L’autobomba: lezione mortale a Daphne

Daphne Caruana Malta

MALTA. “That crook Schembri was in court today, pleading that he is not a crook”, titola la blogger Daphne Caruana Galizia, la giornalista investigativa più famosa e temuta di Malta, il più piccolo Stato membro dell’Unione Europea, ma anche il più sulfureo paradiso fiscale del Mediterraneo. Sono le 14 e 35, la 53enne giornalista ha appena finito di scrivere il suo articolo sulla deposizione in tribunale di Simon Busuttii, leader dell’opposizione, nel processo che vede coinvolto Keith Schembri, capo di gabinetto del premier laburista Joseph Muscat, bersaglio delle inchieste di Daphne sul filone maltese dei Panama Papers. Non immagina Daphne che quello sarà il suo epitaffio.

Dai Malta files (oltre 100mila documenti) era scaturito uno scandalo di presunte tangenti che aveva costretto il premier Muscat ad indire le elezioni anticipate, anche perché nel caso era rimasta implicata sua moglie Michelle. Il 3 giugno, comunque, dopo una turbolenta campagna elettorale, Muscat era riuscito a restare in sella per il rotto della cuffia, ma non era riuscito ad evitare che l’ombra delle mazzette si allungasse ineluttabilmente davanti ai giudici.

Daphne verifica che tutto sia corretto, dà un’ultima occhiata alla sua pagina internet Running Commentary (Daphne Caruana Galizia’s Notebook), e si prepara ad uscire. Abita a Bidnija, un villaggio che si trova nella parte settentrionale di Malta: una zona molto bella, tranquilla, fuori dalle rotte turistiche. Saluta, come sempre, i figli. Ma da qualche giorno è inquieta. Due settimane prima è andata dalla polizia per denunciare che qualcuno l’aveva minacciata di morte. Le sue inchieste avevano scoperchiato il vaso di Pandora dei soldi sporchi di mezzo mondo. Troppi nemici. Temeva soprattutto la vendetta degli azeri, per avere svelato i riciclaggi della nomenklatura di Baku e le complicità con il governo della Valletta.

Daphne monta in macchina, una piccola Peugeot 108, e si immette nella provinciale. Percorre poche centinaia di metri. Poi, un boato tremendo. L’auto salta per aria, finisce in un prato. Un ordigno potentissimo disintegra la vettura, probabilmente innescato a distanza. Alle tre di ieri pomeriggio Daphne Caruana Galizia ha smesso per sempre di dare fastidio ai potenti dell’isola e ai loro amici trafficanti. L’attentato è in puro stile mafioso. Un atto intimidatorio. Un messaggio a chi l’ha aiutata in tutti questi anni. Il primo ad accorrere sul luogo dell’esplosione è uno dei figli. L’auto è ancora in fiamme, sua madre non può più essere salvata.

Chi l’ha uccisa? Di nemici ne aveva a bizzeffe. A Malta tutti conoscono tutto. Lei aveva un rete di amici che l’aiutavano nelle sue indagini. A qualcuno di loro avrà affidato la copia digitale del suo archivio, per sicurezza. Aveva raccontato, per esempio, di un aereo partito dall’Azerbaigian ed atterrato a Malta carico di denaro in contanti. Aveva accusato la moglie di Muscat per avere ricevuto fondi segreti transitati su conti esteri, e che sarebbe stata titolare della compagnia panamense Egrant. Lo stesso Muscat, alla guida del governo dal 2013 e che si era detto pronto a dimettersi se le accuse fossero state provate, ha condannato il “barbaro attacco” e ha assicurato che non si darà pace “fino a che giustizia non sia stata fatta”. Il premier è consapevole che da oggi sarà per lui assai difficile gestire il Paese avendo addosso sospetti tremendi che infatti ha subito voluto rigettare: “Tutti sanno che Caruana Galizia mi ha criticato fortemente sia a livello politico che personale”, ha infatti precisato, “ma nessuna rivalità giustifica una morte del genere”. Avrebbe dovuto meditare sulla frase finale del post pubblicato dalla coraggiosa Daphne mezz’ora prima di saltare per aria: “Ci sono criminali ovunque si guardi adesso, la situazione è disperata”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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