Volkswagen, la decappottabile per farsi perdonare (forse) Il nuovo presidente: “Cambiamenti epocali”

Salone di Ginevra 2016 Ginevra

GINEVRA. Il primo Salone dell’Auto di Ginevra fu inaugurato nel 1905 ed era ancora Belle Epoque. Centoundici anni dopo, sul palcoscenico del Palaexpo ginevrino va in scena un’altra "primizia", stavolta assai cruciale: il primo Salone dell’Auto dopo il Grande Imbroglio della Volkswagen. Il mefitico Dieselgate. Il 18 settembre scorso l’Agenzia Usa per la protezione ambientale rivelò che l’azienda tedesca aveva installato un chip elettronico su alcuni motori diesel in grado di ridurre artificialmente le loro emissioni di ossido d’azoto durante i test di controllo. Il trucco riguardava 11 milioni di vetture in tutto il mondo. Cinque giorni dopo, il presidente del gruppo VW era costretto alle dimissioni. L’immagine del marchio colava a picco. Come i conti, poiché si prospettava una multa record da decine di miliardi di dollari.

Sul mondo dell’auto si riversava un’ondata di diffidenza. Come quella che si ha nei confronti dei “bugiardini” farmaceutici, le indicazioni contenute nelle confezioni dei medicinali. I costruttori automobilistici si sentono nel mirino: come evitare l’effetto contagio? Il grande pubblico aveva scoperto che raramente le vetture diesel rispettano le norme anti inquinamento in condizioni di mobilità reale, bisognava recuperare la fiducia dell'opinione pubblica. Puntando sull’innovazione e perfezionando la sicurezza. Mostrando tutto l’arsenale tecnologico e creativo di un settore industriale messo a dura prova non soltanto dallo scandalo VW, ma soprattutto dalla crisi globale che aveva falcidiato quote di mercato. Lo scandalo rischiava di compromettere il buon momento dell'auto: nonostante tutto, il 2015 si chiudeva positivamente, con una crescita del 9,3 per cento. La grande paura era scacciata.

In questo senso, si capisce quanto sia importante il Salone di Ginevra del 2016. Mai come stavolta, infatti, le case affrontano la "vetrina" impegnandosi con ventagli di novità da far paura. Perché sanno che sul palcoscenico di Ginevra si gioca “la partita del futuro” (frase password). Il calendario è fitto di eventi: i 200 espositori presentano 130 anteprime, di cui 88 novità assolute, addirittura la Fiat ne sventola tre in un colpo solo, senza contare Alfa Romeo, Abarth, Maserati, Ferrari e Chrysler, “per il gruppo Fiat Chrysler Automobiles il Salone di Ginevra sarà il più importante degli ultimi dodici anni”, ha detto con enfasi Sergio Marchionne. Il made in Italy vuole tornare protagonista. Insomma, un motorshow di straordinaria intensità. E di altrettanta ambizione.

Nonostante questi bagliori, il Dopo Imbroglio rimane una macchia oscura. Incombe sull’esposizione che si è aperta giovedì 3 marzo e si chiuderà domenica 13 marzo: tanto che il nuovo presidente Volkswagen, lo stoico Matthias Müller, è costretto a sfibranti interviste per promettere virate epocali. Con orgoglio, rivendica la fine di un brutto periodo, dopo sacrifici immensi, dopo aver riveduto strategie e reimpostato gli investimenti. E’ finito il tempo delle scuse, sembra essere il messaggio aziendale, adesso è il momento del riscatto. La sua azienda “vuole diventare un’impresa migliore”, dice Müller a Le Monde, “il gruppo è sano e dispone di basi finanziarie molto solide per superare la crisi”. All’Economist azzarda: “Ci saranno cambiamenti monumentali”. Parla al mondo, però è a Berlino che si rivolge, perché su Volkswagen grava l’enorme colpa d’avere svergognato il probo “sistema Germania”, in un momento politicamente assai delicato: la crisi dei migranti, il conflitto con la Grecia, le accuse ai tedeschi di voler egemonizzare economicamente l’Unione Europea, “senti da chi viene la predica”...

L’automobile vuole dimenticare la crisi. Mostra fiducia, ma l’abbina alla prudenza. Al solito, gli occhi e il cuore lo rubano le supercar, ecco la Ferrari GTC4Lusso, aggettivo che dilaga, e il lessico di questo Salone miscela lusso a restyling, rispolvera definizioni classiche come la sempiterna Gran Turismo, c’è infatti la McLaren 570GT dal tetto ridisegnato (il modello deriva dalla McLaren 570S) e da un bagagliaio finalmente accettabile. C’è la grintosa Abarth 124 Spider, una due posti arrembante. C’è la mostruosa Koenigsegg Regera, da 1500 cavalli e 2000 di newtonmetro di coppia, roba da decollo. Il costruttore svedese non ha ancora stabilito il prezzo. L’accelerazione è da astronauti: da 0 a 100 chilometri in 2,8 secondi. A 300 all’ora si arriva in 10,9 secondi, da 0 a 400 in 20. Tali prestazioni sono possibili in virtù fi una elevata potenza sviluppata dalla propulsione ibrida composta da un motore V8 da 5 litri abbinato a tre motori elettrici, collegati alla trasmissione speciale Direct drive.

Volkswagen vuole farsi perdonare dai suoi clienti esibendo un Suv decapottabile di color gialloverde, di dimensioni contenute, quello che nel gergo attuale delle quattroruote si chiama crossover, un 4x4 dal look importante, ruote grandi che alzano la carrozzeria e d’altra parte, quella del colosso tedesco è una strizzatina d’occhi ad un segmento di mercato assai pesante, che vale il 22,5 per cento del mercato europeo: si chiama T-Cross Breeze questo Suv cabriolet destinato a grandi numeri. Mentre quello della Maserati battezzato Levante, irrompe nell’arcigno reame dei Suv lussuosi, prodotto a Mirafiori. Per la serie mozioni del cuore. E della nostalgia.

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