Macron “copia” Renzi: taglio dei parlamentari e referendum A Versailles annuncia le riforme istituzionali “entro un anno”. E fine stato emergenza

FAIDA PER L’ELISEO

PARIGI. Il solenne Macron ieri dixit, col piglio di un sovrano quasi assoluto:
1) Europa, sì, ma non tanto: “Non si deve necessariamente sottostare alle regole di Bruxelles, bisogna riconsiderare la spesa pubblica”.
2) “Occorre ridurre di un terzo il numero dei parlamentari delle tre assemblee costituzionali: l’Assemblea Nazionale, il Senato e il Consiglio economico e sociale”.
3) “Si deve introdurre nel sistema elettorale una dose di proporzionale per fare in modo che siano rappresentate tutte le sensibilità politiche”.
4) “Porterò a termine la riforma delle istituzioni entro un anno, sottoponendo le nuove disposizioni ad un referendum se necessario”.
5) “Proteggere i più deboli non deve portare a trasformare queste persone in assistiti permanenti da parte dello Stato. Bisogna riconoscere la parte essenziale dei nostri servizi pubblici e dei nostri funzionari. Proteggere i più deboli non significa trasformarli in minori incapaci”. 6) “Entro breve sarà organizzata una conferenza dei territori per trovare assieme gli strumenti coi quali adeguare le nostre politiche alle diverse realtà locali”.

Indifferente alle prevedibili critiche di “bonapartismo”, sordo alle proteste dei socialisti in estinzione (“E’ il ritorno del potere personale”), insensibile alle stilettate ironiche dell’oppositore radicale di sinistra Jean-Luc Mélénchon (“è stata un’interminabile litanìa di truismes, di ovvietà, una noia mortale, un europeismo belante”), il presidente Emmanuel Macron ha tenuto ieri pomeriggio il suo primo discorso “programmatico” davanti alle Camere riunite in Congresso, nella fastosa cornice della reggia di Versailles, e soprattutto davanti al primo ministro Edouard Philippe, come a dire: queste sono le direttive al quale il governo dovrà attenersi. Sono io che tengo ben strette le redini del comando della Francia. E lo si è visto: nel giro di pochi giorni République En Marche!, il movimento diventato partito egemone all’Assemblea Nazionale, ha fatto il pieno di poltrone e commissioni, pappandosi persino quelle destinate tradizionalmente agli sconfitti.

Macron è stato abbastanza prolisso. Il capo dell’Eliseo ha parlato infatti per un’ora e mezza, e ha anche detto che sarà un “rituale” ripetuto ogni anno, come aveva promesso in campagna elettorale: “A troppi dei miei predecessori è stato rimproverato di non aver spiegato le loro iniziative e di non aver chiarito il senso e l'orientamento del loro mandato. Tutti gli anni verrò davanti a voi a rendere conto”. Peccato che nel frattempo abbia cancellato la tradizionale conferenza stampa che accompagnava le celebrazioni del 14 luglio, la festa della Repubblica...Comunque, ha annunciato che il suo mandato comporterà “cambiamenti profondi”, abbinati ad “azione” ed “efficienza”, parole mantra della sua campagna elettorale. Ed ha ribadito che vuole assecondare la volontà dei francesi, “impazienti” di vedere avviate le riforme che lui si è impegnato di attuare: “Mi hanno chiesto di intraprendere una via radicalmente nuova”. A cominciare dal “ravvivare il desiderio d’Europa” che deve essere rilanciata giacché ha “perso la bussola”. Quanto ai drastici tagli del Parlamento, “sarà meno numeroso ma più rafforzato nei suoi mezzi, un Parlamento in cui il lavoro sarà più fluido, dove si lavorerà meglio”. Un sacco di passaggi oscuri, ha commentato acido Mélénchon, in una cornice di “falsi marmi”. L’era macronica è cominciata ieri.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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