La Battaglia di Marsiglia Putin “vende” la sua Russia e tifa per il caos europeo

Euro 2016 Marsiglia

La visita di Renzi in Russia, ospite d’onore al Forum di San Pietroburgo - ambiziosa vetrina economica putiniana - cade in un momento assai delicato e complesso, per le intricate situazioni geopolitiche del momento: tra pochi giorni Bruxelles dovrà decidere se rinnovare o no le sanzioni; le imponenti manovre Nato in Polonia sono giudicate “provocatorie” da Mosca che minaccia ritorsioni; le prodezze degli hooligans paramilitari russi all’Euro 2016 sono diventate materia di un aspro scontro diplomatico: lunedì un gruppo di tifosi russi è stato bloccato a Mandelieu-la-Napoule (a due passi da Cannes). Secondo la polizia, non si trattava di semplici tifosi, ma anche di reduci degli scontri di Marsiglia. Volevano raggiungere Lille, per la partita con la Slovacchia, persa dalla Russia ieri pomeriggio. Dei 43 fermati, undici sono stati rimessi in libertà, gli altri sono rimasti a disposizione degli inquirenti: “Un incidente inammissibile”, ha tuonato Sergej Lavrov, il ministro degli Esteri, parlando alla Duma. Lo stesso ambasciatore francese, convocato al ministero degli Esteri, ha dovuto ingoiare parole minacciose: “Se vi saranno ulteriori misure anti russe, potrebbero essere danneggiate in modo sostanziale le relazioni bilaterali”.

Mosca teme che gli ultras paramilitari svelino retroscena imbarazzanti? Che rispondano, in un sussulto d’orgoglio, “mi manda Vladimir”? E’ vero che gli hooligans paramilitari sono arrivati in Francia a bordo di un volo charter noleggiato dalla federazione? E’ vero che parecchi di questi passeggeri avevano passaporti diplomatici? Chi coordinava gli assalti? Che ruolo ha Alexander Shprygin, capo della temuta “Unione Panrussa dei Tifosi”, assistente del deputato ultra nazionalista Igor Lebedev, autore di una disinvolta twittata dopo i fatti di Marsiglia: “Non ci vedo proprio niente di male nelle risse tra ultras”. Shprygin era sul bus fermato a Mandelieu. Ci sono foto che lo ritraggono con Putin chiamato rispettosamente “papà” dagli ultras russi, “abbiamo sconfitto i nostri maestri inglesi”, hanno fieramente postato nel web. Sul sito di Mikhail Khodorkovskij, l’oligarca dissidente in esilio elvetico, si ironizza: “Una nazione definisce se stessa dalle sue vittorie militari. Per i russi, c’è la Battaglia dei Laghi Ghiacciati, Kulikovo, Borodino, Stalingrado e ora...Marsiglia”.

Per altri, invece, c’è un preciso disegno del Cremlino, dietro i blitz degli hooligans paramilitari russi. Slava Rabinovich, influente uomo d’affari amico e vicino di casa del povero Boris Nemtsov, leader dell’opposizione moderata, ospita nel suo blog le “Confidenze di un silovik” (un funzionario dei servizi) in cui si delineano “i quattro motivi” all’origine dei disordini. E’ la tesi del caos, parola chiave del lessico di “papà”. In sintesi, l’uscita della Gran Bretagna sarà elemento di disordine in seno all’Europa. Occorre aiutare il “caos”. E scatenare l’effetto domino dell’uscita dalla Ue, foraggiando e appoggiando gli estremisti antiEuro, identitari, xenofobi e propugnatori delle “piccole patrie”. Quella degli hooligans all’Euro 2016 è guerra senza servizio militare. Ma a che fine? Nel 2018 la Russia ospiterà il Mondiale. Ne siamo davvero certi? Non ci sono soldi. Non è pronto niente. Putin è informato del rischio boicottaggio. Sarebbe uno smacco. Già deve fronteggiare lo scandalo corruzione e quello del doping. Come uscirne fuori senza perdere la faccia? Scatenando gli ultras paramilitari per costringere l’Uefa a escludere la Russia dall’Euro 2016, di riflesso probabilmente dallo stesso Mondiale. Essere espulsi giustificherà la rabbia contro l’Ue e la rinnovata paranoia del complotto contro la Russia “circondata” da nemici e subdoli partners.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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