Dove Angela è diventata la “Mamma” dei tedeschi

Bundestagswahl 2017 TEMPLIN

TEMPLIN. Nel centro di Templin, all’angolo fra Schinkel strasse e la Kant strasse, una troupe olandese insegue un’anziana signora per chiederle se è orgogliosa di Angela Merkel, sicura vincitrice delle prossime elezioni, per la quarta volta padrona della Germania, dunque dell’Europa. Templin, infatti, è il paese dove la Merkel è cresciuta, quando si chiamava ancora Angela Kasner. E dove la sua Germania era quella dell’Est: la trinariciuta Repubblica Democratica Tedesca, la più fedele alleata di Mosca. Cioè dittatura comunista. Luogo simbolico.

Signora, sa che la famiglia di Angela veniva dalla Germania dell’Ovest, da Amburgo? “Ja”, replica lei. Laconica. Segue la vecchia regola: tacere è meglio. Sa, signora, che mentre loro venivano a vivere qui, nella Germania dell’Est, quell’anno, il 1954, in 180mila scappavano in direzione opposta? “Ja”. Poi aggiunge: “Erano tempi difficili”. Concessione alla democrazia... Si accomiata: scusate, devo fare la spesa. Saluta e se ne va.

Il padre di Angela era un pastore luterano, ed anche un teologo convinto che non si dovesse pigliar di petto il regime comunista. Uno di quelli, mi spiega Jacqueline Boysen, autrice di Angela Merkel. Eine deutsch-deutsche Biographie, “che voleva conciliare insieme Gesù e il socialismo...”. Incontro la Boysen casualmente, sulla soglia della chiesa evangelica Maria-Magdalener, dove il padre della Merkel ha predicato. Lei cerca qualcosa nel registro delle firme dei visitatori. Sta preparando un servizio per la radio tedesca. Forse, spera di trovare un messaggio della Merkel. Dev’essere passata di qui qualche giorno fa, perché c’è stata una piccola cerimonia che ricordava il padre, scomparso il 2 settembre del 201. Nel registro non vi è traccia della Merkel. In compenso, c’è una piccola mostra dedicata ai 500 anni luterani. E un banco dove si vende anche un Luther Kaffee (4,90 Euro)...Intanto, Jacqueline mi racconta di Horst Kasner, il padre della Merkel. Era un sognatore. Un eccellente pedagogo. La sua Chiesa lo spedì all’Est per formare i preti protestanti. Teorizzava una Chiesa non accanto né, tantomeno, contro, ma - appunto - nel socialismo: “Pure l’educazione dei figli fu coerente con le sue idee”. Tant’è che Angela, “una ragazzina molto brava a scuola”, finisce nelle file dei Giovani Pionieri, e poi nella Freie Deutsche Jugend, l’organizzazione giovanile comunista. Peraltro, una scelta pragmatica: per poter usufruire di una formazione scolastica superiore bisognava seguire questa trafila.

Mi sposto dunque a Roeddeliner Strasse che costeggia il periferico Bürger-garten, un parco dalle perfette proporzioni come solo i tedeschi sono capaci di creare e conservare. Templin è una cittadina di campagna, nel cuore del Brandenburgo, circondata da un verde imperiale. Ai margini del rigoglioso Garten, si trova l’austero palazzo di primo Novecento (1909) che ospita la Nature Schule, sorta di Montessori teutonica. Negli anni della DDR, c’era il Gymnasium di regime. Angela Merkel lo frequentò dal 1963 al 1966. Lei saliva i dieci gradini che portano dentro l’istituto. Io scendo sotto, per raggiungere il sekretariat della scuola. L’impiegata, gentilissima, confessa che non c’è più nulla riguardo alla Merkel: “E’ tutto cambiato, dopo la caduta del Muro”. Nessun documento. Non è mai tornata a rivedere la sua vecchia scuola? “No”. Nessuna rimpatriata. Unico legame: il 4 luglio del 2012 un gruppo di studenti ha inviato una lettera alla Cancelliera per chiederle un contributo da destinare ai bisognosi. Però, aggiunge, “non escludo che veda alcuni vecchi compagni di classe”. Se lo fa, è nella discrezione più assoluta. Un dogma, per Angela.

Fuori, lungo la strada, appesi ai pali della luce, si susseguono i manifesti elettorali. Anche quello della Merkel: “Per una Germania dove si vive bene e volentieri”, recita il suo pacato ed ottimistico slogan. Che a qualcuno non piace. Incollato di traverso proprio sul naso, una striscia con su stampato l’insulto: “Volksverrater”. Traditore del popolo. Sopra, beffardo, hanno issato il manifesto azzurro dell’ADF (Alternative fur Deutschland, l’estrema destra xenofoba): “Frontiere protette”, kein Pass-kein Eintritt!, chiaro il concetto: nessun passaggio, nessun ingresso.

Nemo propheta in patria. Nella Templin che ha forgiato la tempra della Merkel, il borgomastro Tabbert Detlef è della Sinistra (Die Linke). Governa assieme alla Spd, un’isola “rossa” nella circoscrizione - più o meno corrispondente alla nostra provincia - targata CDU. Insomma, non funziona la mozione degli affetti: “Noi tutti comunque la rispettiamo: non ostenta mai il suo potere, anzi, si comporta come una cittadina qualsiasi. Detesta mettersi in mostra, e questo è molto apprezzato. Ha una casa di campagna a Hohen Walde, 25 chilometri da Templin. Ci viene spesso. L’ultima volta, l’abbiamo vista lo scorso week-end”. A far che?

“So che è stata a trovare la sua amica Christa Kothe, proprietaria della Glashütte di Annenwalde, un’antica fabbrica di cristalli”. C’è chi indica il ristorante dove ama cenare, o la gelateria sul laghetto lungo la Weinbergstrasse. Ma i più sono reticenti: “Mezzo secolo di dittatura comunista lascia tracce indelebili, anche se sono già passati 28 anni dalla caduta del Muro”, chiosa Jacqueline. Lo dimostra la fatica per strappare qualche notizia sulla Mutti della Mutti, la mamma di Angela, prof di inglese e latino: un peperino iperattivo. Mutti Herlind odia sentirsi una pensionata. Alla faccia degli 89 anni compiuti l’8 luglio, continua a insegnare inglese. Vive qui da sessant’anni esatti, da quando suo marito, fu trasferito a Templin per consacrarsi alla fondazione del Waldhof, un centro pastorale di formazione continua (“Eine schule fur alles”, una scuola per tutti lo slogan che campeggia sopra la facciata dell’ingresso). Mutti Herlind tiene due corsi alla Volkshochschule, il doposcuola per studenti lavoratori al numero 16 di Dargersdorferstrasse, in un quartiere di case popolari tristi e grigie, eredità della Ddr. Il primo, “Englisch B2”, cominciato il 12 settembre, si concluderà il 5 dicembre: dalle 18 alle 19 e 30 due volte la settimana, per dieci settimane. Il secondo finirà il 25 gennaio. Angela ha solo 63 anni, siamo avvertiti...

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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