Il voto postale, secondo rush finale per l’Austria infelix Domani - La ripetizione delle elezioni per scegliere tra Hofer (ultranazionalista e favorito) e Van der Bellen (Verdi)

Elezioni Austria 2016 Klagenfurt

Pigliando l’uscita autostradale di Klagenfurt nord, lungo il tragitto verso il centro s’incrociano i pannelli luminosi della campagna elettorale di Norbert Hofer, che vuol essere il “presidente di tutti, anche di quelli che non mi voteranno”, come ha sottolineato durante il suo ultimo comizio giovedì alle 10 e 30 nella sontuosa Festsaal della Borsa di Vienna, per rassicurare gli inquieti operatori finanziari austriaci mica tanto fiduciosi sul futuro del Paese, dinanzi alle incognite di una presa del potere da parte dei populisti e dell’estrema destra: non a caso venerdì la Borsa ha chiuso in rosso, con un calo dello 0,9 per cento. Come dire: per adesso stiamo a guardare, però…

Sui manifesti il voto affabile e sorridente di Hofer sovrasta la promessa scritta in caratteri cubitali: “Für Österreich mit Herz und Seele”. Per l’Austria col cuore e l’anima. E sotto, un’aggiunta fatidica: “So wahr mir Gott helfe”, la formula di un giuramento sacro, che Dio mi aiuti, diremmo noi italiani.

Il tema del giorno della Kleine Zeitung, nell’edizione locale, però è centrato su una lunga corrispondenza da Roma: “Renzi grosses finale”. Superfluo tradurre. Va semmai interpretato: mal comune mezzo gaudio. Infatti, ieri pomeriggio Radio Carinzia è ritornata sull’argomento: parlando del ballottaggio presidenziale austriaco del 4 dicembre, ripetizione del voto del 22 maggio – annullato per negligenza nello spoglio degli scrutini soprattutto del voto postale – ha ricordato il contemporaneo referendum italiano, il virulento scontro politico tra Renzi e il fronte variegato del “No” a cui si è aggiunto Berlusconi.

È la sindrome Trump. Il contagio illiberale. La paura di uno smottamento politico epocale europeo. Il nostro scrutinio, hanno spiegato quelli della radio, è oscurato da quello italiano, ma le preoccupazioni sono identiche.

Dovessero vincere i No in Italia e Norbert Hofer, il candidato della destra populista, sarebbe una sconfitta non solo per Renzi e l’ecologista indipendente Alexander Van der Bellen, il rivale di Hofer appoggiato dall’establishment austriaco, ma soprattutto di Bruxelles. E, indirettamente, della Germania che vuole dettar legge nella Ue. D’altra parte, i sondaggi – sempre che siano attendibili – danno favoriti sia i no in Italia che Hofer in Austria: una coincidenza?

Per gli scommettitori, barometro non solo delle contese sportive ma di quelle politiche, il favorito è Hofer. Giovedì le quote dei totalizzatori austriaci lo davano a 1,50, con Van der Bellen a 2,40. Ieri c’è stato un leggero (ma quanto significativo?) aggiustamento: Hofer è andato a 1,60, Van der Bellen a 2,30. È probabile che abbia influito l’accanito dibattito televisivo di giovedì tra i due candidati, in cui Hofer ha usato un linguaggio piuttosto spregiudicato, come ha spiegato l’affascinante linguista Elisabeth Wehling, mentre Van der Bellen ha cercato di smascherare l’avversario, svelandone le intenzioni sovversive. L’uno e l’altro, secondo la Wehling, però, hanno collezionato errori, due “molto grossi”. Entrambi hanno utilizzato “un consapevole linguaggio del corpo”. Insomma, recitavano la loro parte. Ma rispetto alla degenerazione dialettica dei politici italiani, roba all’acqua di rose.

Van der Bellen ha azzardato un “lei gioca col fuoco” a proposito del progetto di una “Oexit”, ossia di un’uscita dell’Austria dall’Ue nel caso che la Turchia vi aderisca o per un eccessivo centralismo di Bruxelles. Hofer gli ha rinfacciato d’essere “bugiardo” e di aver messo in pericolo le relazioni con Washington per avere criticato Trump, che è ovviamente il suo mentore, così come lo è Putin: le sue coordinate internazionali. E si è premurato di dire che comunque le sue intenzioni non sono quelle di distruggere l’Europa ma di riformarla. tesi che non convince gli avversari dei populisti. Il presidente uscente Heinz Fischer (socialdemocratico, ha lasciato la carica l’8 luglio) nel suo saggio Eine Wortmeldung, “Una parola”, sostiene infatti che uno come Hofer è un pericolo per la democrazia. Lo sostiene pure Gertrude, 93 anni, scampata ad Auschwitz: il 24 novembre ha postato su Facebook un appello. Ha sollecitato i compatrioti a ricordare che le radici della destra populista di Hofer affondano nel neonazismo. Nella xenofobia. In un passato di vergogna.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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