Les jeux sont faits I francesi voltano le spalle a Macron

FAIDA PER L’ELISEO PARIGI

PARIGI. Finita la luna di miele di Brigitte ed Emmanuel coi francesi. Che prima erano EnMarche! e ora sembrano essere EnRetromarche..: non bastava la mazzata dell’ultimo sondaggio (ferale e feriale) condotto dall’Institut YouGov in cui si accertava il brusco calo di popolarità del presidente: soltanto il 36 per cento dei suoi concittadini giudicano positivamente il suo operato. Anche sulla Première Dame si addensano nuvoloni scuri e bassi: nel web, infatti, si è scatenata la tempestosa petizione (tramite Change.org) già sottoscritta da oltre 200mila firmatari. Un tornado politico. Perché è contro il progetto di istituzionalizzare il ruolo della moglie del presidente. Più precisamente, contro “lo statuto di Première Dame per Brigitte Macron”.

Lo “schiaffo” ha irritato Macron che su Brigitte e il suo staff non transige. Ma anche i francesi da qualche tempo non transigono. Se il 66 per cento dei piccoli imprenditori continua ad aver fiducia in lui, altre categorie, come quelle degli agricoltori, battono cassa ed evocano gli Stati Generali della catena alimentare. Così come ha lasciato perplessi l’annuncio della creazione di un media legato al movimento EnMarche!, perché visto come un tentativo di influenzare i mezzi d’informazione generalisti. Sotto accusa è la “geometria variabile del potere” messa in atto da Macron, oltre al suo crescente autoritarismo. Tanta verticalità, poca orizzontalità: un “tradimento” a lui imputato è quello di aver tolto 300 milioni, malgrado le promesse, in dotazione alle collettività locali. E così via: i tagli al bilancio statale hanno avvelenato il clima politico. Un certo malessere ha colpito persino i militanti più puri del partito macroniano.

Altro tema spinoso è quello dell’immigrazione. Il 57 per cento dei francesi non vogliono che la Francia accolga più i migranti. Così è nato lo slogan “conciliare l’efficacia e la generosità”, cui sono seguite le contraddittorie dichiarazioni su come l’Italia debba affrontare l’emergenza. Prima, con la chiusura dei suoi porti, poi con la necessità di doverli aprire in stato di necessità. E‘ chiaro che Macron non ha la soluzione al problema, e questo lo paga in termini di consenso.

In filigrana, lo si capisce leggendo la petizione contro la Première Dame, dove si scrive che Brigitte ha già a disposizione tre collaboratori, due segretarie e due agenti di scorta. Bastano e avanzano, ha commentato Thierry Paul Valette, il promotore dell’iniziativa nonché fondatore del movimento “l’Egalité nationale”. Come si può immaginare di stornare fondi per conferire altri assistenti a madame Macron, in un momento in cui disoccupazione e lavoro sono la prima preoccupazione della gente e invece si riducono i budget dei ministeri, a cominciare da quello cruciale delle Forze armate, garanti della nostra sovranità?

I dati del sondaggio YouGov sono pesanti, per Macron: un meno 7 per cento rispetto a luglio, La sua popolarità è addirittura inferiore a quella del primo ministro Edouard Philippe, che piace al 37 per cento dei francesi (un punto in più del presidente). Altro brutto segnale per chi vuol essere il taumaturgo della Francia, colui che aveva sconfitto la rivale Marine Le Pen, sgretolandola sul fronte elettorale nelle amministrative dello scorso giugno. I conti dicono che Macron ha perso 14 punti in un mese tra i simpatizzanti centristi e 8 tra i Repubblicani che lo avevano preferito a François Fillon, il leader della destra “bruciato” dallo scandalo della moglie Penelope. Dulcis in fundo, l’Assemblea nazionale ha appena approvato una misura che vieta di affidare gli incarichi “da assistenti o segretari” ai parenti dei parlamentari. La moralizzazione voluta da Macron è un boomerang che gli ritorna addosso.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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