L’esercito di latta dell’antiterrorismo e le urne di paura

FAIDA PER L’ELISEO PARIGI

PARIGI. L’antiterrorismo, in Francia, è un fallimento totale, come accusa Marine Le Pen? Domenica, a sorvegliare e blindare i 67mila seggi, ci saranno 55mila agenti e 7mila soldati. Nemmeno uno per seggio...che abbia ragione? In verità, i servizi d’ordine saranno organizzati anche dai partiti e dai movimenti degli undici candidati. Però, restano i numeri: e quelli sono inquietanti. La sicurezza - parola d’ordine “prioritaria” - dipende dai mezzi a disposizione. La leader del Front National dice che occorrono subito 15mila nuovi poliziotti e gendarmi, ma dimentica che bisogna addestrarli e soprattutto che occorre trovare adeguate risorse finanziarie e tecnologiche. Peraltro, sono stati i governi di destra scelti da Sarkozy a tagliare effettivi e a ridurre le spese per la sicurezza, non Hollande che invece ha varato dopo gli attentati del 2015 il (discusso) piano operativo Sentinelle, un tentativo - imperfetto - per correre ai ripari. Come dimostrano i casi recenti di Londra e di Berlino, è difficile se non impossibile prevenire gli attentati, specie se a realizzarli sono i cosiddetti “lupi solitari”, quasi sempre persone insospettabili e non pregiudicate. Vogliamo parlare di costi? Per ogni persona da pedinare occorre quotidianamente disporre di squadre composte da almeno 8 agenti esperti, meglio se di più. Insomma, la qualità dei risultati dipende dalla quantità degli investimenti.

A questo gioco (elettorale) del massacro, i poliziotti non ci stanno più. Ieri i loro sindacati hanno protestato, “tutta la polizia nazionale è commossa e addolorata, ma è anche incollerita”, ha dichiarato Jean-Claude Delage, segretario generale del sindacato Alliance, “i fanatici avevano annunciato da molto tempo che i poliziotti sarebbero stati dei bersagli. Ancora una volta, un poliziotto paga con la vita il suo impegno”. E’ “il prezzo del sangue”, scrive il sindacato dei commissari (SCPN), sarebbe ora che si adatti “il nostro stato di diritto alla realtà e alla gravità del pericolo”. Per Delage “ci si può meravigliare, senza rimettere in causa la giustizia, che questo individuo (si riferisce al killer degli Champs Elysées) sia rilasciato. Il che dimostra, una volta di più, quale fossato ci sia tra la missione di protezione della popolazione assegnata ai poliziotti e le decisioni dei giudici che complicano la loro missione e possono avere delle conseguenze drammatiche”.

E tuttavia, qualche risultato c’è stato nel lavoro di prevenzione. Infatti, secondo l’ultimo rapporto “d’activité 2016” redatto dalla delegazione parlamentare che si occupa dei servizi di sicurezza della polizia francese (DPR), sono 12mila le persone schedate fiches S. Costoro sono a loro volta inseriti nell’archivio chiamato FPR (fichier des personnes recherchées) che comprende 400mila nominativi. La “S” significa “atteinte à la sûreté de l’État”, attenta alla sicurezza dello Stato. Di questi 12mila, 2100 erano in prigione per terrorismo o sospetti di radicalizzazione: più precisamente, 390 detenuti per “fatti di terrorismo” connessi all’islam radicale (dei quali 308 sventati); 1329 per reati comuni ma segnalati perché potrebbero radicalizzarsi; 412 radicalizzati sono in regime di sorveglianza speciale, di essi 108 sono sotto controllo giudiziario per atti legati al terrorismo. Tra l’ottobre del 2015 e l’ottobre del 2016, 10mila sospetti di terrorismo sono stati oggetto di sorveglianza. La DGSI (Direction générale de la sécurité intérieure) ha sorvegliato 20282 persone (nell’ambito di indagini legate al controspionaggio, alla lotta contro l’estremismo violento e contro la criminalità organizzata). Il 47 per cento, a titolo di “prevenzione del terrorismo”, il 29 per cento per criminalità e delinquenza organizzata. Epperò, il ministero degli Interni giudica gli archivi “S” non più “sufficientemente efficaci”. Così, nel 2015 è nato un nuovo archivio che recensisce l’insieme degli “obiettivi” segnalati come “radicalizzati”. Se ne occupa lo stato maggiore operativo della prevenzione del terrorismo (EMOPT) che ha già catalogato circa 15mila persone che potrebbero far parte della galassia jihadista. Molti di più degli schedati “S”... Il problema è: chi coordina gli archivi e le relative “delicate questioni pratiche e giuridiche”? Come sempre, il vero nemico è la burocrazia...

I PROTAGONISTI

La gara dei candidati a chi ce lo ha più duro

François Fillon

“Siamo in guerra. Una guerra lunga contro un’avversario potente. Non vi è alcuna alternativa: o noi, o loro. In momenti come questi è necessario dimostrare ai nostri avversari che la Francia è unita e che non ha paura. Bisogna anche essere lucidi e senza buonismo. Siamo in stato d’emergenza e durerà a lungo. Il nostro nemico ha un nome: l’islamismo radicale. Ha un volto: quello dell’odio. E un’ossessione: il terrore. Perciò tolleranza zero verso l’islam radicale che è l’ispiratore del totalitarismo radicale al quale dobbiamo opporre un muro intellettuale e morale. La lotta contro il terrorismo deve essere la priorità assoluta del prossimo presidente, così come si deve rinegoziare Schengen”.

Marine Le Pen

“La Francia è presa di mira non per ciò che fa, ma per ciò che è. E’ una guerra asimmetrica, rivoluzionaria: ha per obiettivo la nostra sottomissione. E’ condotta senza pietà, senza rispetto. Non possiamo perderla. Chiedo a questo presidente notoriamente inefficiente, a questo governo effimero ed inane, come tutti i governi di destra e sinistra degli ultimi 10 anni di cecità e leggi ultralassiste, un ultimo sussulto, prima di lasciare il potere: ripristino delle nostre frontiere, condanne ed espulsioni di tutti gli schedati S (sospettati di radicalizzazione, ndr.). Se sarò presidente, varerò un piano di battaglia contro il terrorismo per proteggere i francesi”.

Emmanuel Macron

“Il ruolo prioritario del presidente della Repubblica è garantire la sicurezza e proteggere i francesi. Sono pronto: sarò implacabile. L’azione militare e diplomatica che intendo realizzare avrà come obiettivo la sicurezza dei cittadini francesi. Elettori, non dovete cedere al panico, alle divisioni e alle intimidazioni. Dobbiamo restare uniti. Dobbiamo rifondare un’Europa che ci tuteli. E comunque, non sarà una come la Le Pen che potrà proteggere i nostri concittadini: non si può inventare un programma di lotta al terrorismo in una sola notte. Il suo è un discorso irresponsabile e menzognero. E’ ridicolo ripristinare le frontiere. Dobbiamo rifiutare l’amalgama di certi responsabili politici. Non ha senso sbattere tutti i sospetti S in prigione: proporre la privazione della nazionalità è demagogia”.

Jean-Luc Mélenchon

“Il mondo intero ci guarda. E’ l’elezione più importante della nostra vita democratica. Non dobbiamo annullare alcuna riunione, alcun incontro di qualsiasi tipo: la democrazia è più forte. la campagna elettorale deve svolgersi degnamente. Il nostro primo dovere è mantenere il sangue freddo. Non dobbiamo cedere al panico, né lasciarsi travolgere dalle emozioni o dall’odio, dal rancore, dalla vendetta. Mi auguro che cessino le polemiche, soprattutto quelle contro gli attuali responsabili del Paese: i servizi di sicurezza fanno il meglio che possono, sono efficaci, pagano il loro tributo nella lotta contro il terrorismo. Quel che dobbiamo mostrare è la nostra unità e che in nessun caso, quali che siano i mezzi impiegati contro di noi, noi non cederemo mai e non avremo mai paura”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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