Brutti, antipatici e cattivi: gli ultrà che premiano l’AfD Lipsia - La squadra-fenomeno e l’orgoglio dei supporter che si identificano con il partito xenofobo e nazionalista

Bundestagswahl 2017 Lipsia

LIPSIA. Ieri l’RB Leipzig ha battuto il Francoforte 2 a 1: il primo gol l’ha segnato al 28’ Timo Werner, attaccante anche della nazionale nonché della Under 21, acquistato dallo Stoccarda per dieci milioni di Euro. Il raddoppio è arrivato per merito del francese Jean-Kevin Augustin, al 67’. Gli avversari hanno accorciato dieci minuti dopo. Oltre 40mila gli spettatori del bellissimo Zentrastadion, costruito nel 2004 per i Mondiali di due anni dopo, quelli vinti dall’Italia. In classifica è sesta.

Che c’entra la partita con le elezioni? C’entra, eccome: il tifo degli stadi nella Germania Orientale è un incubatore della rabbia, un veicolo di sfogo antisistema e xenofobo, in cui si concentra il risentimento del declassamento sociale e dell’emarginazione urbana, ma anche la nostalgia della Germania comunista, e in cui si è inserito abilmente Pegida, ossia “patrioti contro l’islamizzazione dell’Occidente”, un movimento di estrema destra che ha occupato lo spazio rimasto a lungo vuoto tra la CDU-CSU (il centrodestra) e i gruppuscoli neonazisti, assai fiorenti nell’ex Ddr.

Cosa accomuna gli ultras? L’odio per Angela Merkel e per Bruxelles. Succede, quindi, che gli stadi diventino una sorta di territorio franco per lanciare slogan virulenti contro gli immigrati e gli stranieri e consolidare l’appartenenza identitaria. Il calcio è una sorta di collante: i club della defunta Germania Orientale, infatti, illustrano le contraddizioni dell’unificazione e il malessere sociale. Dopo la caduta del Muro, la Bundesliga dovette affrontare un problema piuttosto complicato: l’integrazione delle squadre orientali. Che avevano una grossa tradizione, anche a livello internazionale: come il leggendario FC Magdeburgo, per esempio, o la mitica SG Dynamo Dresda. La nazionale Ddr aveva vinto l’oro, ai Giochi di Montreal, nel 1976. Insomma, un capitale umano e societario di spessore. Ma succede l’ineluttabile: le squadre orientali non dispongono dei capitali necessari per affrontare il campionato tedesco. Così, poco a poco spariscono dalla ribalta principale. Visto da Est, i cugini dell’Ovest decisero di liquidare la federazione dell’Est. Politicamente parlando, la prima era conservatrice, la seconda affiliata al partito comunista: i dirigenti delle squadre erano funzionari di Stato, non capivano nulla dei meccanismi capitalistici che regolavano il mondo del calcio occidentale. Fu dunque semplice approfittarne. In più, i club occidentali fecero razzia, accaparrandosi i calciatori migliori. Più di 200 si trasferirono senza alcun rimpianto. Sedotti da ingaggi per loro irresistibili.

La privatizzazione delle squadre, imposta dall’unificazione, fu un Far West. Rapaci e cinici imprenditori dell’Ovest fecero man bassa. Più che altro, erano imprenditori immobiliari. Gli la “vetrina” del calcio, in città da ricostruire, restaurare e sfruttare. Incassati i quattrini, abbandonarono al loro destino i club. Esemplare la vicenda della Dinamo Dresda, che aveva vinto otto campionati Ddr ed era stata tre volte nei quarti di Coppa dei Campioni. Acquistata dallo speculatore Rolf Jurgen Otto, in tre anni fu distrutta (e “Otto der Grosse” finì in galera).

Il caso dell’RB Lipsia è diverso, societariamente. Nasce nel 2009, cooptando un modesto club della periferia cittadina. I soldi sono dell’austriaca Red Bull, che ha già squadre a New York, in Brasile e a Salisburgo. Il regolamento della Bundesliga vieta che i nomi delle squadre facciano riferimento ai loro sponsor. Fatta la legge, trovato l’inganno. La squadra viene battezzata RasenBallsport (letteralmente “sport della palla a prato”). In sigla, RB. Cioè Red Bull. La squadra in men che non si dica sale dalla quinta divisione alla Bundesliga, dove si piazza seconda e ottiene così il diritto di partecipare alla Champions. Tutto al grido orgoglioso “L’Est è tornato!”. Solo che i tifosi delle altre squadre di Bundesliga li disprezzano. Invidiosi dei capitali di Red Bull. Del secondo posto lampo. Rinfacciano a quelli di Lispia di essere dei parvenus. Di non avere tradizione. Il Lipsia diventa la squadra più odiata di Germania. Col risultato che la rabbia si radicalizza e che l’estremismo di destra si compatta dietro le bandiere ultras. Che oggi voteranno Afd, per spaventare la Merkel e l’Europa e diventare la terza forza del Bundestag.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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