Macron En Marche!: chi teme il nuovo Napoleone

FAIDA PER L’ELISEO Parigi

PARIGI. Macron nuovo Imperatore di Francia? Se ci fate caso, una certa somiglianza fisica con Napoleone ce l’ha, penso al giovane generale Bonaparte repubblicano, ufficiale d’artiglieria, giovane e già nello sguardo - tramandato da dipinti e stampe d’epoca - l’ambizioso obiettivo di impadronirsi del destino di una patria confusa e decimata dalla frenesia rivoluzionaria...Ma forse è più consono immaginare un roi Emmanuel I° seduto sul trono dell’Eliseo che assapora il trionfo e non un imperatore che va alla conquista del resto d’Europa, perché l’avventura di quell’imperatore finì con la disastrosa campagna di Russia e Waterloo...

Qualcuno ha ironizzato sul Macron pigliatutto, raffigurando l’Eletto che cammina sopra le acque, novello Messia della politica. Altri hanno scomodato la metafora della favola di Jean de la Fontaine, quella delle rane che domandano un re: i francesi non cessano di reclamare l’uomo forte, provvidenziale, in grado di garantire il cambiamento, parola magica dei dibattiti. Ne hanno avuto fin sopra i capelli di François Hollande presidente “normale”, delle invettive di Mélénchon o dei proclami di Marine Le Pen. Roi Macron è più convincente: soprattutto, è ottimista. Crede nel progresso, più che nel progressismo. Nell’efficienza. Nella moralizzazione della vita politica. Nell’Europa. Nell’apertura, e non nella chiusura.

Il voto di oggi, al secondo turno delle legislative, confermerà l’ampiezza dello tsunami di En Marche! declinato in versione parlamentare dal surrogato La République En Marche con l’alleato MoDem. E ciò potrebbe destabilizzare ciò che sopravvive della vecchia politica: perché le altre forze non costituiscono un blocco omogeneo, con la conseguenza che verrà a mancare l’elemento basilare di ogni democrazia, ossia l’opposizione. O meglio, un’opposizione reale. In grado di far pesare il suo contropotere. Un pericolo? Se il mattino si giudica dall’alba...Macron è stato eletto 42 giorni fa, si è insediato il 14 maggio. Fin da subito ha delineato “i contorni di una governance di ferro, centralizzata, iperpersonalizzata”, ha scritto l’altro giorno Le Monde. Il rischio di un partito “superpotente” non è quindi campato per aria, specie se si considera che la nuova maggioranza (assoluta) dell’Assemblea Nazionale sarà composta in gran parte da persone che non hanno un passato politico né amministrativo, quindi facilmente manovrabili da Macron e dalla sua guardia stretta. La legittima inquietudine si capta guardando i programmi elettorali in tv, si riscontra scorrendo i titoli dei giornali, traspare dalle conversazioni e dalle interviste con storici e filosofi che a Parigi sono gli oracoli e i termometri culturali della società, per non parlare della Rete. Roi Macron e la sua Corte sono in agguato.

Passata infatti la grande paura del populismo lepeniano, si è perciò affacciata prepotente la grande paura dei “pieni poteri”, del “partito unico”, della democrazia azzoppata. L’opposizione è introvabile, stigmatizza Arnaud Leparmentier su Le Monde di giovedì 15 giugno, e quel che ne resta è assai poco credibile. I perdenti evocano scenari inquietanti: “Un partito, un pensiero, un programma unico”. Bruno Retailleau, senatore pro Fillon, il leader repubblicano sbaragliato da En Marche! al primo turno delle presidenziali, mette in guardia sulla “tentazione dell’uniformità”. Preoccupazione contagia i socialisti dissolti: “Ogni volta che ci sono stati parlamenti di colorore monolitico, è sempre finita male”. Il front National insiste col refrain della “costituzione di un partito unico mondialista”, ma ormai non fa più presa. Non come il carisma di roi Macron.

Dietro i lai degli sconfitti c’è disorientamento e anacronismo politico. Macron, nel rivendicare d’essere di destra e di sinistra, ha trasgredito i codici tradizionali della politica francese, con l’esasperata personalizzazione della candidatura e del “suo” movimento. In questo senso, si comprende perché abbia intitolato il suo saggio-manifesto “Rivoluzione”. E perché la rivista di destra Valeurs acteulles (che si rivolge ai lettori “antisistema” e “antipartito”) l’abbia disegnato in sella ad un bianco destriero, novello Bonaparte che valica le Alpi. Pochi sanno che in verità, Napoleone era in groppa a un mulo...

Fonte: ilfattoquotidiano.it

GUARDA ANCHE

Marine Le Pen fa dietrofront 7/7/2017

La moneta unica non è più il nemico della Repubblica
Continua a leggere

Macron “copia” Renzi: taglio dei parlamentari e referendum 4/7/2017

A Versailles annuncia le riforme istituzionali “entro un anno”. E fine stato emergenza
Continua a leggere

Trappole 20/6/2017


Continua a leggere

En Marche! stravince anche le politiche 19/6/2017


Continua a leggere