Salta il Trofeo Topolino. È la paura della “scjihad” Nata nell’Italia del boom, quando lo sci diventò per tutti, la gara sulla neve dei giovani era la fucina dei campioni. In tempi digitali non funziona più e Disney si sfila: “C’è il rischio di attentati”

Cronaca

La Walt Disney pare davvero intenzionata a cancellare il Trofeo Topolino, il mondialito dello sci minorenne. Per chi ama questo sport meraviglioso è una mazzata sentimentale: come se ai golosi della crema di nocciola togliessero la Nutella. Un’atrocità. Dicono che la decisione sia stata presa per ragioni di sicurezza: timore di attentati. Troppi concorrenti. Troppi rischi. Le manifestazioni con più di mille concorrenti - dunque, tutti i Trofei Topolini - secondo la timorosa Disney, sarebbero bersagli potenziali del terrorismo. Perciò, meglio evitare guai: fine dell’avventura. Non importa se le gare siglate Topolino sono entrate nella storia dello sport adolescenziale e ne siano diventate ormai un riferimento imprenscindibile. Viviamo tempi bui. Talvolta scemi. Benvenuti nel secolo delle minacce.

E dello scjihad. Che la Disney abbia avuto informazioni riservate dalla Cia? Che sappia qualcosa a noi ignoto? Per esempio, una disperata strategia della guerra all’infedele condotta per monti, valli e stazioni invernali? Discese e slalom nel mirino dei kamikaze? Baby terroristi all’attacco con scarponi imbottiti d’esplosivo, kalashnikhov al posto delle racchette e kefiah svolazzante in picchiata sull’ultimo schuss? Gatti della neve ponti a saltare per aria in prossimità degli affollati traguardi? Hollywood ci ha abituato, con 007, a palpitanti scene di sciatori killer...

O forse, la verità è un’altra. Più sfumata. Più cinica. In cui la sicurezza è soltanto una scusa. Un’alibi per mollare un business non più remunerativo, o non abbastanza remunerativo. Il Trofeo Topolino ha un ritorno economico in fatto di royalties. Dal punto di vista americano, modesto. Da quello degli organizzatori degli eventi sportivi targati Topolino, non proprio a buon mercato. Aziendalmente, il “ritorno” di immagine probabilmente non è considerato più congruo. Gli investimenti più proficui seguono altre piste che quelle della neve, su pendii digitali e su piattaforme satellitari. Insomma, è una sponsorizzazione che ormai ha fatto il suo tempo.

Il tempo, appunto. Sta tutto qui, il senso della (cattiva) notizia: Topolino è un mito che nello sport è invecchiato. Va pensionato. Del resto, aveva sempre meno a che fare con uno sport giovanile assai simile a quello professionistico. Lo sci dei primi Trofei Topolini - la manifestazione nacque nel 1957 - era festoso, familiare, umano. Allegro. Una sorta di Natale sulla neve, con gara finale. Ed infatti i premi erano coppe e balocchi. Me lo ricorda l’amico Gustav Thoeni, classe 1951. Mitologico innovatore: il “passo spinta” di Thoeni che conquistò quattro Coppe del Mondo di sci alpino, ha rivoluzionato le nostre sciate. Gustav vinse il Trofeo Topolino nel 1965: era già diventato il passaporto dei fuoriclasse sulla neve. Infatti l’elenco dei vincitori è l’albo d’oro dello sci. Ci sono tutti i più forti. Da Ingemar Stenmark a Marc Girardelli, da Benjamin Raich a Jure Kosir, da Pirmin Zurbriggen a Janica Kostelic, da Lindsay Vonn a Tanja Poutiainen, tanto per ricordarne qualcuno. Tranne Alberto Tomba, che si piazzò trentaduesimo nel 1980...ma Alberto, allora, era uno scavezzacollo, faceva disperare il maestro Siorpaes, mentre il fratello maggiore Marco lo batteva regolarmente...

“Quando ho partecipato a quell’edizione del Trofeo, era già diventata una gara molto importante, a livello giovanile e a livello internazionale giovanile. Però, l’atmosfera era quella di una festa. Di uno spettacolo. Vinsi una Coppa e anche un mini go-kart, di quelli che possono girare anche nei corridoi di casa. Funziona ancora: l’hanno usato le mie tre figlie e i miei nove nipotini...per anni e anni ho ricevuto in abbonamento gratuito il giornalino di Topolino”, ricorda Gustav, “era uno dei premi. Su un numero c’erano le mie foto e gli ordini d’arrivo. Ogni anno era così...”.

Sulle quelle piste volteggiava Topolino, la mascotte del Trofeo, il Mickey Mouse del giornalino che voleva dire Walt Disney, e il suo impero dei segni. E del sogno americano (a fumetti) che irrompeva sulla neve bianca e positiva, serpeggiando tra i desideri dei ragazzini. Sci e Topolino diventarono, come si dice oggi, un brand mirato per i giovanissimi. L’idea l’esportò in Italia Rolly Marchi, trentino che adorava le montagne della sua terra, e pure l’America, così generosa in fatto di simboli pop. Il Trofeo Topolino coniugava agonismo montanaro e tendenze cittadine modaiole. Ma anche le prime, sebbene acerbe e qualche volta contradditorie prese di coscienza ambientale: c’era chi cominciava a contestare lo sfruttamento massiccio della montagna (speculazioni immobiliari, impianti di risalita invadenti e inquinanti, la neve artificiale che prosciugava i ghiacciai e i ruscelli). Rolly Marchi ebbe una valida spalle nel suo progetto in Mike Bongiorno, spericolato sci-alpinista. La prima edizione del Trofeo Topolino ebbe luogo a Courmayeur nel febbraio del 1958 (Bongiorno frequentava Cervinia ma apprezzava la lunga pista Internazionale di Courma). L’anno successivo Rolly Marchi riuscì a spostare il Trofeo sul Bondone, la montagna della “sua” Trento. E in Trentino è rimasto sino ad oggi.

Quella del primo Trofeo era l’Italia che faceva boom, e che avrebbe generato il mito della Dolce Vita. Modugno aveva appena cantato nel blu dipinto di blu e gli altoparlanti del Trofeo Topolino l’adottarono subito come colonna sonora. Zeno Colò, una vita lanciata sulla neve, era l’idolo degli sciatorini italiani: che si gettavano in discese a mozzafiato, e che disegnavano slalom d’artista, come Thonei (lo stesso anno vinse pure Stenmark, non a caso tra i due fuoriclasse nacque una rivalità leggendaria). La splendida ed elegante Cortina d’Ampezzo era stata consacrata capitale alpina dalle Olimpiadi Invernali del 1956. Il freddo non era più ostile, ma passatempo. Il gelo ostile era quello della Guerra Fredda. La vacanza d’inverno era il trionfo della borghesia, dei nuovi ricchi, dei già ricchi. Sciare era snob. La settimana bianca, uno status symbol che sarebbe diventato - anche grazie alla popolarità del Trofeo Topolino - consuetudine. Da sci per pochi a sci per tanti. Nel 1970 il Trofeo Topolino si trasformò in Criterium internazionale Giovani Fis (la federazione internazionale dello sci). Cioè, in una sorta di campionato mondiale junior, al punto che negli ultimi anni le nazioni partecipanti erano più di cinquanta, in rappresentanza dei cinque continenti. L’addio della Disney non scoraggia gli organizzatori dell’ormai ex Trofeo Topolino, la competizione cambierà nome, nell’agenda della Fisi (la nostra federazione) l’hanno ribattezzata provvisoriamente Criterium Internazionale Fis Children. Potevano cavarsela meglio: da Trofeo Topolino a Trofeo Topolone. In rispetto del passato, e per incutere rispetto allo scjihad.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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