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Salone di Ginevra 2016 GINEVRA

GINEVRA. Dimenticare Dieselgate: emission impossible. A meno che non si opti per l’ecologicamente corretto (e costoso): “Venghino, siori e siore! Green car! Green car!”, gridano i venditori di auto elettriche ed ibride, anzi hybrid. Che però non sono tante come si sperava, il mercato è diffidente. E i portafogli ancor di più. L’innovazione ha un prezzo. Però, com’è carina la E-Mehari Citroen tutta in plastica - come quella del 1968 - batterie al litio che raggiunge i 110 all’ora e ha un’autonomia “minima”di 100 chilometri se vai a tavoletta e di 200 se stai in città. Venticinquemila euro, più o meno, il costo. Slogan: “Elettrone libero”. Davvero...sessantottino. Fummo giovani, ma non soltanto allora. Bentornata.

Se poi ti dicono, come hanno detto in questi giorni, che nei prossimi cinque anni l’automobile subirà radicali trasformazioni, assai più significative di quelle dell’ultimo mezzo secolo, allora conviene aspettare. E sognare. In questo Salone di Ginevra, infatti, da temere non sono le emissioni intense, ma le emozioni intense. Metti la Porsche, simbolo di lusso, quello buono, cioè non pacchiano. Ti sbatte in faccia una superba 911R, con il pedigree classico: 6 cilindri boxer, motore 4litri da 500 cavalli, cambio manuale a 6 rapporti e trazione posteriore. Destinata a chi ama guidare sul filo del rasoio. Pesa 1370 chili, cinquanta meno del modello che l’ha preceduta (GT3 RS): verrà prodotta solo in 911 esemplari, raffinata scelta industriale che consoliderà il mito.

La Nuova Opel Astra è stata designata vettura dell’anno da 58 giornalisti specializzati, “affronto alla luxury class” perché, recita la pubblicità, “con dotazioni da luxury class” e questo la dice lunga, è il messaggio...veicolato made in Germany. Quello made in Japan è più evoluto. Almeno ad ascoltare Karl Schlicht, responsabile europeo delle vendite del primo produttore mondiale: “Basta con le Toyota noiose!”. Più che un concetto, un concept. La nuova Crossover C-HR della Toyota è di medie dimensioni e ha una forma assai arcuata, sembra uscita da un fumetto della Marvel. Design “schizofrenico”, sistemi di assistenza evoluti. Come la frenata d’emergenza che rileva anche i pedoni, il riconoscimento dei segnali stradali (urca!), l’avviso di superamento di corsia, gli abbaglianti automatici, quanto al cruise control adattivo, beh, è un accessorio già noto. Non è dato sapere se si tratti di optional o di allestimento standard. Il concept Toyota sarà in produzione a fine anno.

Se è vero che il futuro è proiettato su Suv e crossover, osservo che questa tendenza a Ginevra è addirittura esasperata. I 4x4 urbani occupano la ribalta del Salone, segno inconfondibile di successo (e moda): una litania interminabile di modelli e varianti. Le new entry si chiamano Audi Q2, Mercedes GLC coupé, persino la Seat (Ateca9), o la compatta Peugeot 2008 ristilizzata. Altri produttori puntano su profili più filanti (Jaguar, Kia, Skoda, Subaru). Però, la sostanza è sempre la stessa. Le caratteristiche di un Suv sono ormai codificate: struttura alta, frontale dritto, la parte posteriore altrettanto delineata. Guai a tradire tale architettura. Il conformismo è commercialmente trasversale: si adatta a tutti i segmenti di prezzo, e conosce un successo planetario. Chi lo produce, guadagna parecchio: perché non costa molto a fabbricarlo. E‘ un territorio in espansione. Egemonia annunciata.

Annunciata è anche l’auto con pilota automatico. Quella che guida da sola. Infarcita di sensori che la C-HR della Toyota gli fa un baffo. Videocamere. Radar. I prototipi della Google Car hanno già percorso in sei anni più di tre milioni di chilometri, incappando in appena 18 piccoli incidenti. Uno, capitato il 14 febbraio, per colpa degli algoritmi. Diventato argomento trend del Salone di Ginevra. Dell’incidente sappiamo tutto: è successo a Mountain View, non lontano dalla sede di Google in California. Una Lexus automatica procedeva lenta lungo una strada a tre corsie. Arrivata ad un incrocio, per evitare un sacco di sabbia lasciato sulla carreggiata, cambiava corsia. Senza accorgersi dell’autobus che stava sopraggiungendo. Urto. Nessun ferito, solo qualche danno alla carrozzeria della Lexus. Google si è addossata ogni responsabilità. Ma un domani, se la colpa è del sistema d’intelligenza artificiale, chi pagherà i danni? I premi attuali sono basati sulle statistiche dei sinistri “umani”. Di quelli automatici non si ha alcuna idea. Ma il cantiere dell’auto vadasé è già avviato: Audi, Mercedes, Bmw, Toyota, Tesla. Speriamo non si trasformi in autodafé.

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