Nelle terre di Hofer Austria - L’ultranazionalista favorito nel ri-voto presidenziale di oggi conferma le promesse di una politica muscolare e anti-Bruxelles

Elezioni Austria 2016 LIENZ

Ecco l’Austria di frontiera, il vivaio del nazionalismo populista che oggi, al ballottaggio, potrebbe consacrare nuovo presidente federale il baldo ingegnere aeronautico Norbert Hofer, candidato della destra più radicale, l’uomo forte di un Paese diventato piccolo che vuole tornare grande, se non per estensione, per influenza politica. Durante tutta la campagna elettorale ha sempre lasciato intendere di voler cambiare drasticamente le cose, “non sarò un presidente che sta a guardare”.

Imitando Trump si è rivolto agli scontenti, agli impauriti, ai nostalgici (dell’Impero asburgico ma anche dell’austro-fascismo…). Promette uno tsunami sull’Europa (egoista) dei poteri forti. Perciò, ha detto Hofer, me ne infischierò dei paletti che in teoria limitano la funzione di presidente a mera rappresentanza. Voglio diventare il direttore dell’orchestra politica, ed eseguire lo spartito che ho suonato in tutti questi mesi. Cioè, piazza pulita dei partiti tradizionali. Basta con l’Ue troppo centralizzata. E tutta una serie di intenti che delineano un regime autoritario, impregnato di un cattolicesimo retrivo, xenofobo.

Già si parla di legislative anticipate la prossima primavera, se verrà eletto è probabile che sfratterà Christian Kern, l’attuale Cancelliere socialdemocratico. Nei comizi spesso e volentieri ha detto che con lui all’Hofburg, il Quirinale viennese, “vi stupirete”, facendo il verso all’avversario Alexander Van der Bellen che invita gli elettori a sceglierlo, “Wählen! Nicht wundern” (vota!, non stupirti) e a ragionare “invece di dare ascolto agli estremisti”, tirando in ballo Freud.

Hofer coi giornalisti stranieri nega di voler far uscire l’Austria dall’Unione europea, però ha sempre alluso a Brexit per cementare consenso, tant’è che Van der Bellen è stato costretto a ribattere con “Gemeinsam Stärker” (Insieme più forti), per dire “nein zum Öxit”, no all’Austriaexit…

Quanto al futuro, Hofer ha annunciato una sterzata decisa della politica estera verso i Paesi dell’est, a cominciare dall’Ungheria di Viktor Orban, e poi la Repubblica Ceca, la Polonia, la Slovacchia. E la Russia di Putin. Parlando da presidente che comanda.

Eppure, proprio in quest’Austria profonda che smesso d’essere Felix, non sempre è stato così. A Villach, due passi dalla frontiera italiana e da quella slovena, per decenni si è coltivato il sogno di un’Olimpiade invernale transnazionale, coinvolgendo Tarvisio e Kraniska Gora, distanti pochi chilometri, molto prima che nascesse Schengen e che la Jugoslavia si sbriciolasse.

Il Cio non ha mai visto di buon occhio l’iniziativa, politicamente corretta ma contraria alle regole dei cinque cerchi che vuole sia una sola città ad organizzare i Giochi. Di quel sogno velleitario sopravvivono tracce, sebbene bottegaie: lo slogan “shopping senza confini” sbandierato nei centri commerciali di periferia. I confini li ha eretti la propaganda, sfruttando la crisi dei migranti. E il timore di un’invasione non controllata e non controllabile.

L’estrema destra austriaca ha coniato parole d’ordine identiche a quelle di tutte le altre estreme destre europee: una sintonìa non casuale, quasi parte di un piano destabilizzante contro l’Eu (l’accusa di Van der Bellen). In effetti, da Villach a Lienz, lo slogan più ripetuto dei manifesti di Norbert Hofer è quello di Marina Le Pen, di Matteo Salvini, di Nigel Farage. Cambia il paese: qui suona “Österreich braucht Sicherheit!”, l’Austria ha bisogno di sicurezza: ma nei villaggi e nelle cittadine che ho attraversato le case sono con finestre senza grate, le biciclette sono appoggiate ai muri senza anti-furti, la polizia è quasi invisibile. E la gente è assai cordiale con gli stranieri. Il no ai migranti suona dunque paradossale. Anche perché l’Austria ha molto accolto, anzi, in percentuale ha più immigrati che in Germania. Però qualcuno ha riacceso l’atavica paura dei turchi, s’invoca “l’amore per la patria/no ai marocchini ladri”, persino “la tua patria ha bisogno di te adesso”; non senza un inquietante risveglio dell’antisemitismo. Vincesse Hofer, per la prima volta dal 1945 un partito creato da ex nazisti sarebbe alla testa di uno stato europeo. Per questo, negli ultimi giorni, ha rilasciato interviste ai media stranieri per tranquillizzare le allarmate opinioni pubbliche europee. Un déjà vu.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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