Australia, 4.444 violenze in 60 anni coperte per “proteggere la Chiesa dalla vergogna” 1950-2010 - Nel 2012 il governo ha istitutito una commissione di inchiesta a Melbourne

Chiesa Roma

ROMA. Hotel Quirinale. Sono le due di notte in Italia del 29 febbraio 2016. Si è appena conclusa la testimonianza in videoconferenza del cardinale George Pell richiesta dalla Commissione d’inchiesta che a Ballarat, vicino a Melbourne, sta indagando sui crimini di pedofilia commessi dal clero. Pell ha dichiarato che la “Chiesa ha commesso enormi errori, ma sta lavorando per rimediare. Ha causato gravi danni in molti luoghi, ha deluso i fedeli”. Dall’Australia gli hanno contestato l’accusa di aver protetto alcuni sacerdoti accusati di pedofilia, colpevoli di abusi commessi su minori negli anni dal 1970 al 1980. Pell ha ammesso: “Non sono qui a difendere l’indifendibile”. Bisognava “proteggere dalla vergogna l’istituzione, la comunità della Chiesa”. Insomma, ragion di Santa Sede. Ma nega di essere a conoscenza dei crimini attribuiti ai preti pedofili che operavano nella diocesi di Ballarat quando lui era viceparroco e assistente del vescovo Ronald Mulkearns. Gli dicono di Gerald Ridsdale, condannato per 138 reati ai danni di 53 vittime: “I suoi spostamenti sono stati una catastrofe”, concorda Pell. Alla deposizione assistono in Australia 14 vittime, tra cui il nipote di Ridsdale che accusa Pell di aver cercato di comprare il suo silenzio. Pure davanti all’albergo Quirinale c’è una rappresentanza delle vittime australiane.

Intanto, Il caso Spotlight vince l’Oscar quale miglior film. E’ un segno dei tempi. Un j’accuse del mondo anglosassone nei confronti di una Chiesa cattolica retriva ed ipocrita. Ripercorre la clamorosa inchiesta condotta tra il 2001 e il 2002 da un team investigativo del Boston Globe che rivelò gli abusi sessuali su minori commessi da una novantina di sacerdoti cattolici, coperti e mai denunciati dalle autorità ecclesiastiche locali. La società civile anglosassone non tollera il silenzio e le connivenze della Chiesa. Vuole far pulizia. Da tutta l’America giungono notizie agghiaccianti: sono crimini odiosi, diffusi. Impuniti. I predatori con la tonaca, li chiamano: l’opinione pubblica vuole scoperchiare questo vergognoso vaso di Pandora.

Pure in Australia ci sono associazioni e reti dei sopravvissuti ai reati sessuali dei sacerdoti che reclamano giustizia. Ma è solo nel 2012 che il governo decide di mettere in piedi una commissione d’inchiesta reale, dopo decenni di pressioni e proteste: i lavori, presieduti dall’avvocato Gall Furness, durano quattro anni. Sono migliaia le testimonianze raccolte. Furness denuncia che 4444 episodi di violenza sono stati segnalati alla Chiesa dal 1950 al 2010 e che il 7 per cento degli autori presunti erano preti. L’età media delle vittime femminili è di 10 anni, dei bimbi 11. Sono maschi il 90 per cento dei 1880 pedofili presunti. E’ in questo contesto di dolorosa constatazione che si accende il faro di luce dello Spotlight australiano. Nell’ottobre del 2016, arriva a Roma dallo Stato di Victoria una delegazione della polizia per interrogare Pell. E ieri, da Melbourne, l’avvocato Ingrid Irwin di due delle persone che hanno denunciato il cardinale, ha confessato che non è stato facile accusare un uomo di così alto rango ecclesiastico, “uno che potrebbe essere considerato come un collaboratore di Dio”. Del resto, la Bbc produce i telefilm di Padre Brown, l’Italia la melassa inetrpretata da Terence Hill.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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