Austria al trentenne centrista

Elezioni Austria 2016 VIENNA

VIENNA. Ha vinto la Kurzmania, ma non troppo: il trentunenne scalpitante Sebastian Kurz, capo della diplomazia austriaca nonché leader dell’OeVP, il partito popolare, ha ottenuto nelle legislative di ieri, secondo gli exit poll, il 31,6 per cento dei voti, meno tuttavia del 33 che i sondaggi gli avevano attribuito. “Una vittoria storica, il popolo vuole cambiare il Paese”, ha dichiarato euforico Kurz. Sarà il prossimo cancelliere, il più giovane capo di governo dell’Occidente? Dovrebbe, potrebbe. Ma con chi governerà? Avendo annunciato il “Vero Cambiamento” - la fine della Proporzystem, il sistema di spartizione che ha dominato gli ultimi decenni della vita politica austriaca, ossia l’alternanza di potere tra i socialdemocratici e i popolari (chiamata come in Germania Grosse Koalition) - non gli resta che stringere un patto di ferro con l’ultra destra dell’Fpö guidato dal fumantino Heinz-Christian Stracher, il liberal-nazionalista considerato l’erede di Haider. C’è però un dettaglio politicamente significativo: questo ex-odontotecnico di 48 anni con militanza giovanile neonazista ha preso il 26 per cento, ma non ha superato i socialdemocratici (26,9%) guidati dal cancelliere uscente Christian Kern. Il che complica le cose. L’estrema destra populista, al grido di “Austria sempre”, si è già candidata a governare coi popolari, e Kurz avrebbe offerto a Norbert Hofer la presidenza del Parlamento (quasi un risarcimento dopo la recente sconfitta per la presidenza della Repubblica...). Però, c’è anche un’opzione B: i populisti di Stracher potrebbero allearsi addirittura con la sinistra del cancelliere Kerz, del resto sono due anni che tale eresia politica funziona nel Burgerland, dicono con “reciproca soddisfazione”. Insomma, i valzer per le alchimie di governo sono soltanto all’inizio. Determinante, il conteggio definitivo dei seggi in Parlamento e i patti sottobanco.

Rimane il fatto che queste elezioni amministrative annunciate come “cruciali” e seguite con apprensione da tutta Europa, hanno confermato la svolta a destra (con un forte olezzo di populismo ed euroscetticismo) e il ridimensionamento del centro sinistra (con un crollo dei Verdi che rischiano di non entrare in Parlamento). Resteranno tracce purtroppo socialmente indelebili. Perché le urne del bel Danubio blu hanno decretato il trasversale no “all’invasione” dei profughi (quasi due terzi degli elettori vuole le frontiere controllate) e la conferma di una forte islamofobia. Ha vinto cioè l’egoismo di un popolo ricco (il reddito pro capite degli 8,7 milioni austriaci è di 40420 Euro) e di un Paese che può vantare una situazione prossima al pieno impiego (il tasso di disoccupazione segna appena il 5,4 per cento) ma che non vuole le quote di migranti stabilite dall’Unione Europea.

Ha speranza Stracher di diventare vice cancelliere e di dare una forte sterzata a destra al suo paese? Tutto dipende da Kurz che è molto sensibile agli umori della gente. A Vienna lo considerano un Wunderwuzzi, un “enfant prodige” della politica: a 24 anni era già sottosegretario (si occupava di integrazione degli immigrati), a 26 deputato, a 27 ministro degli Esteri. Si è impadronito del vecchio partito conservatore-cristiano sei mesi fa. E subito lo ha svecchiato, trasformandolo in una sorta di La République EnMarche!, il movimento macroniano che ha sbaragliato in Francia i partiti tradizionali. Intendiamoci, ne ha imitato il modello, non i contenuti politici: Kurz, infatti, si oppone all’allargamento automatica della zona Euro, alla creazione di un ministro europeo delle finanze e, soprattutto, al progetto di una ridistribuzione equa delle quote gestite da Bruxelles. Anzi, a dire il vero Kurz, durante tutta la campagna elettorale, ha evitato abilmente di affrontare la questione dell’Ue. Quanto a Stracher, il rischio è che con lui Vienna aderisca al gruppo dei Quattro di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca). Tutto dipende dall’usura. Non del tempo. Ma della Grosse Koalition.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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