La terza via del “populista mondano” Macron L’ex ministro di Hollande e la formula borghese e liberal-sociale per differenziarsi

FAIDA PER L’ELISEO Parigi

PARIGI. “Macron, c’est du populisme mondain”, ha sibilato qualche giorno fa François Baroin, senatore e sindaco di Troyes, nella squadra del candidato gollista François Fillon, che se dovesse diventare presidente, lo vorrebbe come primo ministro.

Macron, cioè il populista mondano: che sia questa la formula magica di Emmanuel per conquistare l’Eliseo? Borghese, “liberale sociale” ma anche populista? Beh, populista non becero, greve e tranchant come Marine Le Pen. Ma populista in quanto interprete della angoscia che strangola le nostre democrazie. Populista perché sta dalla parte di chi è in collera, vittima delle forze di un’economia spietata e delle sue rapide mutazioni. Populista perché si dichiara candidato “né di sinistra, né di destra”, evocando così la disintegrazione del sistema...

Il populista mondano, tuttavia, vuole mostrare che la sua indole popolare: si alza alle cinque del mattino, si fionda come un Salvini qualsiasi a Rungis, il mercato all’ingrosso di Parigi, il più grande d’Europa. Raggiunge il pavillon delle frattaglie. Gesto simbolico: Macron apprezza animelle e testine di vitello, tradizione culinaria della Francia più profonda, dove cova rabbia e paura. La rabbia contro Bruxelles, la paura degli immigrati. Annuncia, sullo sfondo dell’immensa macelleria, che il suo scopo è far lavorare di più e far guadagnare di più.

Ma il Macron popmondano è un convinto europeista. Considera gli immigrati non un pericolo, bensì una risorsa. Incarna la rottura con l’ordine attuale, ma non fomenta la ribellione. La sua offerta politica è sostenuta dalla tecnostruttura del Paese. E allora? “Io la conosco, vengo da lì. Ma l’ho lasciata, contrariamente a tanti altri”.

Il mondano Macron ha l’aria un po’ fighetta. Da tecnocrate che ha studiato all’Ena (l’École nationale d’admnistration, la più élitaria del Paese, dove si forgia la classe dirigente francese). E’ stato banchiere presso Rothschild. Da buon liberale, predica efficienza. Ma rompe con la democrazia sociale: intende infatti semplificare il codice del lavoro: “Non sono un elemento di continuità con Hollande”, il presidente che l’ha protetto e consigliato. Però si guarda bene dal fare proposte economiche irrealiste, come fanno i populisti.

Sul fronte della comunicazione, e dell’immagine, eccolo sempre assieme all’onnipresente moglie Brigitte, la sua “ombra”, il primo filtro tra lui e il resto del mondo. Già, Brigitte. Poco importa la differenza d’età (lei ha 24 anni più di lui): la coppia piace ed intriga. Lei, sposa, alleata, la più fedele dei supporter. Grande famiglia borghese. Un libro li racconta: Les Macron, scritto da Caroline Derrien e Candice Nedelec (ed. Fayard).

Macron le mondain ha dalla sua l’età, è infatti il più giovane dei candidati: compirà 40 anni il 21 dicembre. In politica, è una spugna. Piglia un po’ da tutti. E a tutti si rivolge. Parla alla classe media sbranata dalla crisi e bastonata dalla mondializzazione: la rincuora, prevede che saprà riprendere il suo posto nella società. Dialoga con gli anziani traditi dalle promesse non mantenute dei governi: glissa, però, sul suo passato di ministro dell’economia, del’Industria e del Digitale nel governo socialista di Manuel Valls. Si spertica per i giovani, inondandoli di speranze: basta leggere Révolution, il libro in cui teorizza il suo progetto. Il futuro siete voi.

Qualcosa di vero, nella maligna stilettata di Baroin, c’è. Macron è benvoluto dai ricchi, ed infatti lui e Fillon hanno il sostegno di più di due terzi dell’elettorato con un patrimonio superiore ai 450mila Euro (inchiesta Cevipof). Macron in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais ha ammesso di sentirsi “un populista”, non un demagogo. E’ antisistema. Per questo ha creato un movimento, fuori dai partiti. Ma dentro la Francia. Il suo popolo. E i suoi valori fondanti: libertà, fratellanza, eguaglianza. Parole che declama come attore consumato. La politica della non politica è soprattutto teatro. Passione del liceale Emmanuel, allora assai impertinente: voleva scrivere una pièce tratta da l’Arte della Commedia di Eduardo de Filippo, e recitò ne La commedia del linguaggio di Jean Tardieu.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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