Dirk Jeerd Hamer Da luminare a stregone: la folle vita del dr. Hamer “Nuova medicina”, Le patologie nascono da traumi emotivi, quindi non si curano: queste assurde teorie continuano a uccidere

Storie

In principio fu l’isola di Cavallo, in Corsica, negli anni Settanta paradiso esclusivo per vacanzieri miliardari e per faccendieri gaudenti. Dove, nell’estate del 1978 arriva lo yacht del principe Vittorio Emanuele di Savoia, con la bella moglie Marina Doria. Li aspettano la solita allegra brigata d’amici. Come Nicky Pende, noto playboy e figlio di un ricchissimo medico di Roma, che ha ormeggiato il panfilo “Coke” al largo del porticciolo.

La notte del 18 agosto il destino intreccia le sue oscure trame. E’ l’ora di cena. Qualcuno piglia il gommone tender di Vittorio Emanuele per andare a terra, senza chiedergli il permesso. Il principe s’infuria, complice una sbronza. Forse è anche geloso delle attenzioni di Nicky verso Marina. Scende sottoponte e ne riemerge armato di fucile. Pretende spiegazioni dai proprietari del “Coke”. Scoppia una zuffa. Vittorio Emanuele spara un colpo per intimorire Pende. Nicky gli si avventa addosso. Il principe preme ancora il grilletto. Colpisce ad una gamba un giovanotto tedesco che si trovava sulla coperta di un’imbarcazione vicina.

Il ragazzo si chiama Dirk Jeerd Hamer, non ha ancora vent’anni. E’ amico dei Pende, è lì assieme alla sorella Birgit, miss Germania 1976, candidata a miss Universo. Dopo il ferimento, Dirk verrà trasportato in Germania e ricoverato all’ospedale di Heilderberg. Nel tentativo di salvarlo, gli amputano la gamba. Morirà il 7 dicembre. L’inchiesta fu confusa, il processo di Parigi (dicembre 1991), si concluse con una irrisoria condanna. La Chambre d’accusation, infatti, assolse dall’accusa di omicidio preterintenzionale Vittorio Emanuele, comminando solo 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d’arma da fuoco.

Dirk era figlio di Ryke Geer Hamer, il controverso teorico della “Nuova Medicina Germanica”: quella che associa la genesi di ogni patologia a traumi o conflitti psicologici non risolti. Quella che nega la terapia del dolore. Che vieta la chemioterapia, proponendo trattamenti “naturali” e non invasivi per la cura del cancro. Che predica il predominio della psiche su salute e malattie. Che fa leva sulla sfiducia nella medicina, sulla rabbia contro “Big Pharma”, sui pregiudizi nei confronti dei farmaci. Idee veicolate pericolosamente dal web, senza seri riscontri statistici. Purtroppo, le terapie alternative ammazzano. Come abbiamo visto di recente. La diciottenne leucemica Eleonora poteva essere curata e invece i genitori, seguaci di Hamer, non hanno voluto, preferendo la vitamina C. O la donna di 34 anni con tumore al seno, operata quattro anni fa, morta per avere rifiutato la chemio: si era affidata, seguendo il metodo Hamer, a impacchi di ricotta e decotti di ortica.

Hamer oggi ha 81 anni. Si è laureato in teologia evangelica nel 1957, all’università di Erlangen. Quattro anni dopo, ottiene la laurea in medicina all’ateneo di Marburgo, una delle cinque “città universitarie classiche” della Germania. Stranamente, nella biografia (sul sito italiano della Nuova Medicina Germanica) si omette il dettaglio significativo che Hamer scelse prima dei bisturi lo studio di Dio. Dopo la pratica presso le cliniche universitarie di Tubinger e Heidelberg, nel febbraio del 1972 si specializza in medicina interna e diventa primario di ginecologia alla clinica oncologica universitaria di Monaco. Nel frattempo, inventa lo scalpello a taglio atraumatico utilizzato in chirurgia plastica, con lama venti volte più sottile di quella di un rasoio; elabora una sega speciale per ossa, un lettino da massaggio automodellante, un apparecchio per la transcutanea del siero. I brevetti gli rendono parecchio. Così, nel 1976, si trasferisce in Italia con la famiglia, per curare gratis “i malati nei quartieri più poveri”. Due anni dopo, la tragedia.

Lo choc, secondo Hamer, è tale da causargli il cancro a un testicolo. Glielo asportano chirurgicamente. Lui elabora la malattia come conseguenza diretta del trauma subìto per la morte di Dirk. Chiede ai suoi pazienti se anch’essi abbiano vissuto un avvenimento terribile: scopre “che tutti, in effetti, avevano subìto un evento traumatico prima di ammalarsi”. Nell’ottobre del 1981 vuole rendere pubblica la sua scoperta ad un simposio. L’ha battezzata Dhs, “sindrome di Dirk Hamer”. Il direttore della clinica gli pone un aut aut: o rinneghi la scoperta o te ne vai. Non rinnega. Presenta la sua ricerca sulla correlazione tra psiche e cancro, secondo la quale tutte le malattie sarebbero causate da conflitti biologici, alle università di Tubingen e Heidelberg. Respinto. Nel 1983 perde l’abilitazione. Nel 1986 è radiato dall’ordine per omessa assistenza medica. Nel 1990 fonda in Austria la “Clinica per una Nuova Medicina”. Cinque anni dopo le autorità austriache gliela chiudono. Le condanne si susseguono. In Austria, per calunnia. In Germania, per avere ingessato un ragazzo con tumore al ginocchio, gamba che è poi stata amputata. Nel 1997 lo arrestano a Colonia: pratica abusiva, 19 mesi. Ne sconta 12. In Francia, gli affibbiano in contumacia 18 mesi, non solo perché continua a fare il medico, ma anche per non assistenza e truffa. Nel 2004 lo arrestano in Spagna, per estradarlo in Francia: becca tre anni, esce tre mesi prima, nel febbraio del 2006. Scampa a un nuovo arresto nel 2007, due procure tedesche hanno spiccato un mandato d’arresto per istigazione all’odio fra i popoli. Sostiene, l’ineffabile Hamer, che le cinque leggi biologiche fulcro della sua teoria, sono boicottate da un complotto mondiale massonico-giudaico: “Gli ebrei sono gli unici ad applicare la medicina germanica e sopravvivono quasi tutti, mentre miliardi di pazienti non ebrei sono macellati a morte. Odio queste persone. Per me sono assassini di massa”. Nemici della verità. La sua.

Da sei anni consuma l’esilio in Norvegia, a Sandefjord dove c’è sempre un viavai di malati che si affidano a lui come a un taumaturgo. Peccato che il locale tribunale civile abbia rigettato il ricorso per la riabilitazione professionale: “E’ inadatto a praticare la medicina, sulla base di un comportamento irresponsabile” ha motivato la giudice Charlotte Fladmark. Non sa che sulla cassetta della posta di casa Hamer, in Sandkollveien, si legge “Dr. Med. Ryke Geerd Hamer”, “rettore dell’università Nuova Medicina Germanica di Sandefjord”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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