Jean-Luc Mélenchon JLM, basta foulard rosso è l’ora di Fiskal Combat Verso l’Eliseo - Vecchio gauchiste, Jean-Luc Mélenchon nei sondaggi supera Fillon e tallona Macron e Le Pen

FAIDA PER L’ELISEO Parigi

PARIGI. Venerdì il gauchiste Jean-Luc Mélenchon detto Méluche ha superato, sia pure di un’incollatura, François Fillon nei sondaggi: 19,5 contro 19 per cento delle intenzioni di voto. Ormai Marine Le Pen è a portata di mano, a meno di quattro lunghezze, preceduta di mezzo punto da Emmanuel Macron. Ma l’andatura di Méluche è incalzante, inarrestabile. Ogni giorno che passa, infatti, raccoglie sempre più consensi, simpatia, speranze. Sul sito del suo movimento (jlm2017.fr) la France insoumise c’è il contatore che aggiorna il numero di chi lo appoggia. Alle 17 e 29 di ieri pomeriggio erano 414279. Due ore prima, 413440. Socialisti delusi da Benoit Hamon, incolore candidato del Ps, anche se persona assai per bene. Ci sono elettori che lo stanno preferendo a Macron e persino alla stessa Le Pen, tornata agli stereotipi tradizionalisti di un’estrema destra becera, razzista e fascista. Piace ai giovani. E a chi trova più credibili dette da lui molte delle cose dette dalla Le Pen su Bruxelles (rinegoziare i trattati europei altrimenti Francexit), la spesa pubblica (273 miliardi di euro in più spalmati in cinque anni), le pensioni (abbassate da 62 a 60 anni), Putin (riannodare rapporti ed alleanza), la sospensione della direttiva europea sui “lavoratori distaccati”. E’ un duello populista, con la differenza che Mélenchon è profondamente libertario e conciliante nei confronti degli immigrati, visti come risorsa e non come peso insostenibile. Si preannuncia quindi una volata a tre, e, forse, un risultato indicibile: metti il caso che ce la facesse a superare il primo turno? Lui contro la Le Pen. O lui contro Macron...

JLM dice che adesso ha fatto tesoro degli errori di un passato che non rinnega, ma certo non vuole più riproporre. Ha fatto di tutto per apparire rassicurante. Sprona alla rivoluzione tranquilla, ha riposto nel cassetto dei ricordi i tempi del “rumore e del furore” che caratterizzavano la sua carriera politica. Oggi c’è ben poco del tribuno tonitruante che incarnava con stentoreo vigore l’estrema sinistra. Anche nell’aspetto. Si è sfilato il foulard rosso. Indossa panni grigi, informali. Pare un professore di altri tempi. E in effetti lo è stato, professore di francese in un liceo, anche se non per molto. E’ molto colto, e straordinariamente eloquente. I suoi comizi sono spettacoli quasi teatrali. Ed innovativi.

Già, la tecnologia, sua passione. Che Sophia Chirikov, 37 anni, spin doctor intraprendente, ha trasformato in macchina da guerra, dopo una proficua visita in America, per studiare la campagna di Bernie Sanders (che ha perso contro Hillary Clinton). Appena tornata, ha convinto JLM a imporsi sui social network. E’ diventato ipercliccato. Con tanto di gioco interattivo, Fiscal Kombat: dove Mélenchon è l’eroe che diventa sempre più forte ogni volta che cattura un evasore...

Infine, l’arma dell’ologramma. Star Wars che diventa Star Politics: il 5 febbraio Mélenchon è fisicamente presente a Lione, ma virtualmente anche a Parigi. L’esperimento trascende l’evento. Un grosso successo. In verità, l’avevano sperimentato Modi in India ed Erdogan in Turchia. Mélenchon oserà di più. Martedì prossimo sarà infatti uno e settuplo. Vero a Digione, ologrammato a Nantes, Clermont-Ferrand, Montpellier, Grenoble, Nancy e Le Port, addirittura alla Réunion, nell’Oceano Indiano. Una diffusione simultanea, capillare. E popolare. Con l’ologramma si disloca laddove non ha la possibilità di esserci.

Conta molto, inoltre, il “nuovo” Mélenchon. Prima era sempre incazzato. Oggi è più pacato. Un tempo avrebbe querelato chi violava la sua privacy. Adesso sorvola. Di recente, Closer, specializzato in pettegolezzi, ha rivelato che non sta più con l’attrice e produttrice Saida Jawad. O meglio, l’ha desunto da quello che ha scritto in un suo recente blog, a proposito di “moi, mon patrimoine et mon statut: “Se dunque mi eleggerete presidente, sappiate che non avrete una Première Dame, poiché sono celibe”. Maliziosamente, il Figaro cita Sophie Chikirou come “la musa di Jean-Luc”. Di fatto, JLM è divorziato da Bernadette Abriel e ha una figlia, Maryline, 43 anni, che milita nel Partito di Sinistra ed è compagna del suo segretario nazionale, Gabriel Amard. Talis pater talis filia. Papà Mélenchon, nato a Tangeri nel 1951, arrivato in Francia undici anni dopo (i genitori avevano divorziato) aveva militato tra il 1968 e il 1977 nell’Organizzazione comunista internazionalista (Oci), formazione trotskista sessantottina...Poi, il partito socialista. La devozione per François Mitterand. L’orgoglio di essere diventato il più giovane senatore della Quinta Repubblica, a 35 anni. Ministro nel governo di Lionel Jospin dal 2000 al 2002. L’addio polemico, per la “deriva liberale” del partito socialista.

Certo, il lupo perde il pelo, non il vizio, dicono gli avversari per i quali resta sempre lo spauracchio comunista, gran fustigatore del capitalismo transnazionale. Per la Confindustria il suo programma economico è “delirante”. Per la destra moderata, un “progetto chavista”. La stampa gollista lo chiama Maximilian Ilic Mélenchon, evocando Robespierre e Lenin: “Ancora una volta si annuncia con la mia possibilità di vittoria l’arrivo dell’inverno nucleare, la pioggia delle rane, i carri armati dell’esercito rosso e dello sbarco venezuelano”. L’ironia, invece dell’invettiva: “Ero collerico, non lo nascondo. Adesso sono meno impetuoso”. Anzi, “sono il solo artista poetico della politica, trovo le parole giuste, esse scintillano e diventano proprietà collettiva”. La France insoumise, indomita come lui: “Spesso mi chiedono: qual è il vostro obiettivo? Scusate, gli rispondo, non vedete che sono candidato ad un’elezione? Mi sembra ovvio: vincere!”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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