Marine e Marion parenti-serpenti unite dal potere Famiglia nazionale - La candidata e la nipote insieme sanno di poter moltiplicare gli elettori

FAIDA PER L’ELISEO Parigi

PARIGI. Ore 19 e 46, Facebook, pagina di Marine Le Pen: i “piace” sono 1328275. L’ultima “dichiarazione alla stampa” è stata visualizzata da 552020 persone. Ultimo messaggio web di Marine: “Miei cari amici, questa fine di campagna del primo turno è cupa, sottolinea a quale punto le poste in gioco siano immense. Voglio rendere omaggio alle nostre forze dell’ordine, ai nostri coraggiosi poliziotti e in particolare a Xavier Jugelé, vigliaccamente assassinato...”. Sotto, Marine condivide il video della nipote ventisettenne Marion Maréchal-Le Pen. In sostanza la giovane deputata del Vaucluse (centro sud del Paese) si domanda: chi avrà il coraggio e la volontà di proteggere la Francia e i cittadini francesi?”.

Marion e Marine non è che filino d’amore e d’accordo. Di recente in una video-intervista postata sul sito di Femme actuelle, la zia ha dichiarato: “Mia nipote? Ecco, è deputata. Non le devo niente”. E ha subito aggiunto: “E’ giovane, assai rigida. Un po’ come la gioventù francese”. E comunque, dovesse diventare presidentessa, Marine giammai nominerebbe Marion in un suo governo. Perché è inesperta. E tuttavia, Marion le fa comodo: perché aggrega l’elettorato cattolico tradizionale, quello più identitario e conservatore, quello che non ama le svolte riformatrici di papa Francesco. Marion, infatti, nonostante i giudizi non certo lusinghieri di zia Marine, ha svolto una serrata e capillare campagna elettorale parallela, dal pavé dell’abbazia di Mont-Saint-Michel all’abbazia di Conques, invocando la Francia secolare di sempre, quella delle cattedrali e dei contadini. Il nocciolo duro del voto regionale che costrinse i partiti a far fronte comune per battere il Front National, come successe alla regione del Paca (Marsiglia, Tolone, Cannes, Fréjus, Nizza e Antibes).

Marion, così la chiamano gli elettori del Front, ha seminato consensi ed ottenuto applausi in tutti i suoi comizi, soprattutto ha raccolto incoraggiamenti da parte di chi pubblicamente le ha riconosciuto costanza, grande capacità di lavoro e quella specie di sicurezza che caratterizza chi non dubita mai del proprio destino. E qui sta il gran gioco tra lei e la zia. Marion per ora tergiversa sul suo futuro: è probabile che sarà di nuovo candidata alle legislative per conservare il seggio di deputata del Vaucluse, però non dissipa i dubbi che la circondano, a proposito delle sue reali ambizioni politiche. Per il momento, Marion si mostra leale nei confronti di zia Marine. Nelle ultime settimane, prima del fatidico 21 aprile, quando il Califfo con l’attentato degli Champs Elysées ha causato un trauma destinato ad influenzare pesantemente il voto, la leader del Front National aveva mostrato una preoccupante carenza di dinamicità sul fronte delle intenzioni di voto, ed aveva subìto il sorpasso di Emmanuel Macron, ma soprattutto l’avvicinarsi impetuoso di Jean-Luc Mélenchon (ed il suo concorrenziale populismo).

Marion le è andata in soccorso, come il gregario che aiuta il capitano a vincere il tappone di montagna del Tour elettorale. E le ha fatto da megafono. L’11 aprile, per esempio, ha pubblicato nel web un video in cui spiegava “le dieci misure immediate” che avrebbe adottato Marine all’Eliseo. Come “la sospensione di Schengen”. “L’espulsione degli schedati S stranieri”, sospettati di radicalizzazione islamica. O l’abbassamento ulteriore delle tre prime quote fiscali (il che non è semplice, se non si dispone della maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale...). Quanto al terrorismo, in un comizio a Bayonne, a metà aprile, Marion ha ribadito il mantra della zia: “Staremo in piedi contro coloro che vogliono fare di noi una Repubblica islamista”. E si è persino spesa per ricucire la vergognosa dichiarazione negazionista sui rastrellamenti al Vel d’Hiv del 1942, quando furono consegnati ai nazisti 13mila ebrei. Marine aveva detto che “la Francia non ha alcuna responsabilità”. Marion è intervenuta su questo esplosivo tema della memoria. Ipocritamente, evocando l’Algeria e la decolonizzazione: “Con Marine Le Pen, non saremo la generazione che si scusa. Con noi, non ci sarà alcuna seduzione comunitarista, né pentimento di Stato. Con noi, la storia non sarà più uno strumento di propaganda politica, di autoflagellazione”. Ma tutti hanno capito che dicendo Algeria, pensava Vel d’Hiv. Prima o poi, Marion passerà all’incasso...

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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