Sinistrexit Chi prova a dire qualcosa di sinistra poi fallisce nell’urna

Brexit Milano

Sinistrexit, altro che Brexit. La tormenta del referendum sta disintegrando le sinistre europee, accusate di non “ascoltare le ragioni della gente”. Qualcuno usa la parola “popolo”, ma il risultato non cambia: dedicate sempre meno attenzione alle ferite che ci infierisce la crisi economica, è il grido di dolore che si solleva dai delusi delle. Lo tsunami provocato dal referendum di giovedì scorso sta infatti sconvolgendo il Labour party: dimissioni in massa tra i ministri del governo “ombra”, scambi feroci di accuse e recriminazioni tra i dirigenti e gran parte dei militanti, rappresaglie interne all’ordine del giorno. Il leader Jeremy Corbyn, accusato da Tony Blair per avere dato “un sostegno insufficiente alla causa del Remain”, fa sapere con un comunicato che non intende affatto dimettersi e rivendica il “forte mandato” della base. Intanto, però, i sondaggi danno in picchiata i laburisti e le dichiarazioni di dissenso ai vertici del partito si moltiplicano. Il tandem Corbyn-Benn (Hilary, ex responsabile degli Esteri nel governo “ombra”, cacciata dal segretario) si è frantumato, dunque. Confermano i titoli dei giornali: “Il partito laburista è in piena tormenta”. L’hashtag più twittato è “NotinMyName”, non in mio nome...non sai più se si riferisce alla Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea o alle scelte dei capi laburisti.

Il fatto è che Brexit ha scombussolato il potenziale elettorato di sinistra, come ha dimostrato il voto spagnolo di domenica, tre giorni dopo l’esito british. Nonostante la tesi espressa da Ilvio Diamanti che li pronosticava in grande progresso, i Podemos della sinistra radicale sono rimasti sulle posizioni che già avevano (passando da 69 a 71 deputati), mentre il Psoe, il partito socialista, ha perso cinque seggi (ne aveva 90 se ne ritrova 85). I sondaggi sono stati smentiti da...Brexit, indicano gli analisti spagnoli, gli elettori iberici hanno preferito ripiegare sul Partito popolare conservatore che pure aveva promulgato una legge sul lavoro a dir poco impopolare, che aveva imposto pesanti misure d’austerità, che pure era stato squassato in questi ultimi anni da almeno una dozzina di scandali per corruzione. E‘ stato un voto contro l’incertezze post Brexit? O un sussulto patriottico in alternativa alle tentazioni separatiste della Catalogna? Diffidenza nei confronti del referendum di autodeterminazione proposto da Podemos? C’è persino lo zampino di una riforma della costituzione in senso federale che i socialisti vorrebbero e che invece, a quanto pare, fa paura. Insomma, le sinistre non convincono, quindi non vincono. Niente sorpasso, previsto da settimane: al volante c’era Brexit, o meglio, gli spettri evocati da Brexit. Tradotto: sconfitta del professor Pablo Inglesias, il leader di Podemos. Uno schiaffone, quello beccato dal movimento anti-sistema che ha sempre proclamato di voler conquistare il potere per contrastare “i piani insidiosi” della casta oligarchica.

Chi, invece, cerca di sfruttare l’effetto Brexit, sono i socialisti francesi, annegati da brutte percentuali di consenso. Soprattutto François Hollande: vuole approfittare del disorientamento generale, ed apparire come il salvatore dell’Europa, rilanciando l’asse con Angela Merkel e, in subordine, con Matteo Renzi. Peccato che i sentimenti dei francesi nei suoi confronti siano flebili. E che all’interno del partito socialista, c’è chi stia tramando coi socialisti tedeschi per remare contro la Cancelliera. Il che non depone a loro favore. Dimostra, ancora una volta di più, gli intrighi di una classe dirigente di centrosinistra attenta più alle ragioni del potere che alle esigenze dei più deboli.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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