L’ecologista Van Bellen si fuma lo xenofobo Hofer Il ri-voto premia il prof europeista (e tabagista): “Sarò il presidente di tutti”

Elezioni Austria 2016 VIENNA

VIENNA. Sono le cinque di una domenica pomeriggio dai colori splendidi e dall’aria fredda, appena sopra lo zero. All’Hofburg, la sede imperiale che oggi ospita la presidenza austriaca, i due candidati hanno già chiara la situazione. I dati sono inequivocabili: una sentenza. In ampio vantaggio, infatti, c’è il professore ecologista Alexander Van der Bellen, che veleggia sopra il 53,6 per cento dei voti. Norbert Hofer, il campione dell’estrema destra nazional-populista è staccato di sette punti. A maggio, nel precedente scrutinio annullato per irregolarità nel voto postale, la differenza tra i due era stata minima, appena 30mila preferenze in più per Van der Bellen.

Stavolta non ci sono dubbi, né si dovrà attendere lo spoglio dei voti postali. Hofer rompe gli indugi. Dalla strada arrivano i clamori festaioli dei supporters di Van der Bellen. Così, l’ingegnere aeronautico che aveva messo in apprensione le cancellerie dell’Unione Europea, piglia il suo smartphone e scrive un tweet e un post sulla sua pagina di Facebook. Otto righe in tutto. E’ un messaggio in cui amaramente ringrazia coloro che hanno creduto in lui: “Cari amici, mi avete aiutato in modo incredibile. Sono infinitamente triste di non esserci riuscito. Avrei voluto prendermi cura della nostra Austria con grande dedizione. Ad Alexander Van der Bellen io auguro successo e invito tutti gli austriaci a unirsi e lavorare insieme. Noi siamo tutti austriaci, a prescindere da quello che abbiamo deciso nell’urna. Lunga vita alla nostra grande patria Austria (testualmente: Es lebe unsere Heimat Österreich).

Così, con signorilità, Hofer esce di scena. Ma non del tutto. Anzi. Poco dopo, alla tv pubblica, annuncia che riprenderà la sua battaglia per le elezioni politiche, previste nel 2018 ma che con ogni probabilità saranno anticipate alla prossima primavera: “Correrò a sostegno di Christian Strache, il leader della Fpö”, il partito austriaco della Libertà, “gli elettori hanno sempre ragione. Invito Van der Bellen a prendersi cura dell’Austria e farò la mia parte per unire il Paese”.

Il settantaduenne neo presidente gli ha subito risposto: “Porgo la mano anche agli elettori di Hofer”, e per far capire che dopo l’estenuante campagna elettorale in cui lui e Hofer si sono sbranati è venuto il momento di abbassare i toni, ha cominciato a stringere platealmente la mano di Hofer davanti alle telecamere e ai giornalisti di mezzo mondo, “vorrei infatti che nei prossimi sei anni del mio mandato la gente dicesse, incontrandomi per strada, in metropolitana o al paese: ‘ecco, è il nostro presidente’ e non solo ‘il presidente’. Devo comunque confessare che speravo di farcela, ma non con questo consenso”. Qualche giornalista gli ha chiesto del referendum italiano: “Spero che Renzi ce la faccia...”. Ma si vedeva che non era affatto la sua preoccupazione, “fin dall’inizio ho combattuto a favore di un’Austria europeista e per quei vecchi e mai tramontati valori che si chiamano libertà, eguaglianza, solidarietà”.

Di fronte all’incubo di un’Austria in mano a populisti e neonazisti e ad un futuro zeppo di incognite, gli austriaci (l’affluenza è stata del 73,9 per cento, in aumento rispetto al 72,65 per cento dello scorso maggio) alla fine hanno scelto di votare seguendo la “voce della ragione” (Stimme der Vernunft), come suggeriva Van der Bellen. Che di colpo è diventato una sorta di paladino della democrazia contro il populismo e le destre più becere. Donald Tusk, presidente del consiglio europeo, glielo ha scritto: “In un momento in cui ci troviamo di fronte a molte difficili sfide, il contributo costruttivo e continuativo dell'Austria nel trovare soluzioni comuni europee e nel mantenere la nostra unità europea è essenziale”. Gli ha fatto eco Pierre Moscovici, commissario per gli Affari Economici: “Il populismo non è inevitabile, l’estrema destra non è irresistibile”, e così via, un coro di commenti soddisfatti che si possono condensare nella chiosa di Frank-Walter Steinmeier, ministro degli Esteri tedesco: “L’intera Europa ha tirato un sospiro di sollievo” e di Martin Schulz, il presidente del Parlamento europeo: “La vittoria di Van der Bellen è una sconfitta pesante per il nazionalismo ed il populismo retrogrado ed antieuropeo”. Illusi dai sondaggi che sino a sabato davano in vantaggio Hofer o, al peggio, un testa a testa, i leader delle estreme destre hanno mostrato buon viso a cattiva sorte: “Felicitazioni al Partito della Libertà che si è battuto con coraggio”, ha twittato l’astuta Marine Le Pen, “le prossime legislative saranno quelle della loro vittoria”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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