Macron da record: nessuno più impopolare in tre mesi

FAIDA PER L’ELISEO PARIGI

PARIGI. “Ho la convinzione feroce che noi possiamo osare l’avvenire”, ha scritto Emmanuel Macron nel suo saggio intitolato Rèvolution (pubblicato lo scorso novembre): l’avvenire, l’ha ripetuto in ogni comizio, è al centro del suo programma, “dobbiamo averne il gusto”, insomma, è una professione di fede, un incantesimo politico che potrebbe trasformarsi in realtà e in vantaggio per tutti. Messaggio che ha sedotto i francesi: un miraggio diventato miracolo elettorale. Il neocentrista Macron si proponeva come “terza via” rispetto alla destra e alla sinistra tradizionali, evocando una “rivoluzione democratica per riconciliare in Francia la libertà e il progresso”. Bei paroloni. Quanto all’Europa, Macron si è subito proposto come il Talleyrand di una rinnovata Unione, e come tale si è presentato ieri, una volta di più, al summit sui profughi con Angela Merkel e Paolo Gentiloni.

Ma il tempo delle mele è finito da un pezzo. Il legame che univa Macron ai francesi si basava più sulla ragione che sulla passione. E la ragione, oggi, dice che le riforme promesse da Macron su licenziamenti, contratti di lavoro, sindacati, pensioni, cioè il Jobs Act in salsa Eliseo, dipingono un avvenire opaco, e ingrato soprattutto per i ceti più bassi. Risultato: nel giro di 48 ore due sondaggi hanno scattato un’istantanea politicamente drammatica. La popolarità di Macron, già in picchiata a luglio (-10%), è precipitata ancor di più ad agosto. Un tracollo. Ormai, solo quattro francesi su dieci sono soddisfatti del suo operato, lo certifica l’inchiesta Ifop per il Journal du Dimanche: Macron ha perso altri 14 punti in trenta giorni. I paragoni con i suoi predecessori sono impietosi: nel 2012, allo stesso momento, François Hollande godeva di una popolarità nettamente più alta (54%), mentre quella di Nicolas Sarkozy era ancora più forte nel 2007 (67%). E ieri, nuova conferma dall’agenzia Odoxa per il network RTL: due francesi su tre bocciano la riforma del Codice del Lavoro, il 63 per cento dei francesi la considera una cattiva idea e quindi “sfiduciano” Macron e il governo. Per i lettori online del quotidiano Le Figaro, Macron paga tre gravi errori: 1) ha scontentato i pensionati: “Confonde il principio della gestione di un’impresa con la presidenza della Francia”, inoltre l’estate macroniana ha dato l’impressione di una politica “dolce” per i ricchi e dura per i poveri; 2) è uno che vuole dare lezioni, “un presidente vanitoso”, tratta gli altri Paesi “con una punta d’arroganza”, vedi il recentissimo caso della Polonia, dove ha innescato una lite diplomatica accusando Varsavia di “dumping sociale”; 3) la sua “comunicazione” lascia molto a desiderare, parere condiviso da tutti i media francesi.

In realtà, Macron paga il suo pragmatismo economico: imporre meno sprechi, darsi regole più rigide quindi più impopolari. Nel mirino, oltre al lavoro, protezione sociale e collettività locali: da qui intende risparmiare 80 miliardi di Euro entro il 2022. Una stangata che Jean-Luc Mélénchon ha già battezzato “colpo di Stato sociale”, contro il quale ha chiamato a raccolta “il popolo francese” per una grande manifestazione a Parigi il prossimo 23 settembre, accusando il governo di organizzare la misère et la pagaille, la miseria e il casino. Né aiuta il fatto - oggettivo - che invece Brigitte la Première Dame sia sempre più popolare: l’intervista concessa ad Elle una settimana fa ha fruttato 500mila copie, mai così tante negli ultimi dieci anni. E’ la carta nemmeno tanto segreta di Emmanuel. Il quale, con abilità, ha anticipato la sua difficile “rentrée” cominciando dall’Europa, per rimandare l’impatto casalingo: tre giorni in Austria, Romania, Polonia, i summit di ieri. Ma anche in Europa, qualcosa ha perso, rispetto all’eccellente immagine determinata dalle sue prime mosse. Con grande scorno di chi - Renzi in primis - l’aveva osannato, portandolo ad esempio e modello politico.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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