Bonjour Marseille! En Marche! Il candidato ex ministro di Hollande a Marsiglia fa appello anche alla destra per battere la Le Pen anti-Ue e si allea con il potente governatore Estrosi che“tradisce”Fillon

FAIDA PER L’ELISEO MARSIGLIA

MARSIGLIA. Bonjour, Marseille! En Marche! Marsiglia “è la città del mio cuore!”. Nella partita virtuale con Marine Le Pen, Macron segna subito il primo gol. E’ simpatico. Ammodo. Dice cose di sinistra con modi di centro. Vuole cuore, entusiasmo, speranze, non odio e muri. Dice: “Noi siamo per aggregare, non per dividere”. Come fai a non essere d’accordo? Chi fugge dalla fame e dalla guerra non va ricacciato o demonizzato: basta dare un’occhiata all’enorme salone del Palazzo Foceano, nel Parc Chanot, per vedere una folta rappresentanza multietnica. In tanti, tantissimi indossano T-shirt “di appartenenza” con su scritto En Marche! o semplicemente Macron. Il gadget diventa resilienza: “Macron è l’unico che ci da un poco di speranza e di coraggio”, riflette la signora Rolande Pagni di Chateneuf de Martigue. L’unica soluzione “ragionevole” per contrastare il Front National, le fa eco Nadia Chabal, 40 anni, venuta da Les Alpes in pullman con altri 52 amici. Fuori dal coro, al Rond Point del Prado, i tassisti: dimostrano contro la mondializzazione e l’uberizzazione e Macron, per loro, “è troppo liberale”.

Marsiglia è città difficile, ma altrettanto stimolante: multietnica per vocazione, il Mediterraneo non come frontiera ma come opportunità. E coi suoi drammi cui non si può restare insensibili. La rivincita sul tic-tac di questi ultimi vent’anni tra destra e sinistra, e la loro drammatica inefficienza, è lo “spirito di rivincita”. Puntando su cultura, scuola, università: “Propongo un mese di servizio universitario obbligatorio per tutti i giovani”. E i giovani esultano. Pure lo sport deve avere un ruolo di promozione e educazione: “Confesso che sono tifoso dell’Olympique”. Altra valanga d’applausi. Poche storie: Macron è capace di incantare e di non scontentare. Parla di tutto e di tutti e per tutto e tutti propone soluzioni, progetti, idee. Appena cita il Front National, la gente rumoreggia, allora lui li esorta: “Non fischiateli, combatteteli!”. Noi siamo la Francia, non loro. La società francese “è partenza”, non muri.

Sono ormai le quattro del pomeriggio di un sabato primo d’aprile assai plumbeo e freddo, rovinato dalla pioggia - la pluie della Le Pen, ironizzano in tanti. Macron ha parlato più di un’ora. D’improvviso, alza il tono: “Qui a Marsiglia, vedo gente delle Comore, algerini, marocchini, del Mali...ma soprattutto vedo dei marsigliesi. Dei francesi che sono francesi”. Cacciate da Marsiglia il partito dell’odio, del disprezzo e della chiusura. La voce diventa grave e severa. Staffila il nemico: “Guardate bene, signore e signori del Front National, questo è essere fieri di essere francesi!”.

Cinquemila persone saltano in piedi all’unisono, sollevano le braccia, urlano “Macron président!”, battono i piedi come allo stadio quando segna l’OM (lo stadio, peraltro, è a pochi metri e la squadra di Marsiglia deve giocare contro quella di Digione). Macron incassa l’entusiasmo: mantenetelo, si vota tra tre settimane, “non è nulla, è domani”. Ricordate che il nostro patriottismo non contempla disfattismo né si appiglia alla fatalità: “Non ho paura di nessuno, né faccio i conti sulla paura”, per raccogliere facili consensi. Noi siamo aperti sul mondo che cambia, per una società di eguali e di giustizia. E di gente “proba: noi difendiamo la probità. Presenteremo candidati locali, ma non ci saranno investiture di persone con procedimenti penali: provengono dall’associazionismo, dalle imprese, dalla societàcivile. Professori, pensionati, studenti. Diffonderanno i nostri valori, quelli per i quali gli altri ci detestano. Sapete perché oggi tutti hanno paura di noi?”. Risposta dei cinquemila: “Perché possiamo vincere!”. Macron sorride. Sente soffiare il vento in poppa, l’ultimo sondaggio Odox-Dentsu Consulting per Le Point gli assegna il 26 per cento delle intenzioni di voto, davanti di un pelo alla Le Pen (25). Terzo, col 17 per cento, François Fillon. La sorpresa è Jean-Luc Mélenchon, il candidato di sinistra che gli è alle costole con il 16 per cento ed è in forte rimonta. Che sia lui il terzo uomo, colui che deciderà le sorti dell’Eliseo?

Dicono i francesi: al primo turno si sceglie. Ma al secondo si elimina. In mezzo, è il tempo dei compromessi, dei patti, degli scambi. Macron è andato a trovare Christian Estrosi, il repubblicano diventato presidente regionale per la rinuncia del candidato socialista Christopher Castaner: l’unico modo per battere la Le Pen. Ora Castaner è il portavoce di Macron. Il quale nega il “riallineamento” di Estrosi però non disdegna l’afflusso di nuovi “amici, avere sostegni è meglio che subire defezioni”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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