Il caso Marcinkus

Le vie del denaro sono infinite

Il caso Marcinkus

Introduzione

«Vengo mai a domandar niente a casa sua?» Alfredo Panzini, La lanterna di Diogene

Passammo sotto l'Arco delle Campane, a sinistra della basilica di san Pietro, superando senza alcun intoppo il controllo della gendarmeria e quello delle guardie svizzere: erano venuti a prenderci con una piccola auto blu di servizio del Vaticano davanti al centro pontificio delle conferenze stampa, all'angolo tra via della Conciliazione e piazza Pio XII, non lontano dall'imponente colonnato del Bernini, e questa cortesia ci risparmiò le eventuali noie burocratiche dei lasciapassare. Si voleva che noi entrassimo in Vaticano al riparo da occhi e orecchie indiscreti. Perché la Chiesa cattolica romana non ha mai amato, e non ama, chi mostra troppa indebita curiosità nei confronti delle sue istituzioni, in particolar modo verso quegli impenetrabili organismi finanziari, avvolti da sempre nel mistero (e nel sospetto) più assoluto. E noi eravamo dei potenziali disturbatori. Nel caso del vescovo Paul Casimir Marcinkus nato a Cicero, sobborgo di Chicago, presidente dello Ior, la disinvolta banca del Vaticano che tanta parte aveva avuto nel gigantesco crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, era stato però impossibile mantenere il segreto. Il dissesto aveva raggiunto dimensioni colossali: un miliardo e 287 milioni di dollari ...



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