Il derby “populista”: Mme anti-Europa e il nuovo volto chic

FAIDA PER L’ELISEO Parigi

PARIGI. Emmanuel Macron ha votato ieri mattina alle 10 e 33, a Le Touquet-Paris Plage, lussuosa stazione balneare della Cȏte d’Opale dove possiede una casa per le vacanze. Mezz’ora dopo, alle 11 e 03, nel seggio della scuola Jean-Jacques Rousseau di Hénin-Beaumont, è stata Marine Le Pen ad infilare nell’urna la sua “carte electorale”. Le Touquet dista da Hénin Beaumont 119 chilometri: entrambe le località si trovano nello stesso dipartimento Pas-de-Calais, a nord est di Parigi. Il destino della nuova geopolitica transalpina si è dunque simbolicamente concentrato non troppo lontano dalla capitale, ma comunque in luoghi eccentrici al potere tradizionale. Perché sono stati proprio Macron e la Le Pen ad aver vinto il primo turno delle elezioni presidenziali francesi: il candidato indipendente di centro col 23,8 per cento, la rivale di estrema destra col 21,7. Il voto di tensione non c’è stato, e l’attentato degli Champs Elysées non ha stravolto le previsioni. Semmai, questo voto è stato il funerale dei partiti tradizionali, la sconfitta della destra tradizionale e dell’estrema sinistra populista, impersonata da un Jean-Luc Mélenchon in gran forma, capace di sfiorare l’impresa (ha preso quasi i voti di Fillon e non ha voluto accettare i risultati provvisori: "Aspetto quelli delle grandi città, è probabile che ci saranno delle belle sorprese..."). Soprattutto, il voto di ieri ha seppellito il partito socialista, mai così in basso: Hamon ha riconosciuto "la disfatta: però la sinistra non è morta: questa sera, certo, è dolorosa, domani sarà feconda..."). Alla fine, i risultati si sono dimostrati conformi ai dati degli ultimi sondaggi, confermando la flessione registrata nell’ultimo mese del Front National, che ha perso cinque punti, rispetto alle intenzioni di voto di febbraio e marzo. Marine Le Pen ha rischiato di farsi scavalcare dal neogollista François Fillon, l’esponente del conservatorismo cattolico di provincia. Macron e la Le Pen si affronteranno perciò nel ballottaggio finale fra due settimane, domenica 7 maggio. Sarà uno scontro totalmente inedito, tra due concezioni politiche, economiche e sociali completamente opposte. Macron, europeista, riformista, che si dichiara “né di destra né di sinistra”. La Le Pen sovranista, protezionista, anti-Bruxelles.

Il leader del movimento En Marche!, visibilmente emozionato, circondato dagli attivisti del suo movimento che intonavano la Marsigliese ed urlavano “on a gagné!”, abbiamo vinto, ha dichiarato con grande : “Oggi abbiamo chiaramente voltato una pagina della vita politica francese”. La leader del Front National ha marcato invece il successo ideologico del sovranismo: “E’ una vittoria storica. Formidabile! Chiedo ai patrioti francesi di votarmi. La prima tappa è conclusa, adesso è venuto il momento di liberare la Francia dalla elites arroganti che vogliono dettare la sua condotta, a cominciare dalla mondializzazione selvaggia che mette in pericolo la nostra società. Mi sento addosso la responsabilità della difesa della nazione francese e dei suoi cittadini”.

Macron è andato oltre. Per battere il Front National bisogna opporle un fronte democratico: “I francesi hanno espresso il loro desiderio di rinnovamento. La nostra logica è quella di unire il popolo francese in vista delle elezioni legislative”. E Fillon, il più illustre degli sconfitti (terzo, col 19,8 per cento dei voti), deluso e abbattuto (l’ha stroncato lo scandalo che ha coinvolto sua moglie Penelope e che è stato rivelato dal Canard Enchainé), è stato il primo ad accogliere l’implicito appello di Macron: “Questa sconfitta è solo mia, e di nessun altro. Ed è mia la responsabilità. E’ la prima volta che la destra repubblicana esce al primo turno. Invito coloro che mi hanno votato a restare uniti e determinati. Sono contro l’astensionismo e contro l’estrema destra di Marine Le Pen: la sua politica economica è disastrosa, l’uscita dall’Euro che propone una rovina per la Francia, il suo programma sociale e politico una catastrofe. Non abbiamo altra scelta che votare Macron”. Pure i socialisti, usciti distrutti da questa consultazione (Benoit Hamon ha raccolto appena il 6,5 per cento, il peggiore risultato di sempre), hanno annunciato il loro appoggio a Macron. Non a caso, uno dei primi a congratularsi con Emmanuel è stato François Hollande, il presidente uscente. Il primo presidente a non ripresentarsi. Il vero grande burattinaio di queste presidenziali: perché Macron, in fondo, è una sua invenzione.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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