Palla al centro e subito 1 a 0 per il Califfato. Il terrore ha già fatto gol alla sicurezza Sindrome - Il fantasma delle partite a porte chiuse e un torneo all’insegna della tristezza

Euro 2016 Parigi

Mi dice un amico di Parigi: “Vuoi un consiglio? Meglio non andare all’Euro 2016. Perché sottoporsi a tanto stress da terrorismo?”. Attorno allo Stade de France di Saint-Denis, dove il 10 giugno alle 9 di sera si giocherà la partita inaugurale Francia-Romania, più altre tre partite di qualificazione, un ottavo, un quarto e la finalissima del 10 luglio, c’è una barriera di metallo, roba da lager e non da gioco del pallone. Ci sono solo quattro accessi, per 80 mila spettatori. Ma chi può dimenticare i kamikaze del venerdì 13 novembre che si sono fatti esplodere davanti allo Stade de France? Prudenza fa rima con paura.

Giancarlo Abete, vicepresidente del comitato esecutivo Uefa, a una radio francese si è lasciato sfuggire che “non possiamo escludere la possibilità di giocare a porte chiuse, come non possiamo escludere il terrorismo”. Immaginatevi l’immediata e inviperita reazione degli organizzatori. Così arriva una frettolosa nota riparatoria Uefa: “Siamo sicuri che saranno prese tutte le misure di sicurezza per un Europeo festoso, quindi non ci sono piani per giocare le partite a porte chiuse. Tuttavia, stiamo lavorando su piani di emergenza”. Ci mancherebbe…

Insomma, sono campionati a dir poco blindati. Tristi. Alla fin fine, già così è una vittoria del terrorismo: il Califfato costringe la Francia, una delle odiate potenze “crociate”, ad agire in difesa. E spendere somme astronomiche per le misure di sicurezza: cominciando coi 20 milioni di euro per gli stadi e dintorni. Per le operazioni di ingresso agli stadi e regolare il deflusso, sono stati assunti 51 mila steward (con contratti temporanei), mentre le forze speciali, in assetto di guerra, saranno in grado di intervenire entro 20 minuti su tutto il territorio nazionale.

Per necessità, il governo ha voluto mantenere – nonostante l’oggettivo pericolo – le fan zones, cioè le aree all’aperto dove i tifosi potranno assistere alle partite seguendole sui maxi-schermi, in cui sono previsti animazioni e spettacoli musicali. Il budget per renderle più sicure è stato portato da 12 a 24 milioni, e questi quattrini hanno scatenato polemiche, soprattutto in tempi di furibonde manifestazioni contro il Jobs act alla francese e di tagli alla spesa sociale: i comuni coinvolti dovranno sborsare almeno 8 milioni di euro, l’Uefa ne metterà solo 4. Il resto degli interventi finanziari se lo accolla lo Stato. Alibi: 7 milioni di persone dovrebbero affollare queste aree, nel mese degli Europei (a Lens si trova la più piccola, può ospitare 10 mila persone, Campo di Marte a Parigi 10 volte tanto), dunque si spenderanno appena 3 euro e mezzo a persona, un costo pro capite accettabile. O no?

Tutto questo elefantiaco, in apparenza rassicurante e nella realtà opprimente apparato, però, potrebbe non bastare.

C’è poi lo spauracchio politico. Un fallimento delle misure di sicurezza porterebbe tantissima acqua al mulino dell’opposizione, quello cioè di Marina Le Pen. La quale non attacca il calcio e la manifestazione, ma le strategie della sicurezza. Soprattutto le sue spese. Quanto ci costerà questo sfizio calcistico? Sarà davvero efficace? I sindaci delle città coinvolte nell’Euro hanno più volte lamentato la loro “solitudine” dinanzi alla radicalizzazione islamica e alle loro potenziali derive terroristiche, “ma non possiamo fronteggiarla”, poiché siamo incompetenti in materia di sicurezza interna e di informazioni “sensibili”.

Quanto sia critico il tema dell’Euro lo dimostrano le recentissime ed affannate dichiarazioni di monsieur Manuel Valls, il primo ministro francese: “Non si deve rinunciare all’Euro 2016, equivarrebbe ad alzare bandiera bianca di fronte alle minacce del terrorismo e della violenza”.

Così, monsieur Valls, su sollecitazione del presidente François Hollande, rinnova lo stato d’emergenza sino al 26 luglio (dunque, Tour de France compreso). Bisogna dare all’opinione pubblica una risposta decisa, autorevole, autoritaria.

Tanta apprensione è giustificata dalle minacce dell’Isis e di al Qaeda. E quindi: allerta massima. Clima da assedio. Misure di sicurezza imponenti: 20 mila agenti per proteggere 10 stadi e i campi di allenamento delle 24 squadre in gara. Più centinaia di contractor, insomma, roba alla Baghdad.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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