Marine vs Emmanuel La sfida tra due idee opposte di Francia e Ue

FAIDA PER L’ELISEO Parigi

PARIGI. Perché a Berlusconi piace Emmanuel Macron? Basta leggere l’incipit del programma di En Marche! (il movimento fondato lo scorso agosto da Macron) che in copertina ospita una sua foto con sguardo intensamente ispirato. Il messaggio subliminale è chiaro, vuol far capire che punta al futuro, e non guarda indietro. Per questo ha ideato il programma che è “Mon contrat avec la nation”, il mio contratto con la nazione. Non vi ricorda qualcuno? Il titolo d’apertura è una promessa: “Ritrovare il nostro spirito di conquista per rifondare una nuova Francia”. Il primo capitolo è quello chiave: “Vivere bene del proprio lavoro e inventare nuove protezioni”.

Anche Marine Le Pen dice che vuole una Francia nuova, in nome di un protezionismo che sappia emanciparsi dall’Unione Europea. Però pensa ad una Francia molto vecchia: quella dei confini e delle barriere doganali, della lotta contro “la mondializzazione selvaggia”, contro le “multinazionali che praticano il dumping sociale” e contro Bruxelles. Promette il ritorno al franco e il ripudio della Nato. Postula un “basta” a caratteri cubitali contro l’immigrazione. Detesta le élites che “approfittano del libero scambio a scapito del popolo”.

L’esatto contrario di Macron che invece esalta l’integrazione e il multiculturalismo. Lui, infatti, è un convinto europeista: l’unico candidato a fare comizi attorniato da bandiere tricolori e da bandiere dell’Ue. Lei invoca Francexit, la fuga dall’Euro, si batte contro la deregulation totale e senza frontiere, le relative delocalizzazioni, la concorrenza internazionale sleale, è contro le sanzioni a Mosca e pensa di stringere un’alleanza con Putin. Macron (che non ha accettato gli accrediti dei media putiniani Russia today e Sputnik) sulla Russia è stato assai chiaro: “Oggi non sono d’accordo di costruire la nostra indipendenza avvicinandomi a Putin, come suggerisce madame Le Pen” (soprannominata madame Le Puten...).

Macron è agli antipodi di questa concezione sovranista, lo dichiara in ogni intervista: “Non ho affatto paura di difendere l’Europa. Sarò presidente contro la minaccia dei nazionalismi”. Anzi, la sua idea è che l’Europa può essere solo migliorata, perché indispensabile. Vede con favore l’Europa a due velocità, “gli Stati che vogliono non potranno impedire agli altri di farlo”. Vuole confini più sicuri: non quelli della Francia, ma quelli dell’Unione. Propone un bilancio per la difesa comune. E condanna, nell’ambito scottante dell’immigrazione, chi non rispetta i valori fondamentali.

I valori “nazionali” sono prioritari per Marine, così si affertta a ringraziare i “patrioti” francesi che l’hanno votata e le hanno permesso di sfidare Macron nel cruciale ballottaggio: “Io sono una del popolo. Lui è monsieur Finance”. Chiara allusione al mestiere di funzionario della banca d’affari Rotschild che per qualche tempo è stata la professione di Macron, prima di diventare ministro dell’Economia nel governo Valls. L’insinuazione è pesante, mette in dubbio l’indipendenza di Macron rispetto alle lobby finanziarie. Emmanuel replica: “Sono l’unico candidato che non ha fatto pesare al cittadino-contribuente la sua campagna elettorale. Il mio movimento non riceve alcuna sovvenzione pubblica. Vive solo delle offerte: metà, sono inferiori a 50 Euro. Nessuna può superare, per legge, 7500 Euro, e non può essere versata da una società”.

Un’altra sostanziale differenza tra Emmanuel e Marine è che Macron non ha macchie nella reputazione e non ha inchieste giudiziarie che incombono sulla sua testa. “Non ne ha avuto il tempo”, replicano dal Front National. Non parliamo poi del carattere: come il bianco e il nero. Marine è sferzante, autoritaria, vuole dimostrare d’essere come una ruspa - salvinianamente parlando - e di procedere senza sussulti lungo il percorso politico che ha intrapreso “in nome del popolo sovrano e non succube”. Il linguaggio di Macron è più flessibile. Dice spesso “nello stesso tempo...sono d’accordo con voi...”. Rivendica la non appartenenza ad alcun partito. In fondo, anche Marine Le Pen si vanta della stessa cosa. Lei, così, è riuscita a indirizzare la collera dei contadini e la rabbia del proletariato, degli operai e degli emarginati contro il sistema. Macron ha canalizzato il malessere e l’angoscia delle classi medie, “i dimenticati e i sacrificati”, in un progetto “inedito e costruttivo”, invitando a rigettare “gli estremismi che accecano la ragione” e ha credere nel suo limbo politico di “uomo nuovo”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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