La “vedova” e il ricatto agli alleati recalcitranti Trattative Sfumata (almeno per il momento) la Grosse Koalition la cancelliera cerca di unire le richieste di liberali e Verdi, ma potrebbe anche puntare al ri-voto

Bundestagswahl 2017 BERLINO

BERLINO. In qualche bar di Kreuzberg hanno cominciato a proporre il cocktail Jamaica. Il gin lo chiamano Cdu-Csu: va mescolato mescolato a foglie aromatiche, dette Grunen; poi si aggiunge un terzo di vodka, marca Fdp, i liberali: non sono contro le sanzioni a Mosca? Necessario versare acqua fredda per abbassare la fiammata populista dell’Afd: lo suggerisce (“Kühle gegen Hitze”) Georg Löwisch sulla prima pagina taz.die tageszeitung, dove commenta la disfatta dei socialisti, la mezza vittoria della Merkel e l’irruzione dei populisti: AFD Drittstärkste Fraktion, ossia la terza forza del nuovo Bundestag. In cui leader stanno già litigando, tant’è che Frauke Petry che ha deciso di non andare in Parlamento, nonostante abbia vinto nella sua circoscrizione in Sassonia. Sopra l’articolo di Löwisch campeggia una formidabile, emblematica fotografia: il Reichstag di notte colpito da una poderosa saetta.

L’ironia berlinese è patologica, una tradizione che ha resistito anche sotto la Ddr. Impazzava al tempo della Repubblica di Weimar, quando il caos politico somigliava a quello di oggi. Già c’è chi evoca infausti paragoni. Al Teatro Cabaret Distel in Friedrichstrasse va in scena “Zimmer, Küche: Staat!”, ossia due stanze più cucina: Stato!. Protagonisti: Trump, Merkel e Putin. Donald è in visita ufficiale. Vladimir vuole annettere dopo la Crimea anche il centro di Berlino. La Merkel propone a Trump un bilocale. La confusione “ist perfekt!”.

La vera Angela Merkel ha messo le mani avanti, escludendo l’ipotesi di elezioni a primavera. Segno che se n’è discusso. Alla vedova della Grosse Koalition non conviene. Nemmeno agli aspiranti concubini, i liberali e i Verdi. Pagherebbero il fallimento delle trattative. Il tripartito è l’unica alternativa al binomio Cdu-Spd. Che vogliono in cambio del loro appoggio?

Il bel Christian Lindner, 38enne presidente della Fdp, propone il revival di un governo a trazione liberal-conservatrice, senza il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, e con tutta una serie di paletti, cioè di “no”: in politica estera chiusura del rubinetto che eroga fondi ai Paesi del Mediterraneo; no alla Grecia; no a Mario Draghi; migranti rimpatriati appena sono terminati i conflitti dalle loro parti; no ai profughi economici; neoliberalismo; investimenti massicci nel settore della ricerca e dell’istruzione. Per lusingare Angela, le ha promesso di rilanciare gli ideali europeisti, nel solco della tradizione liberal-conservatrice tedesca (e del sempiterno ministro liberale degli Esteri Hans-Dietrich Genscher, reo di aver promesso a Gorbaciov che mai la Nato avrebbe superato l’Elba...). Come ciliegina sulla torta, Lindner, si fa paladino dei diritti civili ed individuali contro le tentazioni autoritarie delle nuove destre.

Coi Verdi, la questione si fa più complicata. Katrin Göring Eckardt è leader dei “realisti”, la corrente centrista favorevole ad un accordo con la Mutti. Ma i programmi degli ambientalisti e quelli dei liberali sono agli antipodi, tranne che su Schäuble. Pesa il no al diesel, cioè all’industria dell’auto che per la Merkel è un pilastro dello sviluppo e del surplus di bilancio. Imbarazza la pretesa di chiudere le venti centrali a carbone più inquinanti. I Grunen vogliono un miliardo di euro per le piste ciclabili e per migliorare i trasporti pubblici, la Merkel è d’accordo. Ma coi liberali ci sono pesanti divergenze su settori sensibili come immigrazione, sicurezza, pensioni, fisco, giustizia. Questo Jamaica è un cocktail davvero indigesto. Sta a vedere che tornano sotto, fra qualche settimana, i socialdemocratici. Magari senza il libraio Martin Schulz. Domenica sera, i cacicchi dei lander lo avrebbero scannato.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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