“Siete colpevoli”. La famiglia punta il dito sul governo

Daphne Caruana Malta

MALTA. Undici anni fa qualcuno cercò di bruciare l’abitazione di Daphne Caruana Galizia, appiccando il fuoco a dei copertoni appoggiati all’ingresso di casa. Daphne e i suoi se la cavarono. Le indagini non approdarono a nulla. In quel caso, si trattava probabilmente di maltesi. Nel 2006 era stato il turno dell’auto a bruciare: la causa, si disse allora, era per un’inchiesta sulla corruzione locale. Nel 2013 era stata arrestata. I potenti di Malta non la volevano tra i piedi: le impedivano persino di partecipare alle cerimonie di governo. Lei aveva svelato gli intrallazzi coi russi, i traffici di denaro con gli azeri (ci pensava la moglie Michelle), o gli affari coi libici. La Valletta era diventata un covo di spie e di strani incroci (immigrati, petrolio off shore). Non solo paradiso fiscale (il favorito degli italiani) e comodo riparo per i business “canaglia”, ma qualcosa di più e di profondamente diverso. Difficile pensare che chi ha organizzato l’attentato a Daphne, abbia lasciato tracce, salvo quelle dell’esplosivo utilizzato e del telecomando che l’ha innescato. L’auto era a nolo, Daphe la cambiava sovente, per sicurezza. Non le è servito. Ed è impossibile capire quando la bomba è stata piazzata (un testimone ha parlato di due esplosioni, una debole e una più forte: l’ordigno e il serbatoio).

Spesso Daphne denunciava le carenze e le omissioni degli inquirenti, dal dicembre del 2012 al settembre del 2016, scrisse, c’erano stati 11 casi di omicidi insoluti, per non parlare di certi insabbiamenti sulle sue denunce di corruzione. Perciò, “non ci illudiamo, il suo sarà il dodicesimo delitto senza mandanti, senza killer”, dicono i familiari della giornalista. Nessuno di loro si illude su come saranno condotte le indagini. In un clima di veleni e sospetti, hanno cominciato a far battaglia, presentando un ricorso di dodici pagine per ricusare la giudice Consuelo Scerri Herrera, il magistrato a cui era stata affidata l’inchiesta: “Non ci fidiamo di lei”, hanno scritto Peter, Matthew, Andrew e Paul Caruana Galizia, spiegando nei dettagli come in passato Daphne l’avesse criticata più volte e come la Herrera l’avesse querelata. Diciassette ore dopo l’attentato, la giudice Herrera rinunciava allo scottante incarico che ora è nelle mani del pm Anthony Vella.

Today IamDaphne# scrive il direttore di the Malta Independent online, la testata di cui lei era stata la cronista più intraprendente, “una giornalista iconoclasta, pungente, caustica”. Ma intanto, su Facebook, il sergente della polizia maltese Ramon Mifsud posta un commento ignobile, festeggiando la morte della blogger, messa a tacere per sempre piazzandole una bomba nell’auto. Michael Farrugia, il ministro degli Interni, è costretto a sospenderlo, però soltanto dopo l’ondata d’indignazione che ha scosso l’internet maltese. May she rest in peace, possa riposare in pace, scrivono invece tantissimi nel web, il blog di Daphne (Running Commentary) è seguito da più di 400mila persone, e non morirà con lei perché continuerà a produrlo suo figlio Matthew, come la madre membro dell’ICIJ, il consorzio internazionale dei giornalisti investigativi che hanno scoperchiato con Panama Papers il vaso di Pandora delle evasioni fiscali.

Proprio Matthew si è scagliato contro il governo maltese, “voi siete complici, voi siete i responsabili”, ha scritto su Facebook, rinnovando le accuse di Daphne, Malta è ormai diventata “un’isola mafiosa”, ministeri, polizia e tribunali sono zeppi di “truffatori”, la corruzione dilagante sta snaturando la nostra gente. La stessa polizia nega di avere mai ricevuto due settimane fa dalla Caruana Galizia una denuncia per le minacce di morte. L’avessero ascoltata, forse sarebbe ancora viva, dice Louis Galea, ex ministro degli Interni quando al potere c’era il Partito Nazionalista.

Poteva essere evitato l’assassinio di Daphne? “Non c’è dubbio che sia stato un assassinio con evidenti connotazioni politiche. Daphne aveva parlato più volte del pericolo che stava correndo a causa delle indagini che stava portando avanti. Ha segnalato le minacce a lei e alla sua famiglia. Che protezione le ha assicurato la polizia?”.

Daphne era “un classico caso di persona che necessitava di protezione dello Stato. Lo sapevano tutti quali rischi stava correndo. Lo Stato di Malta, il suo governo, le sue istituzioni avevano il sacro, costituzionale dovere di salvaguardarla”. Il che non è avvenuto. E’ stata abbandonata ai suoi carnefici. Che hanno agito in modo esagerato: per mettere a tacere chiunque avesse voglia di continuare l’opera della Caruana Galizia. Ora tutti la ricordano come la giornalista più brava e coraggiosa, un esempio di libertà e di indipendenza professionale. Però, non ha mai ricevuto né un premio né un attestato dai suoi colleghi maltesi, non dal The Institute of maltese Journalism, né dal The Malta Press Club.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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