Pell a Singapore fra vacanza e gelati Australia - Il cardinale accusato di abusi su minori, il 26 luglio la prima udienza

Chiesa

È sabato 8 luglio. Gambe accavallate, camicia azzurra, pantaloni bianchi, il settantaseienne cardinale George Pell sta seduto in modo assai rilassato a un tavolino della gelateria Haagen-Dazs di Orchard street. Mica a Sydney. O a Melbourne, dove i giudici del tribunale lo attendono per l’udienza del processo contro di lui giusto fra una settimana, mercoledì 26 luglio. No, le impietose telecamere di Canale 9, immagini poi riprese da SkyNewsAustralia, hanno “pizzicato” il cardinale accusato di abusi sessuali su minori a Singapore, dove il Prefetto (in congedo) per gli Affari Economici del Vaticano ha voluto trascorrere qualche giorno di vacanza in un albergo di lusso, prima di rientrare in Australia. Con Pell, alla gelateria c’è anche un amico. Quando i due lasciano il locale, quelli di Sky lo seguono. I microfoni sensibilissimi della troupe riescono a captare qualche frase.

“Ho appena chiamato mia madre”, dice l’amico a Pell, “lei voleva sapere se sei innocente”.

“Dille che io lo sono”, risponde il cardinale, che si è sempre proclamato innocente e che è certo d’essere assolto dalle infamanti accuse, pigliandosela con i media che avrebbero architettato contro di lui una campagna diffamatoria, una vera e propria “character assassination” (26 giugno, conferenza stampa a Roma).

Lunedì 10 luglio, comunque, Pell è arrivato a Sydney, ma non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. Espletate le formalità doganali, si è infilato in una grossa auto bianca, verosimilmente della curia locale. Giornali e tv non hanno certo risparmiato il ministro dell’Economia vaticana, il numero tre nelle gerarchie della Chiesa. E non hanno dimenticato di ricordare che Pell non è stato presente a ben tre udienze in tribunale, anche se il cardinale aveva giustificato le assenze per un problema cardiaco, e che quindi era stato costretto a rimanere in Italia.

Comunque, la polizia aveva cominciato a indagare su di lui fin dal 2015, quando un uomo sfidò la potente chiesa cattolica australiana e denunciò il cardinale per un abuso subìto all’età di dodici anni (nel periodo in cui Pell era arcivescovo di Melbourne, carica che esercitò dal 1996 al 2001). Da quest’accusa venne assolto. Ma il nuovo processo è più grave: intanto, perché sono almeno quattro le persone che affermano di essere state vittime delle “attenzioni” di Pell; poi, perché le indagini e le testimonianze raccolte si riferiscono a un arco di tempo più lungo, ben 25 anni, ossia dal 1976, quando era sacerdote a Ballart (dove è nato), sino al trasferimento di Roma.

Quello di Pell è il primo – e clamoroso – processo di pedofilia che vede sul banco degli imputati un cardinale di Curia, nonché stretto collaboratore di papa Bergoglio che gli affidò nel 2014 la Segreteria per l’Economia, nonostante i due avessero orientamenti dottrinali e pastorali non convergenti: Pell, infatti, è un “conservatore”, simpatizza per le comunità religiose tradizionaliste, come quella dei Benedettini americani che si sono insediati a Norcia e che frequenta da quando è arrivato a Roma. Lo scandalo ha ridato fiato agli avversari di Pell, e, di riflesso, agli anti Bergoglio, che non hanno digerito di essere stati messi da parte.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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