Parigi si prepara alle elezioni più pazze Incertezza Tra indagati e figure di secondo piano Hollande tentato dal ridiscendere in campo

FAIDA PER L’ELISEO Parigi

PARIGI. Presidenziali francesi, meglio dei romanzi di Simenon. Già, perché non si può proprio dire che in questi tempi elettorali manchino suspense e colpi di scena. Il 33 per cento dei francesi, secondo un’inchiesta pubblicata da Le Monde mercoledì scorso si troverebbe d’accordo con il Front National di Marine Le Pen, data in testa nei sondaggi. Uno scenario inquietante. “Bulldozer” Le Pen...Ma bastano appena 48 per capovolgere quel fosco fondale. Ieri, infatti, è saettata come un fulmine a ciel sereno la notizia che Emmanuel Macron, il candidato centrista, ha scavalcato la rocciosa Marine, andando in testa nelle preferenze di voto dei francesi al primo turno previsto il 23 aprile. Lo certifica un sondaggio condotto da Harris Interactive: sull’indipendente Macron converge il 26 per cento dei voti, contro il 25 della Le Pen, che ha perso due punti, e non è poco. E’ un dato politicamente significativo, perché sinora la leader populista dell’estrema destra era sempre risultata in testa ai sondaggi. Paga i guai giudiziari. Paga il rifiuto di essere sentita dagli inquirenti. Paga la lagna di sentirsi vittima di un complotto. Secondo l’istituto Harris, l’ex ministro dell’Economia di François Hollande “straccerebbe” addirittura la Le Pen con il 65 per cento dei consensi, contro il 35 per cento. Come mai?

A fregare la Le Pen è la paura. Ma non la paura sulla quale lei fa leva: quella degli immigranti. Della globvalizzazione. Dell’asservimento a Bruxelles. No, ai francesi fa paura uscire dall’Euro. E restare isolati. In loro soccorso arriva l’astuto e tecnologico Macron: il trentanovenne leader del movimento En Marche, si presenta come l’uomo “provvidenziale”, meglio, come “l’uomo senza partito” che ha un progetto politico concreto, “ragionevole” e non “avventurista” come quello dei populisti, capaci di gridare promesse economiche “irrealiste e irrealizzabili”. Non a caso ha prodotto un opuscolo di 32 pagine (distribuito in 8 milioni di copie), una sorta di “contratto” coi francesi (non vi ricorda qualcosa, o meglio, qualcuno?) in cui spiega come regolare la fiscalità, come modulare lo sviluppo e come aiutare le fasce più deboli della società.

Ma non è la sola notizia sconvolgente di giornata. A meno di un mese e mezzo dal voto, si riaffaccia sulla scena François Hollande, il presidente che aveva annunciato lo scorso dicembre di non volersi ricandidare. Si capisce ora il senso della sua lunga intervista rilasciata a Le Monde domenica scorsa, quando ha annunciato che per non morire l’Europa deve “essere a geometrie variabili” e ha rivendicato la sua opposizione alle politiche di austerity, rivendicando di essere riuscito ad introdurre una erta flessibilità nell’interpretazione delle regole di bilancio in seno all’Unione Europea. Insomma, un sussulto di orgoglio e sciovinismo. Che in Francia non guasta mai.

In verità, la mossa dell’avvocato socialista che volle farsi re dei francesi ha un motivo ben preciso: sottrarre voti diretti all’estrema destra. Allarmato dal rischio di una possibile vittoria della Le Pen, ma soprattutto spaventato dal fatto che il vincitore delle primarie socialiste, il buon Benoit Hamon, galleggia su percentuali di gradimento molto basse, attorno al 13-14 per cento. Una sciagura: significherebbe l’eliminazione al primo turno. D’altra parte, il candidato socialista è sopraffatto mediaticamente ed infilzato dai frondisti del partito che gli preferiscono Macron.

Quella di Hollande - sempre che sia deciso a scendere nella fossa dei leoni - i giornali francesi l’hanno già battezzata “pazza idea”. Eufemismo per non dire “disperata”? O calcolo preciso? Ieri, durante il consiglio dei ministri, Hollande - che ha fatto della battaglia contro l'ipotesi Le Pen presidente la sua priorità di fine mandato - ha raccomandato a tutti “unità e coesione”. Perché, purtroppo per i socialisti, il partito è sbrindellato. I giornali dicono che ormai sarebbe imminente la pubblicazione di un documento clamoroso, sottoscritto dai big del Partito Socialista, in cui annunceranno che il loro voto sarà diretto a Macron e non ad Hamon, fregandosene delle direttive. Tra i firmatari, Jean-Yves Le Drian e Claude Bartolone, ministro della Difesa e presidente dell'Assemblée Nationale. Più l’ex compagna di Hollande, Segolène Royal e Jean-Marc Ayrault, che stanno nel governo. La Segolène, vincesse Macron, diventerebbe primo ministroPure l'ex sindaco di Parigi, Bertrand Delanoe, e l'ex consigliere di François Mitterrand, l’influente Jacques Attali, hanno dichiarato di puntare su Macron. Insomma, una fronda micidiale sta impallinando l’esile Hamon che pena a dare slancio alla sua flebile - sinora - campagna elettorale.

E gli altri? François Fillon , il candidato della destra repubblicana, massacrato dalle rivelazioni del settimanale Le Canard Enchainé (i soldi Ue percepiti illecitamente dalla moglie) sta cercando di far dimenticare la disavventura, ma è lontano dalla Le Pen e da Macron. Che tuttavia, è finito nel mirino del Canard, per presunti favoritismi (381759 Euro destinati ad Havas) in occasione di una serata “French Tech Night” organizzata a Las Vegas l’anno scorso in un “hotel molto chic riservato a peso d’oro”. Insomma, il più pulito ha la rogna...

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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