.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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