Macron lascia fuori Valls L’ex premier bocciato da En Marche! La vendetta di Hollande

FAIDA PER L’ELISEO Parigi

PARIGI. “Après moi, le deluge”, diceva Luigi XV, dopo di me il diluvio. Infatti, fu un diluvio di sangue: Luigi XVI venne ghigliottinato. Pure François Hollande è stato ghigliottinato: politicamente, s’intende. Ma non ha perso la testa. Anzi. Mai come in questi giorni, ha sfoggiato sorrisi e sciorinato battute, come ai bei tempi del suo insediamento, quando sconfisse Sarkozy. Persino il sapido Le Canard enchainé - sua l’inchiesta che ha affossato le ambizioni presidenziali di François Fillon - ieri è uscito con un titolo che la dice lunga: “Consiglio di Hollande a Macron: all’Eliseo, diffida dei tuoi giovani consiglieri!”...

Lui ne sa qualcosa, è stato attaccato ferocemente dentro e fuori il partito socialista, massacrato dall’estrema destra e lapidato da Jean-Luc Mélenchon, tanto che non si è ripresentato alle presidenziali, perché i sondaggi lo davano oltraggiosamente in basso. Certo, lascia dietro di sé un bilancio mediocre e una famiglia politica in agonìa: “Meglio essere incompresi che essere detestati”, convinto che il suo sacrificio abbia permesso ai francesi di “restare in piedi”. Lascia l'Eliseo, per traslocare nel nuovo e carissimo ufficio (314mq, 14mila Euro al mese d'affitto) al quarto piano del 242 di rue de Rivoli, vista sui giardini delle Tuileries, per gestire la fondazione La France s'engage. La loquace portiera confida che ci sono stati una regina di Svezia e parecchi emiri del Qatar...

Siccome Hollande è un abile tattico, si è preso la rivincita. Ed ha consumato una perfida vendetta nei confronti dei nemici interni, e pure di quelli esterni, pilotando l’irresistibile ascesa del giovane Emmanuel Macron, alfiere dell’uber movimento “ni droite ni gauche”, che sta diventando il battello sul quale tutti ora vorrebbero imbarcarsi. Lo stesso Macron che lui aveva addestrato nelle stanze del potere, pigliandolo dapprima all’Eliseo e poi imponendolo come ministro dell’Economia al riluttante Manuel Valls. Appoggiandolo platealmente ha suggerito agli elettori socialisti di votare l’ex ministro dell’Economia che aveva messo in piedi una vera e propria start-up politica, appunto En Marche! Un “prestito” elettorale che ha funzionato. Nel mirino di Hollande, il detestato Benoit Hamon, vincitore inaspettato delle primarie socialiste, a scapito di Valls che si era dimesso dalla carica di primo ministro per diventare il candidato ufficiale del partito socialista. Lo stesso Valls, capita l’antifona, ha dato indicazioni analoghe a favore di Macron, un entusiasmo in crescendo anche un poco imbarazzante. Culminato martedì con un clamoroso coming out, quando ha annunciato di voler correre le legislative di giugno con En Marche!, perché il Ps era “morto”. I socialisti non hanno gradito il tradimento, tantomeno l’annuncio funebre. Sono volati stracci in direzione, il segretario del partito Jean-Christophe Cambadélis ha annunciato la procedura di espulsione: i tenori socialisti sanno di essere sul ciglio del burrone, fanno la voce grossa, ma brigano per imitare Valls. Mentre i futuri soci non è che l’abbiano presa molto bene, quest’uscita prematura. Così, il presidente della commissione investiture Jean Paul Delevoye, incaricato da Macron di stilare le candidature alle elezioni legislative dell'11 e 18 giugno, ha messo le mani avanti (intervista a Europe1): per ora, secondo lui, Valls “non corrisponde ai criteri” per essere candidato, “in quanto non affiliato al movimento”. Ha alzato la cresta di galletto, ma chi comanda è Macron: i due non sono stati amiconi...

Zizzania, dunque, in casa socialista, mentre Holland si tira fuori: “Non lascio la politica, la politica è ciò che ogni cittadino, dalla sua posizione, deve esprimere, non si può restare in disparte. Piuttosto, come posso essere utile in questo Paese? Ci sto riflettendo”, ha detto ieri, durante la cerimonia per l’abolizione della schiavitù. Macron rappresenta "la rottura", il "cambiamento di software". E chi c’era al suo fianco, ad annuire? Emmanuel. Hanno passeggiato nei giardini del Luxembourg, hanno chiacchierato, sotto un sole caldo, mentre nugoli di ragazzi stavano sui prati, e molti sventolavano le ormai immancabili bandiere tricolori. In questi giorni di transizione del potere, Hollande non ha perso un’occasione per dimostrare la sua benevolenza nei confronti del successore, a tratti il suo è stato addirittura un atteggiamento paterno, affettuoso: “Dobbiamo continuare a combattere le divisioni, caro Emmanuel Macron, per issarci al livello delle esigenze della Repubblica: adesso tocca a te proseguire questo lavoro”. Messaggio trasversale: il vero interlocutore del “nuovo”potere è il “vecchio” potere. Aggiornato, sgrassato. La morte dei partiti? “Nella decomposizione la ricomposizione”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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